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Adolescenza, valori morali sempre più in crisi

novembre 6, 2017 9:59 am

Non ancora adulti ma non più bambini. Solo spacconi, maleducati oppure profondamente in crisi per la perdita di valori? Ritratto preoccupante di un’età difficile: tutti siamo responsabili

Il video ha fatto il giro della Penisola, lasciando tutti sgomenti. A Mirandola, uno studente appena quindicenne di un istituto professionale, in seguito a una discussione accesasi in classe, ha lanciato il cestino della carta straccia contro l’insegnante. Aggiungendo anche pesanti insulti. Sembra il ritratto di una generazione allo sbando, ma fino a che punto si tratta di maleducazione personale e quando, invece, sfocia nel disagio personale e sociale di un ragazzo?

 

Lancio del cestino dell’adolescente di Mirandola

Il ragazzino autore di questo gesto ha appena quindici anni. Alle spalle, una famiglia normale, almeno all’apparenza, due genitori arrivati molti anni fa da un paese dell’est e perfettamente integrati. Due genitori, però, che hanno ammesso: il loro ragazzo aveva festeggiato il suo ultimo compleanno compiendo una rapina in un negozio mentre in casa si comporta benissimo. Due genitori, affermato al ragazzo stesso, dopo la bravata del lancio del cestino non hanno preso alcun provvedimento, nessuna ramanzina o punizione. La mamma ha affermato che da tempo si era rivolta agli assistenti sociali, alla scuola e perfino ai carabinieri per denunciare una situazione di disagio. Un pensiero sorge spontaneo: era proprio un angioletto in casa?

 

Adolescenti, tutti siamo responsabili

L’adolescenza è un’età difficile, è vero. Lo è stata in tutte le epoche, ma oggi lo è ancora di più, tra la società in crisi, i valori morali evanescenti e un mix di culture di altri paesi di difficile integrazione. L’età dell’adolescenza è sempre stata indicata come quella della sofferenza interiore, è l’età in cui si scatenano i primi disagi psichici, le prime forme depressive: un’età che, quando finisce, non è rimpianta da nessuno. Per questo è essenziale farsi tutti carico dagli adolescenti: appartengono alla società intera. Appartengono alla scuola, che non deve essere un ghetto con insegnanti che cambiano in continuazione per questo non riescono a motivare i ragazzi e che permette che un ragazzo su dieci di abbandonare gli studi. I servizi socio-sanitari dovrebbero saperli ascoltare anche per i problemi di salute, senza sballottarli dal medico dei bambini a quello degli adulti, indicando loro i centri dove si possano rivolgere con fiducia. Infine, appartengono al quartiere, alla parrocchia, che deve assicurare spazi sani e sicuri in cui sfogarsi nel sano movimento fisico.

 

Le regole fin dalla prima infanzia

I ragazzi adolescenti appartengono soprattutto alla famiglia, dove viene insegnato il rispetto per la società e l’osservanza delle regole fin da quando compiono i primi passi. Perché questi adolescenti alti, robusti, violenti, sono stati anche bambini da plasmare e non solo da nutrire e rassicurare. Oggi troppi genitori tralasciano le regole educazionali per paura, per carenza di tempo perché occupati da tanti altri problemi. Gli adolescenti che improvvisamente aggrediscono, rubano, insultano, mancano di rispetto o peggio ancora esprimono a gesti problemi personali, come la depressione e l’autolesionismo alla base troppo spesso c’è una totale mancanza di educazione da parte della famiglia. È inutile punire o cercare correttivi a quindici anni, se quando ne avevano due o tre era tutto permesso. Torna alla mente un vecchio racconto, crudo e anacronistico, di una madre e un figlio. Quando il figlio aveva tre anni, rubò una mela e la madre non disse nulla. A dieci, il ragazzino rubò una bicicletta e la madre fece finta di nulla. A quindici picchiò un anziano e la donna non reagì. A venti uccise un uomo e fu condannato all’impiccagione. Il giovane sputò ai piedi della madre che, piangente, era andata a trovarlo in carcere. E le disse: Non sarei qui, se mi avessi sgridato quando rubai la mela. Ed infine, non dimentichiamo che le regole iniziano con l’esempio dei grandi in casa.

 

Giorgia Andretti

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