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Il rischio di emulazione negativa negli adolescenti è altissimo

luglio 25, 2016 10:11 am

Il processo di imitazione è basilare per crescere, è funzionante da subito dopo la nascita. Con l’adolescenza sviluppa tutta la sua potenzialità sia in positivo sia in negativo.

Il sistema cerebrale di tutti gli animali segue un processo evolutivo: negli uomini ha inizio con il concepimento e procede per tappe fin verso i 20 anni. Le tappe più significative sono due: tra la nascita ed i 3 anni e quella dell’adolescenza, tra i 14 e 20 anni. Questi due lunghi periodi sono importanti per lo sviluppo sia dei processi mnemonici sia di quelli cognitivi e della maturazione della personalità. Il bambino prima e l’adolescente in seguito mettono in atto comportamenti sperimentali dettati dal mix tra realtà e fantasia. In altre parole, ha atteggiamenti stimolati dal contesto cui sono immersi, modulati e aggiustati dalle reazioni conseguenti degli adulti addetti per natura, i genitori, o di coloro che hanno delega ad educare.

Adolescenza e paura
Nell’accrescimento cerebrale le aree più attive nell’adolescenza sono quelle in cui risiede il desiderio di avventura, della sperimentazione, della curiosità, ecco perché i ragazzi a questa età sono pronti a tutto. La valutazione del rischio non è contemplato come fattore negativo semplicemente perché non è ancora ben strutturata come area cerebrale. La spavalderia e la ribellione hanno il predominio proprio perché non esiste nessun limite se non quello dell’autorità genitoriale che di fatto è contestata. E’ all’incirca dopo i 20 anni che le aree cerebrali deputate alla percezione del rischio e l’opportunità di mettersi al sicuro completano il loro sviluppo. Ecco perché, all’origine dei comportamenti sociali stravaganti o inadeguati alle circostanze, ci sono precise basi neurologiche. Aree cerebrali sono sedi specifiche di alcuni comportamenti. La corteccia prefrontale, per esempio, responsabile dell’inibizione di atteggiamenti inappropriati, e il sistema limbico in cui risiedono le sensazioni del piacere e della ricompensa, sono ancora molto instabili ed eccitabili. Tra di loro gli adolescenti sono soliti sfidarsi a chi ha più coraggio da mostrare e lo fanno di solito cercando di stupire il gruppo o gli adulti. Fisiologicamente tutti sono in grado di sperimentare il coraggio, questo avviene semplicemente perché le aree della comprensione, della logica e dei rischi non sono ancora ben sviluppate. La maturazione di queste aree cerebrali segue tempi propri e non tutti la raggiungono allo stesso periodo. Alcuni ragazzi possono mostrare il loro lato difficile e sembrare disadatti alla realtà sociale e quindi definiti dal gruppo paurosi, le cause di possibili comportamenti di chiusura possono trovare le radici nello sviluppo neurofisiologico e nelle dinamiche educazionali della prima tappa evolutiva.

L’adolescenza e il gruppo
Il gruppo viene a sostituirsi completamente alla famiglia negli adolescenti, è all’interno del gruppo che i ragazzi cercano non l’approvazione di quello che sono ma il riconoscimento di essere forti, coraggiosi e determinati, ovvero dei piccoli dominatori. E’ ovvio che la famiglia giochi un ruolo di primo piano attraverso l’educazione, impartita fin dalla nascita e la supervisione in questa fase delicata in cui i ragazzi escono dal nido e devono imparare a volare in sicurezza. Purtroppo, non sempre tutti gli ingredienti per un sano sviluppo cognitivo ed emotivo sono inseriti al momento giusto e l’alterato sincronismo può provocare lo sviluppo di comportamenti non idonei all’integrazione nel gruppo. Se l’integrazione avviene nel rispetto della personalità di tutti, insieme possono crescere e sperimentarsi ma, non sempre le dinamiche del gruppo rispettano la circolarità dei ruoli. Nel caso in cui il gruppo escluda il componente giudicato non conforme, questo può andare incontro a chiusure con lo sviluppo di fantasie vendicative per mostrare le proprie capacità. Le reazioni più comuni conseguenti a questo disagio è lo sviluppo di forme depressive. Non è un caso che il disturbo mentale psicotico, il quale ha una incidenza a livello mondiale dell’1% indifferentemente da razze e culture, inizi a mostrare i suoi sintomi proprio nella fase dell’adolescenza, periodo in cui si strutturano i processi logici e le convinzioni che si riferiscono al momento storico calato nella realtà oggettiva.

Adolescenza ed emulazione
Oggi ci chiediamo il perché di adolescenti pronti a commettere atti terroristici, a seguire organizzazioni dell’orrore o malavitose. Per quanto prima descritto, i ragazzi hanno bisogno di identificarsi e quindi emulare gesta forti per riconoscersi coraggiosi. Purtroppo, complici i media e soprattutto l’utilizzo dello smartphone finestra sempre aperta sul mondo, l’emulazione positiva non ha lo stesso impatto emotivo dell’emulazione negativa. La condivisione del terrore corre veloce tra i social, tutti inviano immagini, ne parlano, scrivono e soprattutto ne hanno paura ed ecco come, piano piano, si attiva nella mente dell’adolescente, deriso ed escluso, il desiderio di mostrare se stesso raggiungendo così due obiettivi per lui vitali: vendicarsi dell’ipotetico gruppo che lo ha beffato e mostrare alla propria famiglia ed al mondo intero il coraggio di agire.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica

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