prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Come capire se nostro figlio fuori casa è un bullo

febbraio 20, 2018 10:00 am

Bully, bullismo, cyber bullismo e vittime di bullismo. Si parla giustamente delle vittime di bullismo ma poco dei bulli, delle difficoltà che li rendono tali e come aiutare i loro genitori.

I bulli o bully sono in genere coetanei delle loro vittime e senza dubbio con il loro comportamento aggressivo esprimono un disagio psicologico personale, un vissuto difficile, se non altro perché non sono arrivate, dai loro genitori o educatori, quel bagaglio di regole che rendono adattiva la vita nella società, ovvero: su ciò che è giusto fare e quello che è sbagliato. I bulli sono ragazzi cresciuti senza la protezione delle regole morali, regole alla base delle mura protettive – sono infatti carenti anche delle più semplici regole di comportamento. Correggere le regole è ancora possibile se ci si attiva al minimo dubbio che nostro figlio stia prendendo una strada sbagliata.

 

E’ importante intercettare i primi segnali

La vita frenetica che la maggior parte dei genitori oggi è costretta a fare, tra lavoro, casa, tempo perso per gli spostamenti e attività sportive e di servizio dei ragazzi, lascia poco spazio alla supervisione degli adolescenti, ritenuti erroneamente più responsabili e per questo autonomi. L’età dell’adolescenza è oggi riconosciuta come un arco di tempo tra i tredici e ventiquattro anni, sulla base di uno studio pubblicato su Lancet Child & Adolescent Health e quella dell’inizio della pubertà, quindi pre-adolescenza, tra i dieci e tredici anni.  In questo arco di tempo è bene vigilare ancora di più sui figli in modo indiretto, ovvero senza che se ne accorgano, quindi: parlare con gli insegnanti anche del comportamento e del rapporto con i compagni e non solo del rendimento. Cercare di capire se c’è un rapporto armonioso o se la classe è divisa e se il nostro ragazzo ha avuto qualche cambiamento nel rapportarsi agli altri. La stessa cosa deve essere effettuata con gli altri educatori che hanno a che fare con nostro figlio: gli istruttori sportivi, le catechiste e i genitori degli amici con cui condividono più tempo.

Insomma, cercare di capire come nostro figlio è percepito dagli altri al di fuori della famiglia e correlare le informazioni ai cambiamenti percepiti nei rapporti in casa.

 

Al minimo dubbio chiedere aiuto

L’adolescente richiede un’osservazione più attenta da parte dei genitori.  I ragazzi vanno osservati nei rapporti famigliari in casa, attenzione deve essere riposta ai minimi segnali di un disagio ad esempio davanti ad un improvviso cambio di umore, se in casa mostra una prepotenza mai attuata prima o se frequenta un giro di amici nuovi e del quale non racconta niente in casa. In caso di dubbio parlarne prima di tutto con il pediatra, eventualmente effettuerà un colloquio preliminare e se è il caso indirizzerà presso un centro specializzato in disturbi dell’adolescenza o uno specialista con specifiche conoscenze. Ci sono segnali psichici che non vanno assolutamente sottovalutati e per il quale è necessario lo specialista. In caso di problematiche evidenti il ragazzino non va affrontato direttamente e non va isolato in casa, le reazioni potrebbero essere anche peggiori. Ovviamente il comportamento alterato o disturbante verso gli altri va penalizzato, il sopruso deve essere rimarcato come un comportamento negativo che inevitabilmente lascia delle conseguenze.  Se il comportamento alterato avviene a scuola è necessario fare fronte compatto con gli insegnanti e gli educatori, anche di fronte a decisioni drastiche come una sospensione a scuola. I ragazzi devono aver chiaro il concetto che è giusto capire il loro disagio, ma il comportamento negativo verso un coetaneo va condannato senza appello, come qualcosa di completamente sbagliato.

 

Dott. ssa Rosalba Trabalzini

Responsabile scientifico GuidaGenitori.it

- -


ARTICOLI CORRELATI