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Autismo, concessi fondi per diagnosi e assistenza

aprile 4, 2016 10:11 am

In occasione della Giornata mondiale per l’Autismo, celebrata lo scorso 2 aprile, i monumenti in Italia si sono illuminati di blu. Stanziati fondi per la ricerca e assistenza precoce.

In Italia sono circa 400mila le persone con problemi di autismo, una malattia neurobiologica che limita, in forma più o meno grave, la comunicazione e l’empatia del malato con il mondo esterno. Di fatto il paziente vive nel chiuso del proprio personale mondo, una sorta di bolla che lo isola da tutto il resto. Per affrontare questa malattia, purtroppo, sempre più frequente, il Ministero della Salute ha stanziato due milioni di euro a favore del NIDA – il Network Italiano per il riconoscimento precoce dei Disturbi dello Spettro Autistico – ente parte dell’Istituto Superiore di Sanità. I fondi saranno utilizzati per sostenere la ricerca sulla genesi dell’autismo oltre all’assistenza nei prossimi tre anni e per una serie di iniziative per attuare la diagnosi precoce.

Scoprire il problema il più presto possibile
La ricerca intende partire dal principio, o meglio, da prima che un bambino venga al mondo: dallo studio ecografico dei movimenti nell’utero materno, infatti, nell’epoca gestazionale si potrebbe capire se il bimbo è geneticamente predisposto a sviluppare l’autismo. Per questo sono state già arruolate cento donne in attesa, tutte saranno seguite nel corso della gravidanza per individuare questi marcatori biologici. Inoltre, gli esperti hanno intenzione di eseguire una serie di studi sul pianto fino ai diciotto mesi. Il pianto e quindi lo studio dell’intensità e della frequenza, così come anche da alcuni movimenti tipici è possibile formulare un’ipotesi di autismo. Scoprire presto il problema significa intervenire per tempo e quindi mettere in atto prima i protocolli terapeutici. È importante che la diagnosi di autismo sia effettuata prima dei quattro – cinque anni: a questa età le possibilità di miglioramento delle capacità e abilità cognitive e motorie sono più elevate. I piccoli che ricevono prima cure comportamentali finalizzate al riconoscimento di espressioni di gioia o ira e alla verbalizzazione di ciò che si desidera, hanno maggiori possibilità di integrarsi con successo in un ambiente scolastico e sociale regolare.

Autismo, cause genetiche ma non solo
L’autismo è un disturbo neurologico che limita l’espressione linguistica, lo sviluppo cognitivo e la vita relazionale di una persona, è quindi una malattia complessa. A tutt’oggi i ricercatori non hanno riscontrato una causa unica che lo provochi, anche se sembra ormai consolidata l’ipotesi genetica. Infatti nel 10-15% dei casi si riscontra una familiarità. Studi condotti con la Risonanza Magnetica hanno fatto supporre che, durante lo sviluppo dei neuroni nella vita intrauterina, si verifichi una sorta di incidente che influisce parzialmente sul corretto sviluppo. Le prime manifestazioni dell’autismo sono evidenti allo specialista già verso i diciotto mesi di età mentre la famiglia inizia a percepire anomalie comportamentali a due – tre anni, quando il bambino dovrebbe iniziare a esporsi e socializzare con la realtà esterna. Il segnale tipico dell’autismo è l’isolamento ed il rifiuto del contatto fisico e visivo. Fin dai primi anni i piccoli con questo problema non rispondono al loro nome, evitano lo sguardo e appaiono inconsapevoli dei sentimenti altrui e della realtà che li circonda. Al minimo dubbio della presenza di questi segnali i genitori dovrebbero immediatamente riportarli al pediatra, sottovalutarli potrebbe solo far perdere tempo prezioso per attuare la riabilitazione comportamentale ed emotiva.

Rosalba Trabalzini

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