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Epilessia, non ci deve spaventare

maggio 3, 2010 12:44 pm

Ancora oggi è difficile accettare che il proprio figlio sia soggetto a questo disturbo. Però, ammetterlo è il primo passo verso la diagnosi e la cura. Perché vivere meglio è possibile. È nota fin dai tempi più antichi. Se ne parla nella Bibbia, la conoscevano i Greci e gli antichi Romani. L’epilessia fu denominata “morbo…

Ancora oggi è difficile accettare che il proprio figlio sia soggetto a questo disturbo. Però, ammetterlo è il primo passo verso la diagnosi e la cura. Perché vivere meglio è possibile.

È nota fin dai tempi più antichi. Se ne parla nella Bibbia, la conoscevano i Greci e gli antichi Romani. L’epilessia fu denominata “morbo sacro” per le sue manifestazioni eclatanti, che in mancanza di argomentazioni mediche, inducevano a pensare che una persona fosse in contatto con il divino. Nella storia, sono in tanti ad averne sofferto: Alessandro Magno, Giulio Cesare, Giovanna D’Arco, Napoleone, Dostoewski, Paganini, Van Gogh erano soggetti ad attacchi epilettici e non per questo furono condizionati nella vita, nelle decisioni e nelle capacità creative. Oggi, solo in Italia, oltre 500.000 persone hanno problemi di epilessia. Tra queste ci sono anche bambini. Sospettare e poi scoprire che il proprio figlio ne è soggetto può non essere facile, ma la diagnosi permette di affrontare il problema e di condurre una vita assolutamente normale.

Quando i neuroni funzionano troppo
Nelle persone con epilessia, il sistema nervoso funziona più del necessario, provocando la crisi che può essere paragonata alle interferenze nel corretto funzionamento di un’apparecchiatura elettronica, come le “scariche” di una radio o di una televisione. Questa scarica eccessiva può restare limitata ad un gruppo di cellule del cervello, oppure interessare inizialmente solo un gruppo di neuroni e, in seguito, diffondersi agli altri. Altre volte, invece, può coinvolgere fin dall’inizio e contemporaneamente tutte le cellule del cervello. A seconda delle aree in cui si presenta il disturbo, sono diverse la manifestazioni esterne. Le crisi epilettiche possono essere una conseguenza di una predisposizione genetica o una lesione al cervello. Nel primo caso, non esistono sintomi oltre alle crisi e non c’è una causa precisa: il fattore può essere genetico, nel caso in cui all’interno di una famiglia ci siano altre persone che sono state soggette a queste crisi. Queste forme di epilessia sono tipiche dell’infanzia, rispondono bene alla cura e spesso guariscono completamente prima dell’età adulta. Le altre epilessie sono invece dovute a una lesione, a una “cicatrice” cerebrale causata da un trauma subito dal cervello prima, durante o dopo la nascita, oppure a una neoplasia, a una malformazione o vasculopatie cerebrali. Dopo la crisi, le cellule cerebrali riprendono il loro normale funzionamento e la persona non presenta alcun segno di quanto è successo.

Tanti aspetti dello stesso disturbo
Esistono varie classificazioni di epilessia. Nella Crisi focale o parziale la scarica elettrica rimane confinata a un solo gruppo di cellule. Se le cellule coinvolte sono quelle che interessano i movimenti, si hanno irrigidimento e scosse. Nel caso venga interessata una zona che regola le funzioni degli occhi, si verificano disturbi visivi, come perdita temporanea della vista e allucinazioni. Se vengono toccati i centri del gusto o dell’odorato, compaiono alterazioni del gusto o dell’olfatto. La crisi parziale con generalizzazione secondaria si manifesta quando il “corto circuito”, dopo aver interessato un ristretto gruppo di cellule, si diffonde a tutto l’encefalo. In questo modo, oltre ai disturbi locali, seguono manifestazioni più globali, come la perdita della conoscenza. La crisi generalizzata compare quando tutte le cellule cerebrali sono coinvolte nel corto circuito. La crisi tonico-clonica, o convulsiva, detta anche crisi Grande Male, ha manifestazioni motorie e completa perdita di conoscenza. La persona cade a terra, si scuote, perde saliva dalla bocca, poi passa in uno stato di pesante assopimento o di confusione. Le Assenze, o crisi denominate “Piccolo male”, possono manifestarsi come semplice perdita della conoscenza totale o con una organizzazione più complessa, come, per esempio, esempio ridotto stato di vigilanza senza perdita dei sensi o sensazioni percettive anomale e possono ripetersi numerose volte al giorno. Il Piccolo male mioclonico è associato a scosse localizzate agli arti superiori, ma la persona resta cosciente. Le più recenti ricerche classificano come forme di epilessia meno evidenti anche disturbi come improvvise cadute del bambino o scarabocchi sul foglio mentre il bambino sta scrivendo, dovuti alla perdita di coscienza per pochi istanti. Queste forme meno serie sono paradossalmente quelle che possono incidere di più sulla serenità di un bambino perché le manifestazioni vengono sottovalutate e i sintomi non sono affrontati.

Le terapie per affrontare il problema
Esistono forme di epilessia primaria che iniziano nell’infanzia, di norma tra i 2 e 14 anni e che si risolvono spontaneamente con la crescita, quindi vanno curate per periodi limitati. I farmaci non guariscono in modo definitivo, ma possono controllare le crisi. Si usano medicinali chiamati antiepilettici con il compito di bloccare la tendenza delle cellule cerebrali a produrre scariche elettriche anomale. Da qualche anno è disponibile anche in Italia un nuovo medicinale contro l’epilessia, di zonisamide, in grado di agire anche nei pazienti in cui la cura con altri farmaci è risultata insoddisfacente. Nel caso dell’epilessia focale o parziale, si può intervenire chirurgicamente sulla zona del cervello da cui prende inizio la crisi.

In rete:
Sito della LICE (Lega Italiana Contro l’Epilessia)
Sito dell’AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia)

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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