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Fibromi uterini, causa di infertilità

marzo 15, 2017 10:00 am

I fibromi se piccoli non danno problemi alla donna, ma se crescono eccessivamente possono ostacolare il concepimento. Per questo i fibromi uterini vanno tenuti sotto controllo.

I fibromi uterini, chiamati più propriamente leiomiomi o miomi, sono formazioni di tipo benigno, si collocano all’interno dell’utero o nelle fibre muscolari che costituiscono quest’organo. Colpiscono circa una donna su quattro e tendono a presentarsi dopo i 30-35 anni. In molti casi non causano disturbi, mentre altre volte, soprattutto se sono piuttosto voluminosi, possono causare problemi e interferire con la fertilità.    La comparsa dei fibromi è stimolata dagli estrogeni, gli ormoni femminili presenti in livelli elevati nella donna in età fertile. Le formazioni tendono a ridursi con la menopausa e la cessazione dell’attività ovarica, quando il livello degli ormoni diminuisce.

 

Diversi tipi di fibromi

I fibromi, a seconda della localizzazione, vengono definiti in modo diverso. Il fibroma uterino intramurale è quello che si sviluppa nello spessore della parete uterina. Se nasce nella cavità interna dell’utero, viene definito sottomucoso. I fibromi sottosierosi si accrescono a partire dalla parete uterina, ma si sviluppano prevalentemente al di fuori dell’utero stesso, sotto la tunica sierosa che riveste esternamente l’organo. I fibromi sottosierosi e sottomucosi sono quelli che sporgono dall’utero, rimanendo collegati attraverso uno stretto istmo, vengono definiti peduncolati. Una donna può avere un solo fibroma oppure più di uno: in questo caso, l’utero viene definito polifibromatoso. Nella maggior parte dei casi, i fibromi non provocano disturbi anzi non si sa nemmeno di averli e vengono diagnosticati casualmente, durante una visita ginecologica di routine, attraverso l’esame obiettivo o, più frequentemente, in seguito a un’ecografia trans-vaginale.

 

Quando causano disturbi

In circa il 10-20% dei casi, i fibromi possono diventare sintomatici, causando disturbi. La manifestazione più frequente è l’abbondante perdita di sangue in coincidenza con il flusso mestruale,  si presenta prolungato e abbondante, esponendo ad anemia da carenza di ferro. I fibromi voluminosi, dai sette centimetri in su, possono inoltre causare dolore pelvico, senso di compressione locale e problemi urinari, come incontinenza e necessità di urinare spesso. Possono manifestarsi anche dolori durante i rapporti sessuali. Un fibroma può causare difficoltà di concepimento se è localizzato vicino all’inserzione delle tube. In questo caso può infatti ostacolare la discesa delle cellule uovo e quindi non si può verificare l’incontro con gli spermatozoi. Se invece il fibroma si accresce in gravidanza nella tunica sottomucosa, con sviluppo verso la cavità uterina, può causare difficoltà di accrescimento del bambino o predisporre a un aborto.

 

Come è possibile intervenire

Una visita annuale dal ginecologo, eseguendo di tanto in tanto una ecografia pelvica, è necessaria per tenere sotto controllo i fibromi, valutandone l’accrescimento e i disturbi che provocano, soprattutto se si desidera concepire. Infatti, è possibile eliminarli senza intaccare l’utero. La miomectomia consiste nell’asportazione chirurgica del solo fibroma. L’intervento è effettuato prevalentemente in laparoscopica, introducendo gli strumenti operatori all’interno di un canale di scorrimento fino a raggiungere il fibroma all’interno dell’utero e ad asportarlo. Oppure, si può ricorrere all’embolizzazione, consiste nel bloccare l’apporto di sangue al fibroma  attraverso l’utilizzo di un catetere di plastica che il radiologo, previa anestesia locale, inserisce con una piccola puntura indolore in un’arteria localizzata all’inguine. La tecnica ultrasuoni focalizzati si avvale di onde sonore ad altissima frequenza, che vengono proiettate da una speciale apparecchiatura direttamente sul fibroma da trattare, causandone la progressiva riduzione. Il tipo di intervento viene stabilito dal ginecologo, in base a ogni singolo caso.

 

Lina Rossi

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