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Epilessia, di solito prima dei 12 anni

febbraio 18, 2016 9:21 am

L’epilessia è una malattia neurologica, che può essere dovuta a cause genetiche ma anche a lesioni o traumi cerebrali. Si manifesta in vari modi e solitamente compare prima dei 12 anni.

Un tempo si chiamava morbo sacro, perché le sue manifestazioni erano così eclatanti e prive di spiegazione che la sua origine si attribuiva al divino. Oggi ci sono molte più certezze riguardo all’epilessia: sappiamo essere una malattia neurologica, dovuta a predisposizione genetica oppure a lesioni cerebrali. E sappiamo anche che, nella maggior parte dei casi, riguarda i bambini al di sotto dei dodici anni. La malattia ancora oggi ha pesanti cadute sociali su chi ne soffre e sulla sua famiglia. Il bimbo con epilessia, infatti, deve assumere regolarmente farmaci, a determinate scadenze durante la giornata ed è tenuto sotto controllo, per evitare che possa avere problemi.

La crisi epilettica è scatenata da un’eccessiva attività delle cellule cerebrali, può restare limitata ad un gruppo di cellule del cervello, oppure interessare inizialmente solo un gruppo di cellule e, in seguito, diffondersi alle altre. Altre volte, invece, la scarica può coinvolgere fin dall’inizio e contemporaneamente tutte le cellule del cervello. A seconda delle aree in cui si manifesta il disturbo, sono diverse anche la manifestazioni esterne. Le crisi epilettiche possono essere una conseguenza di una predisposizione genetica come nel caso delle crisi rolandiche o una lesione al cervello. Nel primo caso, non esistono sintomi oltre alle crisi e non c’è una causa precisa: il fattore può essere ereditario, nel caso in cui all’interno di una famiglia ci siano altre persone che sono state soggette a queste crisi. Queste forme di epilessia sono tipiche dell’infanzia, rispondono bene alla cura e spesso guariscono completamente prima dell’età adulta. Le altre epilessie sono invece dovute a una lesione, una sorta di cicatrice cerebrale causata da un trauma subito dal cervello prima, durante o dopo la nascita, oppure a una neoformazione o una malformazione.

Non sempre è vera epilessia
Non è detto che, se si presenta una volta una crisi, questa debba necessariamente ripetersi.
Molte persone hanno una crisi nella vita ma non per questo possono essere definite malate. Per parlare di epilessia, le crisi devono essere almeno due nel corso della vita. Nei bambini, soprattutto, è bene prestare molta attenzione a come si manifesta l’epilessia perché molte manifestazioni tipiche dell’infanzia possono essere interpretate per errore come crisi epilettiche. Le sincopi da pianto, quando il bambino in un accesso di pianto perde conoscenza per aver trattenuto troppo il fiato, gli attacchi di vertigini e i cosiddetti terrori notturni, al genitore inesperto possono sembrare epilessia. Solo se queste crisi si presentano con le stesse caratteristiche, per esempio durante il giorno mentre il bambino è sveglio e sta apparentemente bene o si è presentato un fattore scatenante: un momento di emozione, luci intermittenti o l’improvviso riflesso del sole, allora è il caso di rivolgersi a un centro di neurologia, dove si potranno effettuare oltre al classico tracciato elettroencefalografico anche esami specifici come la risonanza magnetica e la Tac cerebrale.

Nuove speranze per i farmaci
L’epilessia si cura con la somministrazione di farmaci che evitano o riducono la frequenza delle crisi, diminuendo l’iperattività delle cellule cerebrali. I farmaci di oggi sono ben tollerati anche dai bambini e hanno meno effetti collaterali. Il dosaggio va stabilito soltanto sotto controllo medico in rapporto al peso e all’età. Con l’andare del tempo, anche diminuendo la somministrazione dei farmaci, le crisi tendono a presentarsi con frequenza sempre minore e spesso a risolversi nell’età adulta. I genitori non devono quindi vivere la diagnosi di epilessia del bambino come una condanna. Tanto più che, oggi, i piccoli con questo disturbo possono vivere una quotidianità relativamente serena e normale. Il rendimento può essere influenzato dai farmaci, ma la malattia in sé non ha ripercussioni su attenzione e rendimento, specie se le crisi non sono ricorrenti. Se il piccolo ha problemi, questo può essere dovuto anche ai pregiudizi che spesso circondano il bimbo, che si sente trattato come un malato. È quindi essenziale il sostegno dei genitori, che non si devono spaventare di fronte alla diagnosi di epilessia, o nasconderla a parenti o insegnanti: il bambino con epilessia deve essere trattato come tutti gli altri e andare a scuola con i suoi coetanei. È necessario creare attorno a lui un clima il più possibile sereno, come deve essere quello di tutti gli altri bambini. È opportuno che durante la pratica degli sport sia seguito da adulti esperti e informati del suo problema.

Lina Rossi

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