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Varicocele, intervento precoce per evitare sterilità

luglio 20, 2016 9:25 am

Anche tra i ragazzi più giovani è frequente il varicocele, un ingrossamento delle vene testicolari che può causare sterilità. Si può diagnosticare e curare facilmente.

Una delle cause più frequenti di infertilità maschile è il varicocele. Si tratta dell’ingrossamento delle vene nella parte sinistra dello scroto, il sacchetto che protegge e avvolge i testicoli. Le vene dilatate comportano un ristagno di sangue aumentandone la temperatura interna del testicolo, interferendo con la produzione degli spermatozoi. Non è un problema dell’adulto, infatti, può comparire già in adolescenza e, poiché non dà segni di sé se non la sterilità può passare inosservato.
Accorgersene per tempo del varicocele è essenziale per poter intervenire e il ragazzo può rendersi conto da solo del problema: il pacchetto formato dal varicocele somiglia a una matassa di spaghetti arrotolati senza dare dolore. Sotto questa matassa può essere nascosto un testicolo sinistro più piccolo del destro perchè sofferente. Se un ragazzo ha una certa consapevolezza nel tenere sotto controllo i propri genitali e si rende conto della presenza della masserella, ne deve parlare con i genitori o direttamente con l’andrologo. Un varicocele nell’adolescenza deve essere controllato periodicamente perché può ridurre la crescita del testicolo e la produzione di spermatozoi. Il varicocele è presente nel 15% della popolazione maschile normale e può essere scoperto nel 40% dei maschi infertili. In sua presenza, dopo i 18 anni, può essere utile fare un esame dello sperma per vedere se gli spermatozoi hanno subìto un danno. Prima della fine dello sviluppo, però, la maturazione degli spermatozoi non è ancora sufficiente per permettere una valutazione attendibile.

Come scoprire il problema
I ragazzi devono imparare a prendere confidenza con questo specialista, esattamente come fanno le loro coetanee con il ginecologo. Il primo momento cardine è rappresentato dalla anamnesi, cioè la raccolta delle informazioni che serviranno allo specialista per orientare la sua diagnosi e la cura. Poi il medico lascia parlare il paziente, lo ascolta, gli pone domande sui suoi disturbi e così via. Le domande prima hanno carattere generale e poi sempre più specifico, fino all’identificazione del problema. Viene chiesta la data di esordio dei sintomi, la loro serietà ed evoluzione, la concomitanza di altre malattie, l’eventuale assunzione di farmaci. Si passa quindi alla visita vera e propria, che si deve affrontare con la massima rilassatezza possibile, anche chiedendo al genitore di uscire se questo provoca imbarazzo. L’andrologo esamina lo stato generale dell’apparato genitale, la disposizione di grasso e peluria, la consistenza e sensibilità dei testicoli, lo stato delle mammelle, del pene e della prostata.

Gli approfondimenti e la cura chirurgica
Se esiste il dubbio di un varicocele, la conferma si ottiene solo mediante eco-color-doppler che è un esame condotto con gli ecografi più aggiornati oggi disponibili. Talvolta può essere necessario effettuare un esame dello sperma per valutare la motilità e la quantità degli spermatozoi, in genere si ricorre all’intervento chirurgico. Questo consiste nella chiusura della vena dilatata e può essere di due tipi. Si può effettuare la legatura della vena spermatica, incidendo l’addome o la parete inguinale in anestesia generale e poi legando la vena, cosa che permette di eliminare il ristagno di sangue. In alternativa si può procedere alla scleroembolizzazione della vena spermatica. Nel vaso sanguigno si inserisce un catetere che immette nella vena una sostanza sclerosante, che fa chiudere la vena. In entrambi i casi si tratta di interventi ben tollerati con ottimi risultati, a patto che siano effettuati abbastanza presto, verso i 25 anni al massimo, quando la qualità degli spermatozoi è ancora soddisfacente. Il trattamento è raccomandato nei bambini se è presente una marcata riduzione del volume del testicolo dal lato affetto.

Lina Rossi

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