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Omosessuali si nasce, non si diventa

ottobre 5, 2015 10:11 am

Sempre più spesso si leggono notizie di aggressioni a ragazzi omosessuali o commenti omofobi emessi nel rispetto della moralità, ma come stanno veramente le cose?

E proprio perché vogliamo evitare la sofferenza elargita gratuitamente a giovani adolescenti che cercheremo di capire perché, ad un certo punto dell’adolescenza, lo stimolo sessuale è rivolto a ragazzi dello stesso sesso anziché, come vuole la fisiologia spicciola, verso il sesso femminile.

Il genere sessuale è stabilito dal DNA
Una vita nasce quando si incontrano le due eliche di cromosomi, una maschile ed una femminile. Nella ricomposizione danno vita ad una femmina se a ricomporsi sono il cromosoma sessuale X sempre di derivazione materna ed il cromosoma X di derivazione paterna. Sarà un maschio se la ricomposizione della doppia elica avrà il cromosoma X materno ed il cromosoma Y paterno. La prima elica ricomposta di DNA sarà sempre quella identica per tutte le cellule che si andranno a duplicare durante lo sviluppo embrionale. Non sempre tutto procede in modo lineare: a volte ci possono essere delle ricomposizioni multiple con una variante tipo XXY, in questo caso la nuova vita potrebbe dare origine ad un maschio o ad una femmina con caratteristiche particolari, in altre parole avere abbozzi di organi sessuali non ben differenziati tra i due sessi. Altre volte, pur essendo i DNA – XX – oppure – XY – corretti, il metabolismo ormonale può riservare situazioni particolari: il quadro genetico è chiaro ma l’emotività, mediata dal pool ormonale, assume una connotazione fenotipica diversa da quella genotipica.

Il ruolo del testosterone nell’omosessualità
Durante la gravidanza l’ormone testosterone esprime la sua presenza al punto che se non fosse assicurata una certa quantità, il feto non acquisirebbe un certo grado di mascolinità. Questo significherebbe che, se un feto con gameti XY non è impregnato dell’ormone testosterone, non acquisisce quel grado di mascolinità tale da far risaltare il carattere maschile. Quindi il cervello degli omosessuali ha delle caratteristiche basilari discordanti rispetto ai ragazzi, il loro modo di essere più simile alle donne è dovuto al diverso modo di lavorare delle strutture cerebrali più primitive come l’ipotalamo e l’epifesi.

Essere omosessuali non è un atteggiamento
L’omosessualità è la risposta a diversi fattori fisici e non un atteggiamento come molti sono portati a pensare. All’inizio, quando l’adolescente avverte le prime emozioni legate all’immagine del corpo maschile, questo crea un forte senso di inadeguatezza e non è facile da arginare. Io seguo in psicoterapia molti adolescenti con questa problematica ed il primo sintomo è proprio la percezione di inadeguatezza, non è facile arrivare a capirne le motivazioni se non si è accompagnati in questo percorso. Il mio lavoro è far prendere loro coscienza del problema, accettarlo ed infine comunicarlo ai genitori. Dichiarare la propria omosessualità a se stessi suona come una rivelazione apocalittica, la condizione spaventa ed è per questo che devono essere sostenuti, per trovare il coraggio di auto-accettazione e soprattutto di volersi bene. Una volta arrivati a riconoscersi come individui sani a tutti gli effetti, i ragazzi devono trovare la forza per mostrare se stessi senza vergogna. Ed è qui che dobbiamo noi, menti capaci di evolversi, accettare qualsiasi essere umano indipendentemente dai colori, dalle lingue parlate o dall’essere un maschio cui i geni e gli ormoni lo hanno relegato ad essere un individuo geniale e debole allo stesso tempo: un omosessuale.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica

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