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Transgender: l’endocrinologia può essere di aiuto

settembre 14, 2018 10:00 am

La formazione degli Endocrinologi non è ancora pronta ad affrontare il lavoro sui ragazzi transgender, infatti, sono troppi coloro che non hanno ricevuto la formazione specifica

I risultati di un’indagine condotta dal Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism e riportati da Medscape Medical News nel 2017 hanno evidenziato che quasi l’80% degli endocrinologi ha trattato una persona transgender ma la stessa percentuale, l’80,6% non ha mai ricevuto una formazione formale per la cura di questi ragazzi. Altri studi, presentati al meeting delle Società Accademiche Pediatriche del 2018 sull’uso dei servizi di assistenza ai transgender negli Stati Uniti, riflettono la necessità di formare i pediatri per prendersi cura delle esigenze specifiche di questa popolazione. Un ulteriore sondaggio, del Children’s Hospital di Philadelphia ha rilevato che i pediatri di base hanno una scarsa conoscenza delle linee guida attuali e solo la metà erano a conoscenza di quando prescrivere i farmaci che intervengo sulla pubertà. Il secondo studio dello stesso gruppo di ricerca ha rilevato che tra il 2010 e il 2014 il numero di bambini e adolescenti con un disturbo legato al disagio transgender è aumentato da 113 a 464.

 

Disforia di genere: definizione dal DSM 5

Il Manuale dei Disturbi Psichiatrici – DSM 5 – pubblicato nel 2013 ha collocato il disturbo in una area a parte, ovvero: la sofferenza provata dall’individuo riconosciuto come genere in base al sesso visibile senza tener conto del genere sessuale percepito. Abbiamo quindi una nuova definizione: disforia di genere, i cui criteri diagnostici devono essere rappresentati da almeno due delle sottoelencate definizioni ed essere presenti per almeno sei mesi.

  • Marcata incongruenza tra genere esperito e caratteristiche sessuali primarie/secondarie.
  • Forte desiderio di liberarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie a causa della marcata incongruenza col genere esperito.
  • Forte desiderio per le caratteristiche sessuali del genere opposto.
  • Forte desiderio di appartenere al genere opposto.
  • Forte desiderio di essere trattato come un membro del genere opposto.
  • Forte convinzione di avere sentimenti e reazioni tipici del genere opposto.

La condizione dev’essere associata inoltre, a sofferenza clinicamente significativa o a compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti. I sintomi della disforia di genere possono manifestarsi fin dai primi anni di vita:

Manifestazioni psichiche nei bambini:

  • Tendenza ad identificarsi come appartenente all’altro sesso
  • Tendenza a chiamarsi e farsi chiamare con un nome dell’altro sesso
  • Tentativo costante di farsi passare come appartenente all’altro sesso
  • Tendenza a preferire abiti, giochi e giocattoli generalmente attribuiti all’altro sesso
  • Tendenza a socializzare maggiormente con persone dell’altro sesso
  • Rifiuto delle norme attribuibili al proprio sesso, tipo il modo di urinare
  • Problemi di interazioni sociali.

Manifestazioni psichiche negli adolescenti:

  • Desiderio fortissimo di essere dell’altro sesso
  • Tendenza a provare le stesse pulsioni dell’altro sesso
  • Rifiuto totale dei propri organi genitali e delle modalità di gestione
  • Rifiuto di altre parti del corpo identificative del sesso biologico come il seno o la peluria
  • Tendenza a vestirsi e comportarsi come l’altro sesso
  • Difficoltà di interazione sociale
  • Depressione, isolamento, disagio con se stessi.

 

Disforia di genere, quando intervenire con l’endocrinologia

Gestire la disforia di genere oggi è ancora un tema caldo in medicina e purtroppo sarà ancora così per molti anni, questo si giustifica con la scarsità dei lavori a favore dell’endocrinologia. Resta il fatto che la disforia di genere non è una malattia, è una condizione particolare ed il soggetto deve essere sostenuto a tutti i livelli proprio per evitare una deriva depressiva importante. Il bambino va accolto e ascoltato mentre l’adolescente ha la necessità del sostegno di parenti ed amici per evitare casi estremi di autolesionismo fino al suicidio. L’intervento medico primario è ormonale, il definitivo intervento chirurgico sarà affrontato dopo il compimento della maggiore età. Le linee guida per applicare il blocco della pubertà farmacologicamente prevedono: l’età appropriata per iniziare il trattamento e la conservazione della fertilità. Gli analoghi dell’ormone di rilascio della gonadotropina –GnRH – bloccano la produzione di ormoni sessuali tipica della pubertà naturale fornendo all’organismo un’opzione reversibile. I farmaci che bloccano l’attività sessuale devono essere usati solo in pazienti entrati nella pubertà e che soddisfano determinati criteri: marcata incongruenza tra il proprio sesso e il sesso percepito per almeno 6 mesi e sofferenza o disabilità clinicamente significativa in ambito sociale, lavorativo o altre importanti aree di funzionamento. Le linee guida si concentrano sulla terapia ormonale tra i sessi tenendo ben presente che il trattamento deve essere sicuro ed efficace, con livelli di ormoni sessuali mantenuti entro i limiti normali per l’affermazione di genere. Poiché la terapia intersessuale è parzialmente irreversibile, la persistenza della disforia di genere dovrebbe essere confermata in individui con sufficiente capacità mentale per dare il consenso informato. Questo di solito viene fatto all’età di circa sedici, ma le linee guida riconoscono che alcune persone potrebbero avere motivi convincenti per iniziare la terapia già prima con il sostegno dei genitori.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Medico, psicologo clinico, psichiatra

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