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Endometriosi, la plastica una delle possibili cause

maggio 15, 2018 10:00 am

Individuate altre cause che attivano la sintomatologia dell’endometriosi, ad esserne coinvolte sembrano essere le sostanze chimiche contenute in molti prodotti a base di plastica

Solo le donne che hanno sperimentato che cos’è l’endometriosi sanno di che cosa si tratta. È qualcosa che impedisce di vivere e di essere serene e per una malata su cinque è motivo di separazione dal partner. La malattia è caratterizzata dalla presenza di cisti di tessuto dell’endometrio, normalmente riveste solo la parete interna l’utero, in vagina, negli organi addominali e nel retto. Il tessuto dell’endometrio è soggetto alle stesse stimolazioni ormonali mensili che attivano le mestruazioni. Il risultato è un dolore intenso e invalidante al punto da impedire qualsiasi attività, provocare anemia e impossibilità ad avere rapporti sessuali. Tra le possibili cause gli ftalati, prodotti chimici che vengono aggiunti alla materie plastiche per migliorarne la modellabilità. Se ne è parlato al convegno mondiale della Società di endometriosi e disturbi ginecologici – Seud – in corso a Firenze.

 

Tracce chimiche nel sangue delle donne

Gli esperti hanno spiegato l’endometriosi: la malattia è attivata dal ciclo ormonale della donna ed i contaminanti ambientali, come appunto gli ftalati, sono sostanze che simulano gli effetti ormonali: gli interferenti endocrini. È stato verificato che nelle cisti ovariche dovute all’endometriosi c’è una concentrazione elevata di ftalati, pertanto queste sostanze possono essere considerati fattori scatenanti in persone predisposte alla malattia. Tra gli altri fattori di rischio le mestruazioni dolorose che spesso affliggono le giovani donne, poi destinate a sviluppare l’endometriosi. L’endometriosi può avere effetti pesanti sulla qualità della vita: dolore pelvico, riduzione della capacità riproduttiva e difficoltà nei rapporti tanto che nel 20% dei casi possono portare all’interruzione della relazione di coppia, secondo una stima effettuata da alcuni studiosi statunitensi. È necessario approfondire ulteriormente le indagini prima di trarre conclusioni definitive, ma nell’ambiente si trovano alcuni contaminanti che agiscono come dis-regolatori endocrini. Questi possono essere assorbiti attraverso la pelle, inalati con la respirazione o ingeriti con l’acqua. Una volta giunti in circolo nel sangue, raggiungono il sistema ipotalamo-ipofisario, costituito dalle due più importanti ghiandole: l’ipotalamo e l’ipofisi che hanno la funzione di regolare nell’organismo l’attività di diversi ormoni, tra cui quelli sessuali.

 

Attività degli interferenti endocrini

Queste sostanze inquinanti interferiscono con l’attività del sistema ipotalamo-ipofisario, causando un innalzamento degli ormoni sessuali nel sangue. In particolare verrebbe incrementato il livello di ormone luteinizzante, il cui compito è la produzione di cellule dell’endometrio. Si tratta di un processo che si verifica normalmente nella donna nei giorni dell’ovulazione, quando la fertilità è al culmine e il corpo si prepara per una eventuale gravidanza, nel caso in cui la cellula uovo venisse fecondata. Le sostanze che si trovano nell’ambiente per effetto dell’inquinamento, se assorbiti attraverso l’aria, l’acqua o gli alimenti dall’organismo femminile, si comportano esattamente come gli estrogeni, provocando  una sovrastimolazione ormonale. Le donne affette da endometriosi potrebbero avere contratto la malattia anche a causa di una involontaria sovraesposizione a questi inquinanti. Le sostanze ritenute maggiormente responsabili sono gli ftalati impiegati per la produzione del PVC, un componente della plastica), il bisfenolo A presente nei materiali plastici, nelle resine dentarie e nei rivestimenti per lattine, oltre ad alcuni metalli pesanti come il piombo e il cadmio. Gli agenti pericolosi però sono anche altri, come il nonylphenolo, contenuto in detersivi industriali, insetticidi e prodotti di cura personali, gli alkylphenoli, prodotti dalle sostanze di degradazione di detersivi, il paraben metile, contenuto in lozioni e gel cosmetici. Insomma, siamo solo all’inizio di una scoperta che potrebbe significare molto per la cura della malattia.

 

Sahalima Giovannini

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