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La neoplasia delle donne colpisce 5.000 volte all’anno, la prevenzione è vitale

giugno 4, 2012 12:00 pm

Ogni giorno in Europa sono circa 500 le donne che perdono la vita a causa della neoplasia ovarica, una diffusa forma tumorale del gentil sesso. La patologia non causa disturbi fino al punto di non ritorno.

Quando si parla di tumori femminili il pensiero corre al seno o al collo dell’utero. Sono queste, infatti, le forme neoplastiche più diffuse e temute ed è più che corretto fare informazione per arrivare ad una diagnosi precoce. Purtroppo, esiste un’altra forma tumorale abbastanza diffusa, il carcinoma ovarico: la malattia colpisce le ovaie, i due organi gemelli che completano l’apparato riproduttore femminile. E’ nel loro interno che vengono custoditi fin dall’epoca fetale gli ovociti, le cellule uovo che danno luogo alla formazione dell’embrione se avviene la fecondazione da parte dello spermatozoo.

Un incontro pubblico per aumentare la consapevolezza
Si tratta di una forma neoplastica, alla quale non viene ancora riservata la dovuta attenzione. Forse è per questo che, a tre anni dalla diagnosi, il tasso di sopravvivenza è molto basso: appena il 37% delle donne ci riesce. Molto meno, quindi, del 75-90% della pur più temuta e diffusa neoplasia del seno. Sono questi i dati riportati nel corso di un convegno svoltosi di recente a Milano tra ACTO Onlus – Alleanza Contro il Tumore Ovarico e l’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’. Si è trattato del secondo incontro pubblico tra pazienti, ricercatori e clinici durante il quale sono stati illustrati gli sviluppi più recenti nel campo della ricerca medica contro i carcinomi all’ovaio. Nel corso dell’incontro, autorevoli esponenti dei più prestigiosi istituti di ricerca nazionali, hanno presentato le ultime novità nel campo della immunologia, della clinica e della ricerca biologica e farmacologica relativa a questa patologia. Secondo alcune ricerche, infatti, circa 500 donne in Europa muoiono ogni giorno a causa di questa problematica, mentre in Italia ne vengono diagnosticati ogni anno 5.000 nuovi casi. All’incontro è intervenuta la senatrice Emanuela Baio, prima firmataria di una mozione che si propone di rendere la malattia ovarica una delle priorità in ambito sanitario. La senatrice, inoltre, è la sostenitrice dell’istituzione della giornata dedicata alla patologia e dei Centri Regionali specializzati per la diagnosi e la cura.

Una malattia che non dà segnali
Quello che rende pericolosa la neoplasia ovarica è il fatto che si tratta di una malattia subdola e silenziosa: non causa disturbi come avviene, per esempio, con il sanguinamento per l’endometrio o con la comparsa di un nodulo sospetto al seno. I primi segnali – gonfiore addominale, meteorismo, dolori al basso ventre e necessità di urinare frequentemente – possono essere i segni di una patologia già diffusa e, quindi, più difficilmente curabile. Eppure, non sarebbe difficile scoprirlo nelle fasi precoci, quando l’intervento chirurgico e le terapie possono essere risolutivi. La malattia si scopre infatti con la semplice visita ginecologica tradizionale e la palpazione dell’addome. L’ecografia pelvica, che oggi viene eseguita da tutti i ginecologi durante il controllo, permette di individuare eventuali mutazioni sospette a carico del tessuto ovarico. La presenza di una lesione può essere diagnosticata anche con gli esami del sangue, per l’esattezza con il dosaggio di un marker, il CA125, presente in molte forme tumorali.

Le terapie disponibili oggi
Durante il convegno si è parlato anche dei trattamenti che vengono oggi impiegati per la cura specifica. Al momento buone speranze vengono dall’impiego di terapie antiangiogeniche come l’anticorpo contro il fattore angiogenico VEGF o Bevacizumab. Questi trattamenti, impedendo lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni, aumentano l’efficacia delle terapie standard. Un farmaco attivo per le recidive è la trabectedina, la prima sostanza di origine marina approvata per l’impiego clinico come antitumorale: dapprima utilizzato per i trattamenti dei tumori delle parti molli come muscoli e tessuti connettivi, recentemente viene impiegato anche per il tumore ovarico. Questi trattamenti possono essere associati alle terapia tradizionali, prima fra tutte la chemioterapia. È bene tuttavia ribadire che, anche per questa forma tumorale, è importante effettuare la diagnosi precoce, sottoponendosi periodicamente a una accurata visita ginecologica.

Giorgia Andretti
Consulenza della dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile Scientifico di Guidagenitori.it

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