prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Neonati: i segnali per fare la diagnosi precoce di Autismo

luglio 22, 2015 9:21 am

Se riconosciuto per tempo, l’autismo può essere affrontato nel modo più adeguato, permettendo al bambino un recupero adeguato e una crescita serena.

Il problema dei pazienti autistici sta proprio nel riconoscimento dei primi segnali del disturbo, che spesso sono sfumati e né i genitori né il pediatra riescono a rendersi conto del problema. Questo si verifica per la mancanza di fondi e, spesso, anche di una adeguata rete di sorveglianza. Per fortuna, in Italia le cose stanno cambiando. Il NIDA – Network Italiano per il riconoscimento precoce dei Disturbi dello Spettro Autistico, promosso dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie dell’ISS, entra a pieno titolo nella rete di ricerca europea. Inoltre, grazie alla partnership tra l’Istituto Superiore di Sanità e la Fondazione – I bambini delle fate, a partire dal prossimo anno verrà allargata la rete per la diagnosi precoce anche al Piemonte e, successivamente, ad altre Regioni.

Il successo della ricerca
La ricerca italiana sulla diagnosi precoce dell’autismo è al suo giro di boa. Grazie alla rete italiana gli esperti sono riusciti a diagnosticare precocemente circa il diciassette per cento di casi di disturbi dello spettro autistico e ritardo nello sviluppo del linguaggio nei bambini monitorati. L’obiettivo è fornire un modello efficace da applicare ogni volta che si presenta una situazione a rischio e i successi ottenuti finora da questo network hanno permesso all’Italia di entrare in un progetto europeo che finanzia i maggiori esperti internazionali in grado di fare ricerca sull’identificazione dei segni precoci di autismo e di sindrome dell’iperattività – ADHD.
I finanziamenti che arrivano dal privato consentiranno di ampliare il campione oggi di circa 100 bambini, con l’obiettivo di reclutare almeno altri 50 bambini l’anno. E’ previsto lo studio e l’osservazione di alcuni indici, quali il pianto neonatale, la motricità spontanea e l’attenzione verso stimoli sociali, nel primo anno di vita del gruppo di studio.

L’importanza di riconoscere i segnali dell’autismo
Riconoscere i segni significa intervenire precocemente, riducendo così l’impatto della malattia. I primi risultati dello studio hanno evidenziato come i bambini colpiti da questi disturbi presentino, già nelle prime settimane di vita,e quindi neonati, alcune anomalie nel pianto e nel movimento spontaneo. Se questi dati venissero confermati in un più ampio campione e sarà possibile associare tali anomalie ad alcune caratteristiche cliniche e biologiche dei pazienti presi in esame, potrà essere attivato un monitoraggio già nel primo anno di vita, ed attivato un intervento che sia il più possibile intensivo e individualizzato. L’obiettivo è individuare marcatori comportamentali, come ad esempio il pianto anomalo o alcuni movimenti del corpo, e associarli con un marcatore biologico per consentire in futuro di cambiare il destino dei bambini colpiti da autismo.

Il ruolo insostituibile di mamma e papà
Essenziale è il ruolo dei genitori, sono i primi medici quando si tratta di salute del proprio bambino. È importante segnalare al pediatra ogni piccolo segno, ogni caratteristica particolare nel comportamento soprattutto a confronto con i coetanei. È normale farlo e può essere ciò che fa la differenza nella diagnosi precoce di autismo. Ogni età è caratterizzata da alcune tappe dello sviluppo neurologico e cognitivo. Secondo gli esperti ci sono però alcuni segnali entro il primo anno di vita che non vanno in alcun modo sottovalutati. È opportuno segnalare al pediatra se il proprio bambino: non produce suoni di lallazione al tempo giusto o alcun tipo di gestualità entro i 12 mesi. Se non pronuncia alcuna parola entro i 16 mesi e non dice alcuna frase spontanea nei primi due anni di età. Altri segnali da non sottovalutare sono: non rispondere al proprio nome, non riuscire ad esprimere i desideri, non indicare e non salutarei con la mano. Anche l’eccessiva indipendenza, il fatto che preferisca sempre giocare da solo e che sorrida poco sono spie che vanno valutate assieme al pediatra che, in seguito, potrà suggerire di rivolgersi a uno specialista di autismo infantile.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica

- -


ARTICOLI CORRELATI