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Minori, disabilità neurologiche e farmaci: un manuale per l’uso

giugno 24, 2015 9:25 am

Disturbi depressivi ma anche epilessia, ADHD e altri disturbi neurologici. Sono oltre 400mila i ragazzini con problemi neuropsichiatrici. L’Istituto Mario Negri fornisce indicazioni per gestirli.

In Italia sono circa 400mila i bambini e adolescenti che soffrono di disturbi mentali di varia entità. Sembra però che il sistema sanitario non abbia le capacità per gestirli. Secondo l’8° Rapporto di monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, dei piccoli con questi disturbi, solo uno su quattro riesce ad accedere alle cure ambulatoriali e alla riabilitazione. Uno su tre non riesce ad essere ricoverato per mancanza di letti, uno su cinque viene ricoverato in reparti psichiatrici per adulti. Aumentano gli inserimenti in comunità terapeutiche, mentre è stabile la prescrizione di psicofarmaci, che resta tra le più basse in Europa.

La difficoltà di gestire i disturbi
I disturbi neuropsichici dell’età evolutiva sono tra i più diffusi nell’infanzia: negli ultimi 10 anni, il numero dei pazienti seguiti dai servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza è quasi raddoppiato: +5% nuove richieste all’anno dal 2004 ad oggi, mentre il numero degli operatori continua a diminuire -10%. Eppure, la questione è ancora troppo poco considerata. Questi problemi colpiscono 1 ragazzino ogni 5, con disturbi molto diversi tra loro e vanno dall’autismo all’epilessia, dalla depressione al disturbo del linguaggio, dalla dislessia alla disabilità intellettiva, dalle paralisi cerebrali infantili alle sindromi genetiche rare, dalle malattie neurodegenerative a quelle neuromuscolari e molte altre. Nella maggior parte delle situazioni un intervento precoce e tempestivo può modificare la prognosi, ma meno di 1 bambino/adolescente su 4 riesce ad accedere alle cure ed alla riabilitazione di cui ha necessità nell’ambito dei servizi pubblici di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Si stima che non siano più di 600.000 gli utenti a fronte di una popolazione complessiva sofferente di circa 3,6 milioni unità. Il risultato è che ogni utente riceve sempre meno interventi, e le famiglie devono ricorrere sempre di più al privato, con costi rilevanti che in tempi di crisi economica sono sempre meno in grado di sostenere. Particolarmente critica è la situazione relativa ai posti letto di ricovero, con solo 325 posti letto di neuropsichiatria infantile, contro più di 5.000 di area pediatrica e altrettanti della psichiatria degli adulti.

Psicofarmaci, ci vuole appropriatezza
Per quanto riguarda la prescrizione degli psicofarmaci per i bambini e gli adolescenti, non sono sempre utilizzati in modo appropriato, a differenza che nel resto del mondo occidentale. I dati più recenti per l’Italia evidenziano che non ci sono stati sostanziali cambiamenti negli ultimi anni. Gli ultimi dati sono riferiti al 2011, con una percentuale di prescrizioni nella popolazione 0-17 anni dell’1,0 per mille per gli antidepressivi, 0,7 per mille per gli antipsicotici e 0,2 per mille per i farmaci utilizzati nella terapia dell’ADHD. Secondo il registro lombardo per l’ADHD: l’85% dei pazienti ha ricevuto una prescrizione di tipo psicologico; il 2% solo farmacologica, il 13% entrambe. Dal 2010 al 2013, vi è stato un aumento del 143% degli utenti per i quali è stato possibile garantire il Parent Training – PT, mentre gli utenti a cui è stato possibile garantire interventi di Teacher Training -TT sono aumentati del 377%. Anche per questo il Dipartimento di Salute Pubblica del Mario Negri ha voluto realizzare una vera e propria guida dedicata a chi prescrive psicofarmaci agli adolescenti, per sottolineare il modo giusto e corretto di gestire questi farmaci importanti, ma non privi di effetti avversi. L’uso dei farmaci in generale e soprattutto degli psicofarmaci, infatti, durante la crescita dovrebbe essere oculato e appropriato e non necessariamente rappresentare la prima e unica scelta terapeutica.

Giorgia Andretti

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