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Piercing e tatuaggi: troppi i rischi

febbraio 10, 2017 10:00 am

La moda di farsi tatuare la pelle con pigmenti colorati o dei piercing: l’inserimento di piccoli oggetti di metallo su parti del corpo riscuote consensi, ma i rischi per la salute sono molti.

Sono mode antiche, ma forse proprio per questo attraggono: stiamo parlando dei tatuaggi e dei piercing, rispettivamente la creazioni di disegni e figure colorate sulla pelle, attraverso aghi e l’applicazione di un piccolo anello in zone del corpo inconsuete, come l’ombelico, il naso, l’arcata sopraccigliare e altre ancora. Secondo gli esperti circa il 30% dei giovani europei ha un piercing. In Italia la percentuale cala, ma resta comunque attorno al 20%, ossia un ragazzo su cinque. Per quanto riguarda il tatuaggio, nel nostro paese sono tatuati il 13% degli  italiani per un totale di sette milioni di persone. La legge impone che si debba essere maggiorenni, ma a qualunque età il rischio di infezioni e di allergie legate all’introduzione di sostanze estranee nell’organismo deve spingere alla massima precauzione: infatti il metallo dei piercing e gli inchiostri dei tatuaggi entrano a contatto con la pelle, le fibre nervose e il derma. Possono quindi manifestarsi infezioni virali, batteriche oppure verificarsi reazioni allergiche.

 

Batteri negli inchiostri

Nei tatuaggi, o meglio negli inchiostri, oggi si nasconde il rischio delle infezioni batteriche, responsabili di manifestazioni cutanee ma anche dell’insorgenza di disturbi sistemici. Questa possibilità è stata dimostrata da uno studio effettuato dalla European Academy of dermatology and venereology di Amsterdam, che ha preso in esame 58 nuovi tipi di inchiostro. È emerso che nel 10% dei prodotti esaminati c’erano tracce di batteri anche pericolosi, come stafilococco, streptococco, pseudomonas ed enterococco, responsabili di infezioni anche serie. Per queste ragioni la FDA ha deciso di rivedere il sistema di sorveglianza sugli inchiostri, da sempre considerati solo cosmetici, aumentando i controlli sui processi di produzione. In

Italia non esiste ancora una legislazione che regola la qualità degli inchiostri per tatuaggi, quindi la responsabilità è ancora demandata al consumatore. È quindi importante scegliere con attenzione il tatuatore, rivolgendosi solo a veri esperti, che hanno seguito un corso e che sono provvisti di certificazione rilasciata dalla Asl. I tatuatori seri si riforniscono di inchiostri presso rivenditori autorizzati e non si procurano pigmenti, per esempio, su internet o da venditori di dubbia serietà. Questi professionisti devono avere le stesse precauzioni che usano, per esempio, per evitare di diffondere infezioni serie come l’epatite, che proprio negli ultimi anni ha subito un’impennata grazie alla moda dei tattoo.

 

Tatuaggio ed epatite B

Per quanto riguarda il tatuaggio e i piercing i rischi maggiori sono connessi alla possibilità di contrarre una forma di epatite, soprattutto di tipo B. Si tratta di un’infezione acuta del fegato che può essere trasmessa dall’utilizzo di aghi infetti. Le epatiti,insorte a seguito di un tatuaggio non eseguito in condizioni di sicurezza, possono causare cirrosi. Esiste anche il rischio, benché remoto, di entrare in contatto con l’HIV. Oggi questi pericoli non sussistono nel caso in cui ci si rivolga a tatuatori professionisti, la cui attività è da tempo regolamentata dalle Linee guida del Consiglio Superiore di Sanità. Tra queste, c’è l’obbligo di impiegare solo aghi usa e getta, indossare sempre i guanti, operare in ambienti sicuri e puliti e servirsi di strumenti sterilizzati. Infine, si possono verificare reazioni cutanee locali di tipo allergico, rare in realtà, ma pur sempre possibili. Inoltre possono comparire cicatrici, cheloidi, pseudo linfomi dovuti proprio all’azione dell’ago sulla cute. E nemmeno quando si decide che il tatuaggio non piace più si può essere sicuri. Infatti oggi circolano anche sul web tanti prodotti alternativi al laser, il più efficace sistema riconosciuto per eliminare i tatuaggi, come gel o creme schiarenti di incerta provenienza, responsabili di reazioni infiammatorie, allergiche  o infezioni. Rivolgersi a un professionista è dunque la prima regola di sicurezza.

 

Lina Rossi

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