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Obesità e depressione parlano la stessa lingua

maggio 1, 2018 10:00 am

Sembra che le due condizioni siano geneticamente apparentate a livello neurologico, attenzione quindi se l’umore dei bambini sovrappeso vira verso la depressione

Se nostro figlio è sovrappeso o addirittura obeso e abbiamo l’impressione che sia sempre triste e demotivato, non dobbiamo trascurare questo momento di difficoltà: il bambino potrebbe davvero avere qualche problema legato alla depressione. Un gruppo di esperti ha infatti verificato che esiste un collegamento diretto e reciproco tra peso in eccesso e calo del tono dell’umore a livello neurologico.

 

Depressione e obesità, connesse nell’infanzia

Il gruppo di strutture neuronali responsabili del piacere, nei bambini e adolescenti con problemi di peso e di umore depresso, mostrano anomalie simili suggerendo che le due condizioni siano neurologicamente connesse. Lo ha evidenziato uno studio della Stanford University School of Medicine, pubblicato su Hormones and Behavior. I ragazzi con entrambe le condizioni risultano avere bassi volumi in due aree di elaborazione della ricompensa del cervello: l’ippocampo e la corteccia cingolata anteriore. Le anomalie cerebrali sono anche legate al livello di insulino-resistenza, un precursore del diabete. Per la ricerca sono stati presi in esame 42 ragazzi, con un indice di massa corporea pari all’obesità e che presentavano anche sintomi depressivi non trattati da moderati a gravi. I ragazzi sono stati valutati con test clinici standard e questionari per valutare il livello di depressione, l’esperienza del piacere e determinati comportamenti alimentari, come ad esempio l’alimentazione fuori controllo.

 

La risonanza ha evidenziato immagini correlate

È stata anche misurata la resistenza all’insulina a digiuno e dopo aver consumato una dose standard di glucosio, al termine, è stata effettuata una risonanza magnetica cerebrale. I risultati hanno confermato che le caratteristiche dell’ippocampo e della corteccia cingolata anteriore erano correlate ai livelli di resistenza all’insulina e al grado di depressione. Una maggiore resistenza all’insulina e una depressione più profonda erano anche correlate ai due centri di ricompensa. Se, quindi, un ragazzino sovrappeso o addirittura obeso si mostra svogliato, è bene non sottovalutare pensando che si tratti semplicemente di un disagio legato all’immagine di se stessi e che si teme non sia apprezzata dai coetanei. Sicuramente questo aspetto è presente, ma si tratta di qualcosa di più profondo, legato a disordini metabolici che influenzano il peso, la resistenza all’insulina e il tono dell’umore.

 

Più sport, attenzione agli zuccheri semplici

Non si deve quindi accantonare il problema, pensando che con l’adolescenza passerà tutto: i chili di troppo accumulati nell’infanzia sono i più difficili da smaltire. Nel frattempo, l’insulino-resistenza avrà fatto i suoi danni, portando a una situazione di pre-diabete difficile da controllare. Inoltre, la depressione avrà rubato al ragazzino giorni di spensieratezza e di uscite con gli amici, incidendo anche sul rendimento scolastico. È allora il caso di parlare con il pediatra, per portare avanti una strategia su più fronti, senza però che il ragazzino se ne renda conto. Vietate le diete: a questa età è sufficiente ridurre un po’ le porzioni ed eliminare le merendine e le bibite dolci o gasate. Ci vuole tanto movimento: si deve permettere al bambino di scegliere l’attività sportiva preferita, anche a costo di spendere qualche soldino in più, ma con il patto che sia costante nella pratica. E poi, sì al movimento tutti i giorni: a piedi o in bici a scuola, scale a piedi almeno una volta al giorno, passeggiate e corse nel fine settimana. Il tutto supportato, eventualmente, da uno psicoterapeuta che aiuti a gestire il cattivo umore e il comportamento non corretto nei confronti del cibo.

 

Giorgia Andretti

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