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La dislessia e la stimolazione elettrica cerebrale

aprile 8, 2016 9:35 am

Nuova frontiera per il sostegno ai bambini dislessici: una leggera stimolazione elettrica a basso voltaggio in alcune aree cerebrali migliora la difficoltà di lettura e l’orientamento spaziale.

Una premessa è d’obbligo quando si parla di stimolazione elettrica sul corpo umano: il nostro corpo è di fatto un generatore di corrente elettrica, tutti gli scambi tra una cellula e l’altra avvengono per uno scambio di potenziale elettrico a 70 millivolt. Ed è comprensibile che per i non addetti ai lavori quando si parla di stimolazione elettrica cerebrale restino a dir poco perplessi. Eppure, stando ai risultati di una attenta ricerca scientifica, sembra che questo sistema, privo di effetti collaterali, sia efficace per trattare la dislessia, un disturbo che impedisce a ben tre bambini su cento di comprendere con chiarezza un testo scritto. In pratica, una stimolazione elettrica di bassissimo voltaggio applicata ad alcune aree del cervello, e dunque non invasiva, sembra in grado di migliorare le capacità di lettura dei piccoli con dislessia, con risultati positivi nel breve e medio termine.

Una lieve e non fastidiosa scossa elettrica
Il trattamento è stato testato dagli esperti del reparto di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, in collaborazione con il Laboratorio di Stimolazione Cerebrale della Fondazione Santa Lucia. Si è partiti dal presupposto, scientificamente accertato, che nei bambini con dislessia alcune aree del cervello risultano meno attive. Da qui si è pensato di utilizzare una tecnica, chiamata Stimolazione Transcranica a Corrente Diretta – tDCS – con un basso voltaggio, equiparabile a quello necessario per alimentare un monitor di PC. La tecnica, non invasiva, era stata già impiegata per il trattamento di disturbi neurologici come l’epilessia o la depressione. Per la ricerca sono stati arruolati 19 bambini e ragazzi di età compresa tra 10 e 17 anni, con problemi di dislessia, che non avevano mai ricevuto trattamenti o cura di alcun tipo, né logopedici né psicologici.

Un netto miglioramento nella lettura
I ragazzini sono stati divisi, a caso in due gruppi. A un gruppo è stato fornito il dispositivo che produceva l’emissione elettrica attivo, gli altri sono stati collegati allo stesso dispositivo, però disattivato. Quindi senza stimolazione elettrica. L’indagine è stata condotta in doppio cieco: in altre parole, né i ragazzi né i ricercatori sapevano quali fossero i dispositivi realmente attivati. Lo scopo era essere il più obiettivi possibile nel valutare gli effettivi miglioramenti in alcuni bambini. I risultati hanno mostrato un miglioramento nei piccoli che avevano ricevuto la lieve stimolazione elettrica raggiungendo il 60% in più rispetto alla rapidità e alla precisione in alcune prove di lettura, senza riportare alcun effetto collaterale dal trattamento, come fastidio, nervosismo o altro. Gli effetti si sono dimostrati duraturi nel tempo: infatti il miglioramento era evidente anche dopo un mese dalla prima valutazione. Secondo gli esperti, la corrente elettrica agisce sul cervello un po’ come la chiave di accensione del motore di un’auto: questo c’è ed è perfettamente funzionante, ma ha bisogno di qualcosa che lo metta in moto perché funzioni a dovere.

Un problema sociale, biologico e neurologico
Si tratta senza dubbio di una scoperta importante perché, se proseguiranno i test con altri risultati confortanti, si avrà un metodo di cura in più, a costo ridotto, non invasivo e rapido per affrontare la dislessia, un disturbo molto frequente nella popolazione mondiale. La dislessia è un problema che ha radici biologiche, neurologiche e sociali e consiste nell’impossibilità di comprendere chiaramente un testo scritto. Questo provoca evidenti problemi nei processi di apprendimento scolastici di un ragazzino, interferendo con il rendimento, nonostante il quoziente intellettivo sia assolutamente nella media e, soprattutto. Fino a oggi, la dislessia veniva curata in vari modi: con l’intervento del logopedista che insegnava al bambino un più corretto approccio al testo, con il sostegno psicologico e anche con la psicomotricità, quando la dislessia veniva riscontrata in età molto precoce. Ci si augura che la stimolazione elettrica si possa affiancare per risultati ancora migliori.

Sahalima Giovannini

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