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Gonorrea, sifilide e scabbia, malattie che tornano

luglio 29, 2016 9:25 am

Quando si parla di infezioni sessuali si pensa all’Aids o alla clamidia, ma ci sono altre infezioni considerate superate e che invece stanno tornando di grande attualità negli adolescenti.

Studenti italiani rimandati a settembre in fatto di salute. È il risultato della campagna – Non fare autogol – dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, Aiom, durata sei anni e che ha raggiunto decine di migliaia di ragazzi usando come testimonial allenatori e calciatori di serie A e B. I giovani hanno dimostrato realmente una scarsa conoscenze in fatto di salute. In particolare, segnala l’Aiom, il 78% degli intervistati non sa che bisogna consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, il 32% ritiene che le sigarette light non siano pericolose, per il 54% le lampade solari incrementano la resistenza al sole e quindi proteggono la pelle. E, se si parla di educazione sessuale, non c’è da stare allegri: stanno infatti tornando malattie considerate da anni passate e che si stanno diffondendo ancora, per colpa di un comportamento sessuale anche tra gli adolescenti un po’ troppo disinvolto. Basterebbe più prudenza e l’uso del preservativo per evitare tanti rischi.

La gonorrea
La gonorrea o blenorragia è un male antichissimo: basti pensare che se ne accenna già nella Bibbia. È causata da un batterio, il gonococco o Neisseria gonorrhoeae e si trasmette attraverso i contatti sessuali di qualsiasi tipo. Può non dar luogo ad alcun sintomo, ma quando si manifesta lo fa dopo un’incubazione brevissima, di appena tre giorni. Compaiono quindi bruciore mentre si fa pipì, irritazione dei genitali esterni, perdite giallastre e purulente. I sintomi sopra descritti devono sempre insospettire. Quindi, ci si deve recare dal ginecologo, dall’urologo o da un dermatologo venereologo. La diagnosi avviene con un semplice prelievo di muco vaginale fatto con tampone. La cura è necessaria per evitare complicazioni infettive fuori dall’area genitale e consiste nell’assunzione di antibiotici come penicillina, tetracicline ed eritromicina.

La sifilide
Nei secoli passati gli italiani la chiamavano mal francese, i francesi male inglese e così via. Questo a spiegare la grande diffusione della malattia a trasmissione sessuale per antonomasia, sempre presente sul territorio, soprattutto in occasione di guerre o incontri con altri popoli. Nel corso del ventesimo secolo l’uso di antibiotici ha portato a una drastica diminuzione dei casi, ma oggi, grazie ai viaggi in paesi esotici e soprattutto a causa di immigrazione e unioni miste, gli esperti assistono a una seconda giovinezza della sifilide. Si tratta di un’infezione sessuale molto seria, dovuta al batterio Treponema pallidum, si trasmette dopo un rapporto infetto attraverso lesioni che il batterio stesso provoca nella zona dei genitali. Queste lesioni, chiamate sifilomi, compaiono circa tre settimane dopo il rapporto con la persona infetta: sono formazioni dure e tondeggianti, dalle quali fuoriesce siero. In questo stadio della malattia si ingrossano le ghiandole linfatiche. Nel secondo stadio il corpo si ricopre di chiazze rosse, il fegato inizia a funzionare male, gli occhi si infiammano e su viso, labbra e genitali compaiono papule rossastre. Nel terzo stadio, comunque, è davvero rarissimo vedere, compare la gomma, una formazione nodosa che si apre lasciando uscire siero. Al giorno d’oggi le cure antibiotiche impediscono che chi contrae la sifilide arrivi al terzo stadio. Questo perché, prima di tutto, la diagnosi si effettua con un semplice prelievo di sangue e con l’esame del siero che fuoriesce dai sifilomi. Per quanto riguarda la cura, si devono effettuare iniezioni per via intramuscolare a base di penicillina, oppure assumere per bocca antibiotici come eritromicina e tetracicline.

La scabbia
I viaggi in paesi esotici, la possibilità di soggiornare in letti non perfettamente puliti, il turismo sessuale: ecco le cause che hanno determinato negli ultimi anni il ritorno della scabbia, un’infestazione cutanea che gli esperti consideravano completamente debellata dagli anni Cinquanta. La scabbia è dovuta a un acaro – il Sarcoptes scabiae – che, scavando piccole gallerie al di sotto della pelle, causa la formazione di piccoli noduli tra le dita, sui gomiti e sulle ginocchia, nell’area dei genitali, attorno all’ombelico e ai capezzoli e sotto le ascelle, causando intenso prurito. Il dermatologo è in grado di effettuare una diagnosi alla vista e grazie ai sintomi descritti. Per debellare l’acaro, è necessario applicare su tutto il corpo preparati a base di lindano, crotamidone o benzoato di benzile per tre giorni, al quarto giorni si effettua un bagno caldo e si spazzola tutto il corpo. Tutta la biancheria utilizzata dalla persona contaminata deve essere sterilizzata. È indispensabile pensare alla prevenzione, sottoponendo la biancheria di tutti i famigliari, oltre che della persona infestata a lavaggi ad altissime temperature, in grado di uccidere l’acaro.

Lina Rossi

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