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Ecografia pelvica: ultrasuoni creano echi per indagare utero e ovaie

luglio 23, 2014 9:30 am

Un tempo non esisteva. Oggi l’ecografia pelvica è diventata un’insostituibile sistema di indagine sia in gravidanza, per controllare come si sviluppa il bambino, sia per studiare utero e ovaie in caso di disturbi ginecologici

Ecografia – un esame diagnostico entrato nell’uso comune medico circa trent’anni fa: utilizza gli ultrasuoni per individuare immagini dagli echi di ritorno. Questi sono veri e propri suoni, non udibili dall’orecchio umano riuscendo a oltrepassare alcune strutture anatomiche, in modo particolare quelle liquide, molli o cartilaginee e vengono rimbalzate da altre, per esempio quelle dure, come le ossa. Le immagini create dagli echi degli ultrasuoni ha aperto grandi prospettive in medicina e, non meno importante, in ginecologia, perché l’ecografia si iniziò a utilizzare come esame diagnostico pre-natale, per controllare in modo non invasivo lo sviluppo della gravidanza. Ancora oggi, l’ecografia pelvica resta uno degli esami base della gestazione.

Onde che indagano l’utero materno
L’ecografia, appunto, si avvale di onde sonore ad altissima frequenza, che vengono indirizzate all’interno dell’utero da una sonda, intrisa di gel e passata più volte sull’addome della gestante. Gli ultrasuoni raggiungono il corpo del feto e vengono riflessi in modo diverso a seconda della densità dei tessuti che investono. Una struttura anatomica densa – come le ossa e il cranio – ribalza l’onda sonora e invia un’eco che viene catturata dalla sonda e trasformata in un’immagine sul monitor di colore bianco o grigio chiaro. Al contrario, se l’ultrasuono incontra un corpo meno denso, come il sangue, viene assorbito completamente e sul monitor compare un’immagine nera o grigio scuro. Oggi, è disponibile l’ecografia in 3D, permettendo di ottenere un’immagine molto realistica del bambino, potendo così ben esaminare lo studio di ossa, colonna vertebrale, cervello, viso e sistema nervoso. È anche possibile utilizzare la quarta dimensione, cioè movimento, per analizzare ad esempio lo scorrimento del sangue e la funzionalità cardiaca. Tutto questo consente di evidenziare le seppur rare malformazioni cardiache nel neonato e intervenire per tempo.

Spiare il bambino nel pancione
L’ecografia permette di scoprire diversi aspetti della vita intrauterina del feto a seconda dell’epoca gestazionale in cui viene effettuato l’esame. Dalla fine del secondo mese si possono valutare l’attività contrattile del cuore e i movimenti del feto. Anche la colonna vertebrale è ben visibile. A quattro mesi si possono effettuare le misurazioni della testa, dell’addome, del femore, confrontando i risultati con i parametri di riferimento. Spesso è possibile distingue il sesso del nascituro già dal quarto mese di gestazione. A cinque mesi il volto appare più paffuto e assume espressioni e atteggiamenti umani: il feto muove le braccia, si tocca le orecchie e la testa, si succhia il pollice esercitando la suzione per ben nutrirsi. Le ecografie di ultima generazione possono fotografare questi movimenti. A sette mesi l’ecografia cattura i lineamenti, oramai ben definiti. A questa età, il feto può tentare di ripararsi con le mani dalle leggere pressioni che l’operatore compie sul pancione della mamma con la sonda ecografia. In realtà, non è necessario effettuare ecografie ogni mese, a meno che il ginecologo non lo ritenga opportuno per particolari necessità della donna o del nascituro. Si effettua un’ecografia presso il proprio ginecologo curante oppure da un medico ecografista che viene suggerito all’inizio della gravidanza, per accertarsi che l’embrione sia correttamente impiantato nell’utero; una verso la 20-22° settimana, detta morfologica, quando il bambino è già sviluppato e una nel corso dell’ottavo mese, per valutare il benessere di un bambino che ormai sta per venire al mondo, ma anche le condizioni della placenta e del liquido amniotico a fine gravidanza.

Non solo per la gravidanza
L’ecografia volumetrica viene utilizzata soprattutto per lo studio del feto, ma può essere impiegata anche per visualizzare con maggiore accuratezza la forma e le dimensioni dell’utero, individuando la presenza e le dimensioni di cisti e fibromi ed escludendo la presenza di stati infiammatori e di malattie come l’endometriosi. E’ utile anche a visualizzare la struttura delle ovaie, nel caso la donna abbia qualche sospetta disfunzione ormonale che il ginecologo immagina sia riferita alla presenza di cisti. Ulteriore vantaggio: l’ecografia è un esame del tutto innocuo, gli ultrasuoni non hanno alcun effetto negativo sulla salute della mamma o del bambino.

Sahalima Giovannini

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