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Il rapporto con la famiglia

febbraio 13, 2001 12:00 pm

I ragazzi tendono ad entrare in conflitto con i genitori per poter conquistare la propria indipendenza. L’adolescenza rappresenta una fase di rapida crescita che corrisponde al passaggio dall’età infantile a quella adulta. Durante questo periodo il ragazzo cerca di conquistare una sua indipendenza e di costruire una propria identità anche al di fuori della famiglia.…

I ragazzi tendono ad entrare in conflitto con i genitori per poter conquistare la propria indipendenza.

L’adolescenza rappresenta una fase di rapida crescita che corrisponde al passaggio dall’età infantile a quella adulta. Durante questo periodo il ragazzo cerca di conquistare una sua indipendenza e di costruire una propria identità anche al di fuori della famiglia. A questo scopo egli deve riuscire a distaccarsi psicologicamente e materialmente dall’ambiente familiare e costruire una nuova immagine di sé che rifletta una personalità più adulta e più matura.
Questo processo di trasformazione provoca nell’adolescente sentimenti nuovi e ambivalenti: ansia, timore di non riuscire ed, insieme, ambizione e desiderio di successo e di riconoscimenti. Ma, un sentimento predomina sugli altri ed è la netta intenzione di affrancarsi dal controllo e dall’autorità della famiglia, specialmente da quella del padre, nonché, per analogia, anche dalle altre figure impositive, dagli insegnanti al medico. Il tutto, si badi bene, pur continuando a godere dei vantaggi morali e materiali derivanti dal vivere in un ambiente organizzato e protetto come è appunto quello familiare.
Di fronte a questa specie di rivoluzione interna, i parenti reagiscono spesso in modo inconsulto, oscillando tra una benevola rinuncia ad imporsi, nella speranza che le cose si aggiustino da sole, e disperati tentativi di “ristabilire l’ordine” ad ogni costo. Ne deriva l’impossibilità per i genitori di mantenere buoni rapporti con dei figli che assumono, a tratti, atteggiamenti di totale estraneità e, talvolta, addirittura di ostilità nei loro confronti.
Proviamo a fornire alcune “linee guida” di comportamento allo scopo di dare ai genitori indicazioni utili a superare al meglio questo difficile periodo.

Ascoltarlo
E’ importante non assumere, nei confronti del ragazzo, atteggiamenti di rivalsa o di distacco; al contrario, bisogna dimostrargli interesse ed affetto, cercando di seguirlo e di comprenderlo nei suoi nuovi interessi ed anche nelle sue piccole “manie”.

Dargli fiducia
Bisogna trattare il giovane come un piccolo adulto, mantenendo vivo il colloquio e rispettando, entro certi limiti, le sue opinioni ed i suoi gusti: abbigliamento, pettinatura, modo di esprimersi, gusti musicali, ecc. Bisogna capire che il ragazzo cerca una propria strada autonoma che necessariamente riflette abitudini e costumi dei coetanei, con i quali egli si confronta ogni giorno. Il giovane ha bisogno di identificarsi in un gruppo che gli dia sicurezza e tranquillità: “adeguamento al branco”.

Responsabilizzarlo
Per favorire il raggiungimento di un certo grado di maturità, è necessario concedergli un minimo di autonomia decisionale. Così, dargli una “paghetta” settimanale, dalla quale non derogare mai, serve a fargli comprendere il valore del denaro e contribuisce a renderlo un buon amministratore di se stesso. Allo stesso scopo è necessario concedergli una certa libertà, ma, nel contempo, stabilire, nell’ambito della vita familiare, alcuni punti fermi, come: curare la propria stanza, rispettare le ore dei pasti, limitare il tempo dedicato alla “dannosa” TV, stabilire le ore ed i giorni in cui può uscire con gli amici.

Non pretendere troppo
Talvolta i parenti nutrono per i propri ragazzi eccessive aspettative nei diversi campi della loro attività: scuola, sport, ecc.; in realtà essi vedono i propri figli come un vero e proprio “prolungamento di se stessi” per cui i successi o gli insuccessi dei loro ragazzi vengono recepiti come propri. E’ un comportamento che può creare insicurezza ed è quindi da evitare.

Dare il buon esempio
Al di là di ogni altra considerazione, quello che veramente conta è il modello stesso di vita che i due genitori sono in grado di proporre ai figli con il loro esempio: serietà di comportamento, affidabilità, onestà morale, linguaggio corretto e pulito, amore per la cultura ed i libri, non eccessivo interesse per il denaro e magari anche un certo aristocratico disprezzo per la smania corrente degli acquisti ad ogni costo. E per finire voglio accennare al momento della cena serale che è l’unico in cui l’intera famiglia si riunisce: sarebbe opportuno che questo magico momento di aggregazione si trasformasse in un’occasione per parlare serenamente dei vari problemi familiari, della scuola, dello sport e delle amicizie del figlio. Il tutto, naturalmente, con il televisore spento!

 

Prof. Piero Vignetti

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