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I disturbi del sonno: frequenti nella prima infanzia

novembre 8, 2017 9:59 am

I disturbi del sonno notturno sono frequenti nei bambini, ma sono sempre manifestazioni senza conseguenze serie. Spesso, però, i genitori non sanno come comportarsi

Svegliarsi di notte gridando, pronunciare frasi sconnesse con sguardo vitreo. Fare sogni terrificanti. Oppure, ancora, alzarsi e girare per la casa, mangiare, bere, aprire la finestra o la porta e non ricordare nulla al mattino. È possibile? Sì, è possibile se un bambino soffre di disturbi del sonno meglio conosciuti con il termine di parasònnie oppure parasonnìe. Sono molto frequenti, perché ne soffre circa il 17% dei bambini, soprattutto nella prima infanzia, è con la preadolescenza   che iniziano a scemare. Sono un campo della neurologia ancora in parte da esplorare, anche se negli ultimi tempi si ha una maggiore conoscenza sulle cause scatenanti.

 

I risvegli notturni confusionali

Le parasonnie, ovvero i risvegli notturni confusionali o sbornia da sonno, sono piuttosto frequenti: praticamente quasi tutti i bimbi al di sotto dei cinque anni li hanno sperimentato almeno una volta. Il bambino, durante il sonno, si siede sul letto, si mette in ginocchio o si alza in piedi, piagnucola e si lamenta, sembra spaventato o preoccupato, spesso pronuncia brevi frasi come – no, no”, vai via – e simili. Se i genitori cercando di parlargli, il bimbo non risponde e sembra non accorgersi nemmeno della presenza della mamma o del papà; anche se appare sveglio, ha gli occhi aperti e parla, in realtà sta ancora dormendo e il mattino seguente il bambino non ricorda nulla, appare sereno e riposato. Questa parasonnia si presenta soprattutto nella prima fase della notte, ma qualche volta può manifestarsi anche a notte fonda, raramente verso il mattino. Ha carattere di famigliarità: può, cioè, comparire nei figli di persone che ne soffrivano a propria volta nell’infanzia. I genitori tendono a spaventarsi soprattutto perché il figlio ha uno sguardo vitreo e sembra che guardi attraverso la mamma o il papà. Durante questi risvegli il bambino non va scosso o svegliato, così come è inutile portarlo nel lettone. È meglio restargli accanto, aspettando che l’episodio passi perché una volta risolto il sonno continua.

 

Il pavor nocturnus il terrore che compare nel sonno

Sempre tipico dell’infanzia è il pavor nocturnus o sleep terrors, sono parasonnie che possono essere ancora più impressionanti. Compaiono un po’ più avanti nell’infanzia, di solito tra i quattro e i dodici anni. Sono caratterizzate da un urlo agghiacciante che sveglia i genitori nel cuore della notte: quando questi corrono vicino al letto del figlio, questi è apparentemente sveglio – in realtà sta nel pieno del sonno – e si presenta molto agitato, confuso, ha il volto arrossato ed è soggetto a sudorazione intensa. A volte è anche preda di un pianto sconsolato e può addirittura cercare di scappare dal letto. I tentativi dei genitori di svegliare il bambino sono inutili: il risveglio può avvenire in modo spontaneo ma il piccolo resta confuso e riprende sonno facilmente perché non raggiunge uno stato di veglia. È bene armarsi di tempo e pazienza e restare accanto al bambino, calmandolo e rassicurandolo per tutto il tempo necessario. È anche una questione di sicurezza, perché chi è soggetto a questa parasonnia cerca di fuggire dal letto e può quindi cadere e causarsi ferite. Il pavor può comparire con frequenza, anche ogni notte, oppure solo di tanto in tanto, spesso in concomitanza di fattori stressanti, come un episodio febbrile.

 

Sonnambulismo, a spasso nel sonno

Il sonnambulismo invece consiste nel compiere durante il sonno gesti anche arditi, come uscire di casa, camminare in luoghi pericolosi, mettersi al volante dell’auto o semplicemente bere e mangiare. È tipico del periodo tra gli otto e i dodici anni e ne possono soffrire più facilmente i bambini i cui genitori a loro volta ne erano soggetti e il disturbo si può presentare associato con altre parasonnie, come il risveglio confusionale o il pavor nocturnus. A volte il bambino si alza dal letto, cammina per la casa, raggiunge il letto dei genitori. Al risveglio si presenta comunque confuso e può non ricordare nulla. Il sonnambulismo ha un impatto non indifferente sulla vita della famiglia, quindi è bene parlarne con il pediatra per sapere qual è l’atteggiamento giusto da adottare: il bambino non va svegliato è invece necessario restargli accanto e assicurarsi che il piccolo non stia attraversando qualche periodo difficile, in famiglia o a scuola, che potrebbero motivare queste manifestazioni.

 

Giorgia Andretti

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