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Balbuzie, la migliore arma è la prevenzione

dicembre 6, 2016 9:23 am

Oggi sappiamo qualcosa in più della balbuzie, la difficoltà ad articolare parole e parlare fluentemente. Sembra sia coinvolta l’attività di alcune aree cerebrali, lo dimostra la RMN.

La balbuzie è un disturbo del linguaggio, più precisamente un disordine del ritmo durante l’emissione delle parole. Nei primi anni di vita, quando un bambino prende confidenza con il linguaggio, è possibile che si verifichino piccoli incidenti verbali, nella maggior parte dei casi si risolvono spontaneamente già all’epoca della scuola. Tra i due e i cinque anni, infatti, un bambino su venti presenta alterazioni significative del flusso verbale. Ancora più numerosi sono i bambini che presentano una balbuzie più lieve. Nella maggior parte dei casi, con la crescita, quasi tutti i problemi legati al ritmo si risolvono, solo un ragazzino su cento continuerà a mantenere inalterato il problema di balbuzie vera e propria.

Un’alterazione metabolica di aree cerebrali
Le cause del problema non sono state ancora del tutto chiarite. La balbuzie tende a presentarsi in ambito famigliare. Infatti, nel 65% dei casi, il balbuziente ha all’interno della propria famiglia di origine parenti con lo stesso disturbo o altre alterazioni del linguaggio. Il fattore genetico però non è l’unica causa, con molta probabilità sono coinvolti anche fattori esterni, come un’educazione rigida o semplicemente la tendenza a imitare il genitore o il parente che balbetta. Inoltre, alterazioni metaboliche nelle strutture del cervello sembrano essere associate con la balbuzie, comprese quelle coinvolte nella produzione linguistica ed emozionale. Lo sostiene uno studio statunitense pubblicato da JAMA Psychiatry. Nella balbuzie oltre al danno focale è coinvolta anche l’attività metabolica delle strutture cerebrali. Gli studi di neuroimaging hanno rivelato che la balbuzie ha come riferimento cerebrale la regione corticale e sottocorticale.
I ricercatori hanno usato la spettroscopia per esaminare la ratio tra l’N-acetil-aspartato e il N-acetil-aspartilglutammato – NAA, la creatina – Cr e i composti colinici – CHO in queste regioni del cervello. È emerso che nei soggetti con balbuzie esistono alterazioni metaboliche tra le sostanze che influenzano l’attività di alcune aree cerebrali, collegate con l’articolazione del linguaggio.

La prevenzione potrebbe aiutare
Nell’approccio alla balbuzie, è importante creare all’interno dell’ambiente domestico un clima rilassato e positivo, così da rafforzare nel piccolo la fiducia nelle proprie capacità di parlare. Mamma e papà, le figure di riferimento del bambino, devono adottare alcuni atteggiamenti ed evitarne altri. E’ necessario parlare con calma, lentamente e rispettando le pause. Quando il piccolo ha terminato il proprio discorso, è bene aspettare qualche secondo prima di prendere la parola. Non vanno poste troppe domande per non indurgli ansia ed è anche sbagliato suggerirgli le parole o completare le sue frasi. Criticarlo, poi, paragonandolo ad altri bambini che non hanno problemi, ha il solo effetto di peggiorare il suo malessere. Oltre al sostegno della famiglia, il bambino di pochi anni può trarre beneficio dall’attività ludica e dal coinvolgimento delle capacità motorie. La psicomotricità favorisce una maggiore coordinazione dei movimenti e, indirettamente, delle emozioni e del linguaggio. Il trattamento terapeutico deve essere condotto da un terapista esperto in neuro-psicomotricità e dovrà svolgersi in un contesto di gioco. La logodinamica affronta la balbuzie non solo dal punto di vista del linguaggio, ma anche dell’emotività e della psiche. Si tratta di un metodo adatto per ogni fascia di età a partire dai tre anni, quindi, prima che il bambino si confronti con la realtà scolastica quando eventuali difficoltà potrebbero rendere il problema della disfluenza più evidente e difficilmente curabile. Più avanti negli anni si ricorre alla psicoterapia e alla logopedia.

Lina Rossi

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