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L’autismo nei bambini

ottobre 2, 2006 12:00 pm

Mancanza di relazioni sociali e assenza di reattività emotiva caratterizzano questa grave psicosi. L’autismo è la più precoce manifestazione psicotica che possa colpire l’individuo e la sua diagnosi può essere posta già tra il secondo e terzo anno di vita. I bambini autistici non hanno alcun rapporto con gli altri, sono correlati soltanto a loro…

Mancanza di relazioni sociali e assenza di reattività emotiva caratterizzano questa grave psicosi.

L’autismo è la più precoce manifestazione psicotica che possa colpire l’individuo e la sua diagnosi può essere posta già tra il secondo e terzo anno di vita. I bambini autistici non hanno alcun rapporto con gli altri, sono correlati soltanto a loro stessi: è come se non fossero stati in grado di apprendere la modalità con cui entrare in contatto con gli altri. Questo si traduce con l’incapacità di stabilire un adeguato sistema di comunicazione con l’ambiente che li circonda. L’autismo può essere presente fin dalla primissima infanzia.

Primo anno di vita
I bambini autistici vengono descritti dalle proprie madri come calmi e tranquilli, bambini che non chiedono mai nulla, raramente gridano o reclamano cure e carezze. Hanno pochissime manifestazioni emotive, quindi assenza di pianto dovuto alla paura o al dolore e sembrano felici quando sono soli. I principali punti carenti dello sviluppo psicomotorio sono la mancanza del sorriso (3° mese) e l’assenza della reazione di angoscia di fronte all’estraneo (8° mese).

Secondo e terzo anno di vita
I contatti con l’ambiente sono sempre più limitati, spesso anche la madre non viene riconosciuta come tale dal bambino. Il linguaggio è limitatissimo e quando è presente non serve a comunicare, vengono infatti ripetute combinazioni di parole senza alcun senso logico e con tonalità cantilenante. La reazione ai rumori ed ai suoni è inadeguata. L’unica forma di contatto con gli adulti è diretta soltanto ad alcune parti del corpo (ginocchia, piedi, capelli ecc.). Alcune volte il bambino autistico si serve dell’adulto soltanto come fonte o strumento adatto al raggiungimento di un fine specifico (prende le mani dell’adulto e le guida fino alla presa dell’oggetto desiderato). All’allontanamento dei genitori non segue nessun tipo di reazione.

Relazioni possibili
Il bambino autistico è attratto da oggetti duri, rumorosi e dalle forme complesse. La manipolazione è adeguata alla sua età. E’ inoltre quasi sempre presente il “segno del cubo che scotta”: il bambino accosta la sua manina all’oggetto e non appena tocca l’oggetto velocemente la ritrae. Le bambole possono scatenare la sua aggressività mentre sono inesistenti i rapporti con gli altri bambini così come è totalmente assente la stimolazione al gioco di gruppo. Un modo per intervenire sull’autismo è quello di lavorare sull’apprendimento sociale. Cercando di creare un legame i bambini possono imparare ad amare chi li assiste, e soltanto dopo questo primo passaggio è possibile lavorare in modo pedagogico, usando il sistema dei premi e dei rimproveri.

 

 

 

Ha collaborato:
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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