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Hikikomori, un nuovo tipo di depressione tra i ragazzi

febbraio 5, 2016 9:31 am

Depressione, psicosi o solo ritiro sociale? Di fatto la sindrome di Hikikomori, ovvero il rifiuto di ogni contatto sociale con gli altri, è in crescita tra gli adolescenti in tutto il mondo .

La sindrome di Hikikomori si può definire come una depressione anche se di fatto non è una vera e propria malattia è, infatti, una situazione di chiusura totale a qualsiasi contatto umano e sociale e come tale può, essa stessa, far scivolare il paziente nella malattia vera e propria. La chiusura al mondo da parte dei ragazzi inizia con il rifiuto della scuola, forse come reazione a episodi di bullismo ma anche come difficoltà a vivere la spensieratezza dell’età e a vedersi incapace di stare al mondo. Secondo gli esperti, i giovanissimi soffrono il senso di precarietà che si vive al giorno d’oggi: dopo il periodo di benessere del boom economico, la crisi che da anni investe un po’ tutto il pianeta, mostra ai ragazzini un futuro privo di progettualità facendo intravedere il vuoto sullo sfondo delle relazioni. La mancanza di prospettive inevitabilmente si traduce in paura e angoscia.

Nuovi volti della depressione
Il ricorso agli alcolici, si comincia a bere sempre prima, ed agli stupefacenti sono un palliativo che stordisce e allontana la paura del vuoto prospettico verso il futuro ma solo nel qui ed ora: una volta terminato l’effetto si avverte nuovamente il senso di sconforto ricorrendo ai nuovi paradisi artificiali. Così si innesca un circolo vizioso senza via di uscita. Ogni insuccesso, anche un brutto voto a scuola o il non sentirsi accettato dai coetanei, viene vissuto come un fallimento totale che non di rado spinge a decisioni estreme. Alle classiche forme di depressione, ecco che si aggiunge il fenomeno – Hikikomori – nato in Giappone ma che ormai conta migliaia di casi anche nel nostro paese. Un malessere inedito e quindi difficile da riconoscere e da curare: sono Hikikomori i ragazzi che, ad un certo punto, tagliano i ponti con il mondo esterno, verso il quale sviluppano fobia ed odio, rinchiudendosi letteralmente nella propria stanza o in casa per mesi o anni, avendo come unico collegamento col mondo la Rete. In Giappone, dal 2000 ad oggi, i casi noti sfiorano il milione, ma anche in Italia il fenomeno è in allarmante crescita: i giovani Hikikomori nel nostro Paese, secondo stime recenti, sarebbero tra i 20 ed i 30mila.

Un problema a tutte le età
Lo hanno denunciato gli esperti in occasione della Conferenza Internazionale – Depression: State of the Art 2016 – organizzata all’interno della Città del Vaticano. Secondo i dati, la depressione è la più diffusa malattia al mondo e secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, solo nel 2015, ha interessato 350 milioni di persone. Questa malattia può dare i suoi segni a tutte le età: dall’adolescenza, appunto, passando per l’età adulta e la gravidanza dove espone a seri rischi anche i neonati, arrivando alla terza età. Va ricordato che la depressione ha origini sia genetiche sia educazionali, ovvero, alcune forme depressive e tra queste la bipolare, ha una concordanza genetica pari al 98% mentre per le altre forme la concordanza è pari al 40%. Questo significa che se in famiglia ci sono casi di depressione diagnosticati la probabilità che un ragazzo soffre della stessa patologia è decisamente più elevata rispetto ai gruppi di controllo.

La diagnosi precoce evita la malattia vera e propria
L’osservazione del comportamento di nostro figlio è la base della prevenzione. Ogni qualvolta si nota un cambio nello stile di vita nel quotidiano dei nostri figli dobbiamo porci la domanda: perché sta mettendo in atto questo comportamento? Se riusciamo a darci delle risposte e le troviamo plausibili con il cambiamento va bene ma, se non troviamo nessun collegamento, è bene chiedere, in modo molto garbato, se possiamo essere di aiuto. Probabilmente la risposta sarà evasiva, ma se iniziano ad esserci problemi a scuola sia con gli insegnanti sia con i compagni oppure a lamentare spesso mali vari per non andare a scuola e restare in casa, è bene organizzare un incontro con il pediatra di base e farsi consigliare un buon psicoterapeuta per effettuare una valutazione complessiva. Allo specialista sono sufficienti pochi incontri per capire se ci sono problematiche depressive dietro le apparenti difficoltà scolastiche o nel rifiuto temporaneo dei contatti sociali.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile Scientifico di Guidagenitori.it

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