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Endometriosi, la migliore terapia è la gravidanza

maggio 5, 2016 9:27 am

L’ispessimento del tessuto dell’endometrio può rendere difficile il concepimento, ma una volta che si resta incinte, la gravidanza rappresenta la migliore terapia.

Dolore pelvico intenso durante le mestruazioni e nella vita di tutti i giorni, difficoltà nei rapporti sessuali, flusso abbondante che può causare anemia. Impossibilità di lavorare e di vivere serenamente. Nei casi più seri, l’infertilità. Sono le conseguenze dell’endometriosi, un disturbo che consiste nella formazione di tessuto uterino, l’endometrio, appunto, al di fuori dell’utero stesso. Secondo le stime degli esperti, la malattia colpisce oltre 2 milioni di donne in Italia, 14 milioni in Europa e circa 150 milioni nel mondo, con conseguenze sulla serenità famigliare e alti costi sanitari.

Mai sottovalutare il problema
Non sottovalutare i sintomi, ma parlarne a uno specialista, significa migliorare la qualità di vita e riuscire nel progetto della maternità. Infatti, la presenza di tessuto uterino al di fuori dalla sede naturale, quindi anche attorno alle ovaie, in vagina e perfino nell’intestino, può rendere difficile il concepimento, creando aderenze. Se, però, si riesce a restare incinte o si affronta la malattia nel modo adeguato e inizia una gestazione, la gravidanza è proprio la cura migliore per l’endometriosi. Infatti, comporta un miglioramento generale del disturbo, perché protegge dagli sbalzi ormonali che regolano l’avvicendarsi dei cicli mensili. Quindi, la produzione di tessuto non è stimolata, non si hanno disturbi e spesso si assiste anche a un miglioramento. Le donne soggette a endometriosi e che hanno portato a termine la gestazione, inoltre, sono andate incontro a un miglioramento generale, non solo durante la gravidanza e l’allattamento al seno, ma anche nei periodi successivi. Per questo è importante affrontare il problema con il ginecologo, sottoponendosi a esami del sangue e strumentali per capire quale può essere il trattamento risolutivo.

Quando si devono assumere i farmaci
Le cure ormonali sono solo sintomatiche, ma per seguirle è necessario rivolgersi al ginecologo. La cura deve infatti essere strettamente personalizzata: deve cioè essere stabilita in base alla propria storia personale e va seguita per tutto il tempo necessario. Quando l’endometriosi è in fase più avanzata, possono essere assunti farmaci capaci di bloccare l’azione degli ormoni ovarici, somministrati in forma di iniezione sottocute o intramuscolo, in genere nella dose di una ogni 28 giorni per 4-6 volte. Questi farmaci non sono però sempre efficaci, non possono essere assunti per più di qualche anno e causano effetti collaterali come secchezza vaginale e vampate di calore. Per alleviare i sintomi è anche possibile assumere pillole contraccettive a basso dosaggio, la cosiddetta terapia estroprogestinica, capaci di tenere sotto controllo i sintomi. Anche questa cura deve essere personalizzata e quindi essere stabilita caso per caso e non può essere proseguita oltre un certo periodo, non è però una cura risolutiva.

L’efficacia della chirurgia
Il trattamento più efficace dell’endometriosi è quello praticato con la chirurgia endoscopica. L’intervento si esegue in anestesia generale e prevede che nella regione addominale si inseriscano canali in materiale anallergico con una punta, che forano l’addome e al tempo stesso permettono di introdurre gli strumenti chirurgici necessari all’intervento. Non vengono praticati più di tre o quattro fori. Attraverso un foro si introduce una adeguata quantità di anidride carbonica, necessaria per gonfiare l’addome e quindi dare al chirurgo un maggiore spazio per l’intervento. Attraverso un secondo foro, si introduce una sonda in fibre ottiche dotata di luce fredda per illuminare il campo operatorio e trasmettere l’immagine amplificata su un monitor per consentire una maggiore precisione. Il chirurgo quindi introduce gli strumenti chirurgici di dimensioni ridotte, ma altamente precisi. Con questi raggiunge le zone della pelvi invase da endometrio e asporta il tessuto in eccesso portandolo all’esterno attraverso la guida stessa. L’intervento in endoscopia ha il vantaggio di garantire una veloce ripresa, non lascia cicatrici perché i piccoli fori vengono suturati con un solo punto. Inoltre consente una grande precisione perché riesce a rimuovere tutto il tessuto in eccesso.

Lina Rossi

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