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I rischi delle gite scolastiche, organizziamo tutto prima della partenza

aprile 17, 2013 4:14 pm

Quando i nostri figli non sono più bambini, la gita scolastica non è più solo un’occasione di divertimento. Spesso è la prima volta in cui si prova a fumare, bere alcol o ad avere i primi rapporti. Ecco come prepararsi.

Aprile e maggio sono il tempo delle vite scolastiche. Giorni attesi con ansia dai nostri figli ormai adolescenti che spasimano per la libertà vera, lontana dai controlli dei genitori, per stare finalmente sul serio con lui o con lei, per provare la sigaretta o altro. Tanto è vero che le bellezze artistiche di Roma o delle città toscane, il fascino delle capitali europee passano decisamente in secondo piano rispetto a quello che i ragazzi considerano vero divertimento: il rapporto con gli amici. È giusto e naturale che sia così. Tuttavia, i ragazzi non si rendono conto di correre seri rischi, soprattutto se hanno, come oggi purtroppo succede, rapporti sessuali non protetti e in seguito cambiano spesso partner. Una delle conseguenze più serie sono le malattie sessualmente trasmesse (MTS): un’emergenza sulla quale c’é poca informazione e scarsa consapevolezza soprattutto tra gli adolescenti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono 340 milioni nuovi casi nel mondo, di cui almeno 111 milioni interessano giovani sotto i 25 anni di età. Si stima, infatti, che ogni anno un adolescente su 20 contragga una malattia sessualmente trasmessa e che l’età di insorgenza tenda ad abbassarsi.

Troppo poca consapevolezza tra i giovani
Gli esperti della Società Italiana di infettivologia pediatrica sostengono che, in realtà, i ragazzi sanno dell’esistenza di queste malattie: quello che non è noto è il meccanismo di diffusione, ossia che esse si trasmettono per via sessuale e possono avere anche conseguenze serie. I giovani adolescenti risultano essere i meno consapevoli: oltre la metà delle nuove infezioni da HIV, per esempio, interessano giovani nel gruppo di età 15-24 anni e generalmente le ragazze sono più vulnerabili dei ragazzi. Secondo gli esperti della Sitip, ci sono ragazzine che hanno il primo rapporto sessuale a 13 anni e a questa età non c’è ancora la consapevolezza che anche attraverso un singolo rapporto si può contrarre una malattia trasmessa sessualmente. La probabilità di incontrare persone infette sarà tanto maggiore quanto più elevato è il numero dei partner: quanto prima inizia l’età dei rapporti, tanto più numerosi sono in genere i partner. E i rischi per alcune infezioni come quella da papilloma virus si corrono anche in modo indiretto, per esempio condividendo biancheria o oggetti intimi (cosa frequente in gita) se un soggetto ha contratto un’infezione.

Malattie sessuali, ma non solo
Parlando della MST più seria, l’AIDS, si calcola che in tutto il mondo i giovani tra i 15 e i 24 anni che ne sono affetti siano oltre dieci milioni. In Italia il problema è ancora sottovalutato. Nel nostro paese, infatti, al di sotto dei 18 anni è possibile sottoporsi al test per l’HIV solo dietro consenso dei genitori. Molti giovanissimi, che magari hanno avuto rapporti a rischio, evitano di effettuarlo per timore o vergogna, privando se stessi della possibilità di effettuare cure tempestive nel caso abbiano contratto la malattia. Inoltre esistono rischi anche per quanto riguarda le altre malattie. La sifilide, considerata a torto una malattia d’altri tempi, sta tornando a farsi sentire. E le malattie sessuali non sono l’unico rischio che corrono i nostri ragazzi. C’è anche l’assunzione di stupefacenti. A 15 anni il 27 per cento dei ragazzi e il 18 per cento delle ragazze ha già sperimentato almeno una volta una sostanza stupefacente. Il 2,6 per cento ha provato la cocaina e il 2 per cento droghe pesanti. Per non parlare dell’abuso di alcol: a 11 anni già il 12 per cento dei ragazzi beve alcolici almeno una volta la settimana, mentre a 15 anni la quota arriva addirittura al 37 per cento. Chi beve in prevalenza sono i maschi. La percentuale è tra le più alte d’Europa. A quindici anni, inoltre, il 16 per cento dei ragazzini acquista regolarmente sigarette. Il 7,6 per cento dei giovanissimi può essere considerato un fumatore “pesante”. Anche in questo caso il dato è uno dei dati più alti d’Europa.

Qui aiutano i ragazzi
Questi comportamenti a rischio sottovalutano le conseguenze anche serie che si possono presentare. Durante l’adolescenza i ragazzi hanno la tendenza a porsi in situazioni rischiose come transizione verso l’età adulta. A questo si aggiungano la convinzione, che in genere hanno, di essere onnipotenti o di voler dimostrate di esserlo a cause delle pressioni del gruppo. Il problema è la diffidenza dei ragazzi nei riguardi dei servizi sanitari che si occupano della loro salute e la resistenza a farvi riferimento se non in situazioni di emergenza. Le istituzioni sanitarie devono mettere in atto ogni strategia per avvicinare gli adolescenti ai servizi, principalmente rendendoli sempre più adeguati e più attenti a rispondere ai bisogni di questa fascia di popolazione per quel che riguarda, tra l’altro, la riservatezza, gli orari, la formazione e gli atteggiamenti del personale. In ogni Azienda Sanitaria Locale sono attivi i centri di salute mentale, dedicati però a qualunque fascia d’età. Alcune aziende, tuttavia, hanno realizzato centri rivolti proprio ad adolescenti e giovani adulti, ma la dicitura può variare a seconda delle ASL e delle città. Quindi è necessario recarsi alla ASL e chiedere dove ci si deve rivolgere per i servizi dedicati ai più giovani. Un servizio utilissimo e ancora poco sfruttato è il consultorio familiare, l’unico centro al quale è possibile rivolgersi per avere consulenze sulla contraccezione, prescrizioni di pillola anticoncezionale o del giorno dopo. Alcuni centri seguono i giovani anche dal punto di vista del sostegno psicologico. A volte inoltre sono i consultori stessi a fornire ai ragazzi indirizzi di altri centri specifici per il loro problema. Il tutto avviene nel più completo anonimato.

Sahalima Giovannini
Consulenza della Prof.ssa Susanna Esposito
Direttore UOC Pediatria 1 Clinica, Fondazione
IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano;
Presidente della SITIP – Società Italiana di Infettivologia Pediatrica

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