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Sindromi neurologiche correlate al microbiota intestinale

maggio 4, 2018 10:00 am

Dai risultati di uno studio tra il Bambin Gesù, il Gemelli e la Sapienza di Roma sembra esserci una correlazione tra alcune sindromi neurologiche e la salute della flora batterica intestinale

La salute della flora batterica intestinale non influenza solo il benessere dell’apparato digestivo, ma anche il sistema nervoso: è la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori italiani dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù in collaborazione con gli esperti del Policlinico Agostino Gemelli e dell’Università La Sapienza di Roma. I ricercatori, guidati dal dottor Quagliarello, hanno pubblicato i risultati dello studio sulla rivista Frontiers in Microbiology. Gli esperti hanno in pratica individuato una correlazione tra lo stato di salute del microbiota intestinale e due sindromi neuropsichiatriche, sulla cui insorgenza ci sono sempre stati molti dubbi.

 

Un’infiammazione causata da batteri

Nello specifico si tratta della sindrome neuropsichiatrica infantile ad insorgenza acuta –  PANS –  e del disturbo neuropsichiatrico autoimmune pediatrico associato alle infezioni da streptococco –  PANDAS. Entrambe sono condizioni rare dalle cause ancora molto dibattute, entrambe sono caratterizzate da un esordio improvviso e talora drammatico con sintomi neuropsichiatrici diversi come ossessioni, compulsioni, tic e restrizioni alimentari. Lo studio ha suggerito che le infezioni da Streptococco possono alterare le comunità batteriche intestinali, producendo uno stato pro-infiammatorio. A causa di questa condizione di infiammazione cronica, verrebbero selezionati specifici ceppi batterici associati all’attivazione della risposta immunitaria, con ridotta produzione di metaboliti coinvolti nelle attività cerebrali, come gli acidi grassi a catena corta, i precursori della D-alanina, della tirosina e della via biochimica della dopamina. Non sono purtroppo stati individuati precisi marker biologici diagnostici, ma lo studio ha mostrato che questa situazione ha effetti sul comportamento.

 

Il microbiota: la centralina dell’organismo

La salute di tutto l’organismo, compressa l’attività del sistema nervoso, sarebbe quindi regolata dal microbiota, l’insieme di milioni di batteri buoni che agiscono come una vera e propria centrale biochimica per l’intero organismo. Il microbiota trasforma le molecole che derivano dalle sostanze nutritive, per produrre energia e regolare l’immunità della mucosa intestinale e l’equilibrio delle popolazioni microbiche che agiscono da barriera nei confronti degli agenti patogeni. Il microbiota influenza non solo l’equilibrio intestinale ma anche quella extra-intestinale, agendo sul comportamento e sulle attività del cervello lungo l’asse cervello-intestino. In pratica, interagirebbe con il cervello attraverso il midollo spinale, il sistema nervoso enterico, l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene ed il sistema nervoso centrale. Questa interazione è supportata dai documentati effetti dei probiotici e degli antibiotici sull’attività e sulle funzioni cerebrali. Poiché i cambiamenti nella composizione del microbiota si associano ad alterazioni cognitive e del comportamento, un microbiota sano o eubiotico è essenziale per una ottimale regolazione dell’asse intestino-cervello.

 

I risultati della ricerca

La ricerca ha analizzato e descritto la relazione tra PANS e PANDAS e l’ecologia del microbiota intestinale. In particolare, sono stati coinvolti bambini di età compresa tra i quattro e gli otto anni il cui profilo non era stato ancora significativamente modificato dai trattamenti antibiotici spesso utilizzati in questi disturbi. Gli esperti hanno rilevato una marcata omogeneità dei profili del microbiota, con una caratteristica aumentata presenza di alcuni microbi marcatori, come Bacteroides, Odoribacter ed Oscillospira. Nei bambini erano anche aumentati i metaboliti coinvolti nella modulazione della risposta anticorpale e infiammatoria, mentre sono diminuiti quelli associati alle vie biochimiche coinvolte nelle funzioni cerebrali, in particolare la D-alanina, gli acidi grassi a catena corta, e gli intermedi della tirosina e della dopamina. Al momento la ricerca ha risultati puramente teorici che, però, apriranno la strada a prospettive terapeutiche.

 

Lina Rossi

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