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OMS: è disagio psichico svagarsi troppo con i videogiochi

gennaio 19, 2018 10:00 am

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, passare troppo tempo a svagarsi con i videogiochi non è più una semplice passione. L’eccesso si configura come un disturbo mentale

È recente una notizia che potrebbe decisamente preoccupare molti genitori, oppure rafforzare in loro una convinzione covata da tempo: la mania dei videogiochi non sia semplicemente un passatempo ma sia, realmente, una mania, ossia una malattia che non va sottovalutata, ma curata nel modo più appropriato. Lo ha deciso l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha inserito nella lista 2018 l’ossessione per i videogiochi come malattia mentale o gaming disorder.

 

Videogiochi: quando si tratta di un disturbo

Secondo l’OMS, la mania dei videogiochi può essere classificata come un disturbo se diventa un comportamento ricorrente o persistente di sufficiente gravità da risultare un’invalidità significativa a diversi livelli. Un simile comportamento lo si nota quando si dà priorità al gioco rispetto ad altre attività più importanti come ad esempio quando si preferisce il gioco allo stare insieme agli amici, isolamento sociale, o il gioco occupa lo spazio dello studio e dei compiti a casa, se perdura per un arco di tempo di almeno un anno. Il portavoce dell’OMS ha sottolineato che per ora si tratta solo di una descrizione a livello clinico del disturbo: al momento non ci sono, quindi, opzioni per la prevenzione o la cura. Nell’attesa che si definisca qualcosa di più preciso in merito alla diagnosi e alla cura, è importante che i genitori non sottovalutino certi comportamenti che potrebbero far pensare che il proprio figlio è soggetto a una dipendenza da videogiochi. Un giovane con questo disturbo potrebbe infatti incorrere in altri tipi di dipendenza, per esempio da alcol, fumo e gioco d’azzardo. Si tratta di problemi che sono tutt’altro che rari. Secondo gli esperti, infatti, nel nostro paese le dipendenze sono tutt’altro che rare: il 20% dei giovani tra i 15 e i 34 anni consuma frequentemente alcolici, il 16% fuma fino al compimento dei 24 anni e il 19% ha consumato cannabis nell’arco di un anno. Quasi la metà dei giovani tra i 14 e i 19 anni hanno giocato d’azzardo almeno una volta all’anno.

 

Gaming disorder, cosa possono fare i genitori

Va precisato che è importante, per qualsiasi tipo di dipendenza, se questa è veramente tale o se si tratta di un fatto saltuario: nel caso del fumo, per esempio, può capitare che un adolescente faccia un tiro o fumi quando è con gli amici, ma se si tratta di fatti isolati i genitori non devono preoccuparsi eccessivamente. Più attenzione invece va posta con l’alcol, perché anche una bevuta saltuaria, ma abbondante, può costituire un rischio. Per quanto riguarda invece la dipendenza da videogioco, non va sottovalutata. I genitori, sostengono gli esperti, devono far caso a tre sintomi fondamentali: il craving, ossia il desiderio improvviso di giocare; l’astinenza, irrequietezza con sintomi fisici e psicologici se non si riesce a giocare e la tolleranza, ovvero, l’aumento progressivo del tempo di gioco con disinteresse verso gli hobby precedenti. Altri segnali preoccupanti sono la perdita del senso della realtà, con la scomparsa di orari e abitudini che scandiscono normalmente la giornata, e il ritiro sociale ovvero il progressivo allontanamento dalle amicizie e dalle attività sportive. Attenzione anche all’aumento di peso: può indicare che il ragazzo trascorre davvero troppo tempo seduto davanti a un videogioco. Se i segnali ci sono, è bene non sottovalutare il comportamento: è bene parlarne con il pediatra o il medico e rivolgersi a servizi specifici di sostegno psicologico per il disagio adolescenziale e le dipendenze.

 

Sahalima Giovannini

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