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Solari: leggiamo attentamente cosa mettiamo sulla pelle

luglio 8, 2015 4:21 pm

Proteggere la pelle dal sole è importante e deve essere scelto il prodotto giusto. Per questo è necessario conoscere gli ingredienti che compongono i solari.

Da tempo ormai pediatri e dermatologi ribadiscono l’importanza di proteggere la pelle dei bambini con i prodotti solari. Infatti, gli eritemi e le scottature subiti durante l’infanzia possono avviare, con gli anni, una degenerazione cellulare che predispone al melanoma, un tumore aggressivo della pelle, ma anche ad altri problemi come la cheratosi attinica e l’invecchiamento precoce.

Scarsa cultura sui solari
Tutto questo sarebbe evitabile con una esposizione intelligente al sole sia da bambini sia per tutta la vita: al sole si dovrebbe stare soltanto entro le 11 del mattino e dopo le 5 del pomeriggio e, anche in queste ore, è necessario utilizzare un buon prodotto solare. Non esiste, però, ancora una sufficiente cultura in fatto di impiego di solari: questo spinge ad acquistare il prodotto non adatto e anche a farne un uso scorretto, con il risultato che la pelle non è ben protetta. E le sigle che dovrebbero essere ben chiare ai consumatori, UVA, UVB e SPF per molti vogliono dire poco e rischiano di confondere le idee. Lo ha dimostrato un sondaggio condotto da Royal Pharmaceutical Society, la società farmaceutica britannica, su circa 2000 consumatori inglesi, secondo il quale ben il 15% dei britannici ammette di non aver mai controllato il fattore protettivo della crema solare utilizzata per i propri bambini. Solo un intervistato su 5 sa che il rating di SPF, o fattore di protezione solare, scherma solo dai raggi UVB, che provocano scottature, ma non dagli UVA che causano invecchiamento della pelle e che entrambi i due tipi di radiazioni ultraviolette siano all’origine di melanomi.

Che cosa indicano le varie sigle
È il caso di chiarire una volta di più il significato di queste sigle, in modo che l’acquisto e anche l’utilizzo siano più consapevoli. Partiamo da SPF: significa Solar Protection Factor, ossia Fattore di Protezione Solare e indica la capacità, da parte di un prodotto, di difendere dai raggi UVB. Viene indicato con una scala numerica che va solitamente da +6 a +50. I SPF 50 sono quelli a più alta protezione solare: schermano circa il 98% per cento dei raggi UVB. Scendendo il valore, anche la protezione solare cala: un SPF 30 tiene lontano circa il 97% dei raggi e uno fattore 20 il 94%. I bambini e le persone con pelle chiara dovrebbero iniziare con un fattore 40 o 50 e non scendere mai sotto il 30, nemmeno alla fine della vacanza. Per quanto riguarda le sigle UVA e UVB, i primi indicano i raggi responsabili del foto-invecchiamento. Gli UVB, invece, sono quelli che causano le scottature. I solari disponibili oggi contengono entrambi i filtri: per questo, soprattutto nel caso dei bambini si dovrebbero scegliere prodotti protettivi sia contro gli UVA, sia contro gli UVB. Basta leggere sulla confezione.

Ripetere spesso l’applicazione
Il solare non agisce immediatamente una volta steso sulla pelle e, soprattutto, non protegge dai danni già subiti. In altre parole, è inutile portare il bambino in spiaggia, lasciarlo giocare mezz’ora e poi applicare il solare: la pelle ha già subito un danno. Per una migliore protezione è utile mettere il prodotto qualche minuto prima dell’esposizione, per esempio quando si è in casa: una volta in spiaggia il fattore di protezione sarà già attivo. L’applicazione va inoltre ripetuta più volte nel corso della giornata, soprattutto dopo che il bambino ha fatto il bagno ed è stato strofinato con il telo di spugna, o se si è rotolato nella sabbia. Il tipo waterproof, ossia impermeabile dura più a lungo e quindi l’applicazione può essere meno frequente, ma nel caso dei bambini può tappare eccessivamente i pori e predisporre alla sudamina. È bene essere generosi nelle dosi: la quantità giusta è pari a una noce, da mettere uniformerete anche su orecchie, nuca, dorso di mani e piedi. Per le labbra ci vuole uno stick apposito.

Sahalima Giovannini

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