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Cosa fare se i vostri figli vi dicono: sono gay

ottobre 3, 2016 10:19 am

E’ con l’adolescenza che nei ragazzi si consolida l’identità sessuale di genere. La fase più critica da superare è come dirlo ai genitori, è il timore delle possibili reazioni a spaventarli.

La notizia di alcuni giorni fa, dell’aggressione avvenuta ai danni della fidanzatina della loro figlia, di una coppia di genitori romani, ha portato alla ribalta una delle possibili reazioni dei genitori messi davanti alla realtà di avere un figlio o figlia gay. Fortunatamente oggi è più semplice parlare dei gay, soprattutto dopo le dichiarazioni di Papa Francesco – I gay non vanno discriminati e devono essere accompagnati pastoralmente, se una persona in quella condizione è in cerca Dio chi siamo noi per giudicarla? Io credo che la Chiesa debba chiedere scusa ai gay che ha offeso.

La rivelazione può arrivare all’improvviso
La maggior parte dei genitori immagina una vita perfetta per il proprio figlio. Si desidera una vita basata su ciò che la società ci ha condizionati a ritenere accettabile: andare bene a scuola, laurea con il massimo dei voti, un buon lavoro e un buon matrimonio con tanti nipoti. E invece, un giorno all’improvviso, arriva la rivelazione faticosamente elaborata -Io sono gay. Non so se essere felice di questo mio essere così come so che è difficile per voi accettare la mia verità. Se mi amate, non cercate di cambiarmi. L’adolescente, maschio o femmina che sia, può essere spaventato e preoccupato, non è facile riconoscersi diverso dai coetanei e soprattutto delle possibili reazioni da parte loro. La cosa importante è capire il suo stato d’animo, se vostro figlio o figlia ha deciso di parlarvene è la dimostrazione che vuole un rapporto onesto con voi, i suoi genitori, e di condividere qualcosa di molto privato e importante solo con voi.

Le reazioni prevedibili dei genitori
Davanti alla realtà arrivata a confermare un dubbio o all’improvviso senza averne mai sospettato la possibilità, può dar luogo a varie reazioni emotive tra cui:

•Senso di colpa – ho fatto qualcosa di sbagliato nella sua educazione?
•Il dolore – pensavo di conoscere bene mio figlio e ora, cosa è diventato?
•Preoccupazione – che vita potrà avere con la discriminazione sociale così malvagia e se dovesse ammalarsi con le malattie sessualmente trasmesse?
•Eccesso di religiosità – sarà per sempre un peccatore e per questo condannato moralmente
•Stigma – cosa penserà la gente di mio figlio? E di me?

Per risponde ai quesiti prevedibili è necessario aver chiarezza sul fatto che l’orientamento sessuale inizia già prima della nascita. La scienza non ha ancora capito fino in fondo cosa determina l’attrazione per soggetti appartenenti al proprio sesso ma è necessario andare oltre il come e il perché, dal momento che mancano risposte chiare. D’altra parte, se nel mondo la percentuale di gay, maschile e femminile, è stimata tra il 2 e 10% della popolazione in età adulta e che la condizione di gay è presente in tutte le epoche rintracciabili dell’umanità e in tutte le culture, una condizione fisiologica ci deve pur essere.

Come ci si deve comportare
Prima di lavorare sulle proprie preoccupazioni, vanno rassicurati i ragazzi, va detto loro che siete orgogliosi del loro essersi aperti a voi, sono i vostri figli e per questo li amate e rispettate. Il ragazzo saprà di poter contare sempre su di voi perché il vostro rapporto è aperto ed accogliete. Per se stessi, la prima cosa da dire a voi stessi è che non siete gli unici genitori a vivere l’esperienza della diversità, intere generazioni hanno vissuto la stessa esperienza e soprattutto di accettare e superare il sentimento della vergogna. Per questo è necessario poterne parlare con qualcuno di cui ci si fidi. Se non si ha qualcuno in famiglia in grado di aiutare in questo percorso, la cosa migliore è rivolgersi ad un terapeuta professionista dell’età evolutiva o uno psichiatra. Gli operatori professionali seguono un codice etico che impone di essere informati, rispettosi e tolleranti verso le persone gay. Tuttavia, preventivamente, prima di iniziare un percorso di accompagnamento è bene chiedere al terapeuta le sue opinioni personali sulla problematica.
E per finire, non dimenticare che nessun bambino diventerà mai esattamente quello che i genitori hanno immaginato per lui o lei, un figlio rimane per sempre il vostro bambino. Non è la sua sessualità a definirlo un figlio da amare e accudire incondizionatamente.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile Scientifico di Guidagenitori.it

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