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Finalmente anche nelle farmacie italiane la pillola dei cinque giorni dopo

aprile 18, 2012 11:05 am

Può essere assunta fino a 120 ore dopo il rapporto a rischio, non consentendo il buon esito della fecondazione a differenza della RU 486, la pillola che provoca l’interruzione di una gravidanza già avviata .

È arrivata anche nel nostro paese. Stiamo parlando di EllaOne, nota anche come la “pillola dei cinque giorni dopo”. Si tratta di un farmaco che dovrebbe mettere al riparo dal rischio di una gravidanza indesiderata in caso di rottura del preservativo o di un incidente di percorso. Il suo principio attivo, l’ulipristal, è in grado di agire fino a circa 120 ore dopo il rapporto a rischio, interferendo con i meccanismi dell’ovulazione e inibendo l’incontro tra ovocita e spermatozoi. Per acquistarla è necessaria la prescrizione del ginecologo, che deve prima controllare che il test di gravidanza sia negativo: nel caso l’embrione sia già presente, infatti, l’ulipristal non è in grado di intervenire.

Come agisce la pillola
L’ulipristal acetato è un inibitore selettivo dei recettori per il progesterone, che blocca di fatto l’ovulazione. E’ caratterizzato da un’azione più lunga rispetto a quella del levonorgestrel, il principio attivo che si trova nella pillola del giorno dopo. Sia il levonorgestrel sia l’ulipristal agiscono interferendo con il meccanismo dell’ovulazione, quindi impedendo l’incontro tra spermatozoi e ovulo. È questo il motivo per cui questa pillola viene classificata come “contraccettiva” e non come “abortiva”. In questo differisce dalla RU486, un farmaco che provoca l’interruzione di gravidanza. La RU486 è a base di mifepristone, che agisce in diverse direzioni: impedisce ai vasi sanguigni della mucosa uterina di apportare sangue e nutrimento all’embrione, favorisce la contrattilità dell’utero e la dilatazione della cervice. L’embrione viene espulso, proprio come succede con l’interruzione spontanea di gravidanza e la donna è soggetta a una mestruazione abbondante. Al contrario, le pillole del “dopo” interferiscono con il meccanismo dell’ovulazione, impedendo l’incontro tra i gameti. L’efficacia contraccettiva dell’ulipristal è più lunga rispetto a quella del levonorgestrel: riesce ad agire fino a 120 ore dopo il rapporto a rischio, appunto, circa cinque giorni. Per una maggiore sicurezza, sarebbe tuttavia opportuno assumerla il prima possibile. Con il passare delle ore, infatti, la capacità di inibire l’ovulazione diminuisce e aumenta la possibilità che si instauri una gestazione.

È meglio pensarci prima
La pillola all’ulipristal rappresenta quindi un metodo da utilizzare in caso di emergenza assoluta: la rottura del preservativo, un rapporto non pianificato e così via. L’obiettivo della sua introduzione, secondo gli esperti della sanità, è evitare che una donna sia costretta alla ben più drammatica scelta dell’interruzione di gravidanza. Deve però restare un metodo di emergenza e non un contraccettivo da utilizzare ogni volta che si ha paura dopo un rapporto a rischio o, peggio ancora, con regolarità. La necessità della prescrizione ginecologica ha proprio l’obiettivo di evitare l’abuso. È bene ricordare che la disponibilità di queste pillole non deve esimere dal pensare, prima di tutto, ad un’adeguata strategia contraccettiva. Oggi è possibile ricorrere alla pillola contraccettiva a basso dosaggio, all’anello agli ormoni da inserire in vagina, al cerotto. Non si deve dimenticare poi l’uso del preservativo, che ha anche il merito di proteggere dalle malattie a trasmissione sessuale. Infatti, soprattutto i più giovani devono rendersi conto che la pillola “dei cinque giorni dopo” non difende in alcun modo dalle malattie sessuali. È bene sapere che l’assunzione della pillola all’ulipristal acetato non è priva di effetti collaterali: può causare mal di testa, nausea, dolori addominali, predite di sangue di tipo mestruale.

Sahalima Giovannini
Con la consulenza della dott.ssa A. Maria Vulpiani
Specialista in Ginecologia

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