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Autismo e trapianto di microbiota: la nuova frontiera

gennaio 30, 2017 10:00 am

Il trapianto di parti di microbiota, ovvero di flora batterica intestinale, sembra migliori alcuni sintomi dell’autismo, come la capacità di relazionarsi agli altri. Forse è la cura del futuro.

Il segreto della cura dell’autismo si potrebbe trovare nella flora batterica intestinale conosciuta anche con il sinonimo di microbiota o  GUT. Uno studio pilota su 18 persone affette da questo problema ha dimostrato che il trapianto di microbiota allevia uno dei sintomi principali dell’autismo: la difficoltà di relazionarsi con gli altri. Lo studio è stato condotto da Ann Gregory della Ohio State University in Columbus ed è stato pubblicato sulla rivista Microbiome lo scorso 23 gennaio.

 

La coorte dello studio su trapianto di GUT o microbiota

Gli esperti americani hanno arruolato un gruppo di bambini e ragazzi con autismo, di età compresa tra 7 e 16 anni. Il loro intestino è stato prima trattato con un ciclo di antibiotici e di clisteri di pulizia. Quindi l’intestino è stato colonizzato con la tecnica del trapianto fecale, ovvero nella somministrazione di nuova flora  batterica intestinale ottenuta da donatori sani. Il trattamento è durato diverse settimane. I seguito, per altri due mesi i ricercatori hanno osservato i malati e hanno notato miglioramenti nei sintomi intestinali, ma soprattutto, in quelli tipici dell’autismo, con un miglioramento del 25% in dieci settimane, come le difficoltà relazionali o i problemi del sonno. Al momento è solo un piccolo studio, ma i risultati confortanti meritano di essere approfonditi con uno studio clinico più vasto.

 

Non solo per le malattie intestinali

Il trapianto di flora batterica intestinale  o microbiota da donatore sano è oggi in uso per infezioni intestinali gravi e non curabili, come ad esempio quelle causate da Clostridium resistente agli antibiotici. Non si esclude però che, ripristinando la flora batterica, si possano curare altre malattie, sia intestinali come il Crohn o la rettocolite ulcerosa , è stato ottenuto un miglioramento dell’80%, ma anche neurologiche, come appunto l’autismo. In effetti la flora batterica intestinale o microbiota, è stata definita anche cervello addominale perché non svolge solo una funzione di tipo immunitario:  infatti, è stato dimostrato il collegamento tra la salute dell’intestino e il benessere del sistema nervoso. Non solo:già in passato come risultato da diversi studi  è emerso che i soggetti con autismo presentano alterazioni della flora intestinale e manifestano spesso anche disturbi vari a carico dell’intestino da diarrea ricorrente a stipsi. Di qui l’idea di ripulire l’intestino di pazienti autistici eliminando il loro microbiota proprio e inserirne uno nuovo recuperato da donatori sani e ricco di BifidobacteriumPrevotella  e Desulfovibrio 

 

Un disturbo ancora da studiare

Tempo fa anche un gruppo di ricercatori italiani aveva messo in collegamento le alterazioni del microbiota con l’autismo considerando anche fattori che potevano aver causato entrambi i disturbi, come le abitudini alimentari della mamma, l’eventuale assunzione di farmaci in gravidanza e così via. Sono tutti tentativi che mirano a capire di più su un disturbo, l’autismo, sulle cui cause c’è ancora molto da sapere. È ormai totalmente esclusa la relazione tra vaccino contro il morbillo e patologia dello spettro autistico: il medico stesso che pubblicò la notizia ammise la sua falsità e per questo fu radiato dall’ordine dei medici . L’autismo è un disturbo che limita o impedisce del tutto la capacità di mettersi in relazione con le persone e l’ambiente circostante, limitando le capacità di comunicazione e questo sintomo è già evidente nei primi mesi di vita dei bambini e non solo, è un problema codificato dai trattati di psichiatria molti anni prima dell’immissione in commercio del vaccino. Al momento è solo possibile cercare di fare la diagnosi al più presto, ricorrendo poi a terapie di supporto e a trattamenti specifici: la pet therapy è di grande  aiuto a mettere il piccolo paziente  in comunicazione con l’esterno.

 

Giorgia Andretti

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