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Vulvodinia: quel dolore costante nelle parti intime

ottobre 14, 2016 9:25 am

Una donna su dieci soffre di vulvodinia, un disturbo dell’area intima; la vera causa è ancora sconosciuta e non ci sono rimedi efficaci, eppure è ancora sottovalutata dal mondo medico.

E’ impossibile vivere serenamente se non si riescono ad indossare pantaloni, collant ed alcuni giorni perfino la biancheria intima. Il dolore è insopportabile eppure è quello che provano molte donne soggette a vulvodinia, un disturbo della sfera intima che colpisce, secondo gli esperti, almeno una donna su sette. Un dato che non è stato facile mettere a fuoco, poiché sono solo le donne a soffrirne e, proprio per imbarazzo o vergogna tendono a nascondere il problema che alle volte impedisce anche di camminare o restare sedute.

Una giornata per la vulvodinia
Per fortuna questa mentalità medievale sta poco per volta cambiando, tanto che l’associazione VulvodiniaPuntoInfo Onlus ha istituto quest’anno, per la prima volta, la Giornata Mondiale per la Vulvodinia, stabilita per l’11 novembre prossimo: l’iniziativa è molto più di una giornata commemorativa. È il simbolo delle donne sofferenti che non hanno mai ricevuto un sostegno adeguato né dalla società né dai medici, visto che molti dei professionisti della salute ignora o sottovaluta questo problema. Eppure, nel mondo, una donna su sette soffre di sintomi nell’area genitale talmente dolorosi da incidere profondamente sulla vita quotidiana. La vulvodinia è una sindrome caratterizzata da dolore pelvico cronico che colpisce i genitali esterni. Provoca bruciore e dolore vulvare con sensazione di punture di spillo, scosse elettriche e fitte. Per una donna con vulvodinia,il semplice camminare o indossare un paio di jeans diventa molto difficile. È facile capire che la sfera sessuale e riproduttiva ne risultano fortemente compromesse.

L’Italia promuove l’iniziativa
La vulvodinia è caratterizzata da una forte infiammazione e sofferenza dei nervi dell’area genitale e pelvica, accompagnata spesso da contrattura dei muscoli stretti intorno a uretra, vagina e ano in una morsa costante e dolorosa. Alla visita ginecologica non si rileva alcun tipo di lesione o segno riconoscibile e questo complica la corretta diagnosi. In realtà, per diagnosticare la vulvodinia è sufficiente un semplice test, lo specialista esercita una lieve pressione con un cotton fioc su specifici punti della vulva: se durante queste leggere pressioni si avverte dolore, bruciore o anche un semplice fastidio si conferma la diagnosi – Swab Test 2. Ciononostante, il ritardo nel ricevere la diagnosi in media è di ben quattro anni e questo comporta nelle donne anni di cure inutili o addirittura dannose, di sofferenza fisica e di conseguenza psicologica. Le cause sono ancora tutte da studiare: potrebbe trattarsi di un’infezione intima trascurata, di endometriosi non diagnosticata oppure avere cause nascoste nella psiche, legate per esempio ad abusi sessuali infantili. Uscire allo scoperto è comunque il primo passo per richiamare l’attenzione su un disturbo che causa dolore e disagio e che va affrontato dal mondo medico.

Sahalima Giovannini

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