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Adolescenti, il pisolino migliora memoria e attenzione

maggio 9, 2018 10:00 am

Sonnolenza dopo il pasto? Quello che ci vuole prima di iniziare compiti e studio è un sonnellino di mezzora, fa sentire più freschi, svegli e migliora le performance dei processi cognitivi

Subito alla scrivania dopo il pasto, per sfruttare al massimo il pomeriggio nello studio? Meglio di no: quello che ci vuole, se si avverte un po’ di sonnolenza, è un riposino. Deve essere breve, circa mezz’ora e comunque ci si dovrebbe svegliare prima delle quattro del pomeriggio, così da non incorrere nell’insonnia serale. Se si seguono queste regole, la pennichella è ammessa, anzi è perfino consigliata. Alcuni esperti dell’Università del Delaware, in uno studio pubblicato sulla rivista Behavioural Sleep Medicine, hanno sdoganato questa abitudine mediterranea, ma molto apprezzata anche in Giappone, spiegando che un pisolino negli adolescenti migliora  il livello di attenzione, l’abilità di ragionamento non verbale e la memoria spaziale, quella cioè che ci aiuta ad esempio a ritrovare la strada di casa.

 

Uno studio dedicato al sonnellino

I ricercatori, che hanno studiato il ritmo circadiano, il ciclo vitale delle 24 ore di una persona, hanno verificato un cambiamento evolutivo nell’adolescenza, il ritmo dei ragazzi si sposta in avanti di una a due ore rispetto alle fasi preadolescenziali. Questo ritardo è biologicamente guidato negli adolescenti a causa dell’orario scolastico, gli adolescenti devono alzarsi presto per andare a scuola e, con questa fase di ritardo, sono a rischio di privazione cronica del sonno. Lo studio è stato condotto su 363 giovani, con un’età media di dodici anni, in Cina, dove il pisolino a mezzogiorno è comune. I ricercatori hanno misurato il riposino pomeridiano, la durata del sonno notturno e la qualità del sonno stesso, oltre che le prestazioni in molteplici attività neuro cognitive. Dai dati sono emersi i miglioramenti delle prestazioni in alcuni campi specifici: livello di attenzione, abilità di ragionamento non verbale e la memoria spaziale, nei ragazzi che approfittavano del pisolino da cinque a sette giorni a settimana. Inoltre, coloro che avevano l’abitudine al riposino tendevano a dormire anche meglio durante la notte.

 

Il pisolino, un’esigenza naturale

La necessità di un sonnellino è legata a una variazione circadiana della vigilanza. I ritmi circadiani, dal latino circa-dies, cioè attorno al giorno, sono ritmi naturali, regolati dalla luce del giorno, ai quali si adegua la sensazione di veglia e di sonnolenza di una persona. È proprio in base alla luce solare le funzioni organiche sono più o meno attive. Durante il giorno le attività biochimiche dell’organismo vengono stimolate ed è normale stare svegli e quindi lavorare e studiare. Di notte, con il buio, l’attività dell’organismo subisce un rallentamento ed è quindi opportuno riposare bene per permettere al corpo di recuperare le energie. Tutti, in misura diversa, avvertono un rallentamento dell’attività fisica e cerebrale proprio attorno alle due del pomeriggio. Si tratta di un rallentamento collegato, appunto, ai ritmi circadiani, che si abbassano dopo tante ore di veglia e di attività. In pratica il corpo è un po’ giù di tono e segnala al cervello che ha bisogno di riposare per recuperare energia ed efficienza.

 

L’utilità del sonnellino

Indulgere al sonnellino, quindi, è molto utile soprattutto se ci sono impegni importanti in vista, magari anche in tarda serata, che richiedono una certa soglia di attenzione, il sonno è importante per garantire le informazioni utili. Il discorso vale soprattutto per gli studenti, che hanno la possibilità di studiare a casa. Il sonnellino, però, per essere davvero benefico deve essere breve. Deve durare tra i venti e i quaranta minuti: è già un tempo sufficiente per allontanare la sonnolenza e sentirsi più carichi. Se, infatti, ci si concede un riposo più lungo, di un’ora-un ’ora e mezzo o più, ci si avvicina a un sonno di tipo notturno, quindi profondo, con il rischio di svegliarsi di soprassalto, sentendosi intontiti e più stanchi di prima. Infatti svegliarsi dopo la fase di sonno profondo induce uno stato di ipometabolismo cerebrale, stato nel quale le cellule del cervello sono ancora più scariche e inattive di prima. È opportuno sistemarsi in posizione semi-eretta, per esempio in poltrona con le gambe sollevate, o sul divano con la schiena sorretta da cuscini. La stanza deve essere in penombra, con un sottofondo di rumori lievi, per esempio una musica. Si può anche regolare la sveglia per essere sicuri di non dormire più del tempo necessario.

Lina Rossi

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