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Sessualità, la prima volta è decisa dai geni

maggio 6, 2016 9:21 am

L’attrazione, l’innamoramento, la curiosità, l’educazione ricevuta, ma non solo: anche il DNA decide quando i ragazzi sono pronti alla loro prima esperienza sessuale.

Quando è il momento in cui un adolescente si sente pronto per la prima esperienza sessuale? Dipende da molti fattori. Sicuramente alla base c’è l’amore o almeno si spera che ci sia, l’attrazione, la curiosità di sapere cosa si prova nel compiere il passo fatidico che fa sentire grandi. Può anche contare l’imitazione di un amico: volerlo uguagliare in un comportamento che si ritiene giusto o invidiabile può anche spingere a prendere certe decisioni, come il sentirsi pronti per vivere la sessualità. Anche l’educazione ricevuta in famiglia svolge un ruolo importante: l’esempio di genitori più aperti e disponibili a parlare di sessualità possono avvicinare un figlio al primo rapporto in età più precoce.

Quanto conta l’educazione ricevuta
Se in famiglia di sesso si parla poco e si tende ad avere un atteggiamento imbarazzato, il figlio potrebbe avere un atteggiamento meno aperto e più prudente. Anche la percezione di se stessi, l’autostima e la sicurezza che si ha in adolescenza hanno il loro peso. Una ragazza insicura, magari solo perché ha qualche chilo di troppo o un ragazzino con i brufoli e un fisico non eccessivamente prestante sono solitamente meno disposti a mettersi in gioco, a esporsi fisicamente e psicologicamente. Più timidi e insicuri, hanno anche più timore di esporsi alle delusioni. Non c’è però solo questo: l’età del primo rapporto sessuale è sotto certi aspetti scritta nel DNA. Lo sostiene una ricerca inglese pubblicata sulla rivista Nature Genetics. Gli autori, sotto la guida di John Perry dell’Unità di Epidemiologia del Medical Research Council dell’Università di Cambridge, hanno identificato 38 varianti genetiche associate all’età alla quale si vive il primo rapporto sessuale.

I geni che regolano il comportamento sessuale
Tutto è partito prendendo informazioni genetiche su oltre 125 mila tra uomini e donne di età compresa tra i 40 e i 69 anni, raccolte nell’ambito di uno studio nazionale per la ricerca sulla salute. La maggior parte delle varianti genetiche che decidono l’età della prima volta è stata individuata in prossimità di geni già associati allo sviluppo cerebrale e alle connessioni nervose. Inoltre gli scienziati hanno scoperto associazioni anche con una serie di altri comportamenti riproduttivi, come l’età in cui si diventa genitori per la prima volta e il numero di figli. Un esempio di questi geni è una variante all’interno di CADM2, un gene coinvolto nel controllo dell’attività del cervello e delle connessioni tra le cellule nervose. Si è scoperto che è associato ad una maggiore probabilità di avere una personalità propensa a correre rischi, con un’età più precoce per il primo rapporto sessuale e con un numero più elevato di figli durante la vita. In studi precedenti, condotti dagli stessi autori, era stato dimostrato che una pubertà precoce e un basso livello di istruzione possono avere effetti negativi a un’età molto più giovane, inducendo a vivere rapporti sessuali più precoci. I ricercatori si augurano che queste informazioni possano essere utilizzate al più presto anche per promuovere nei giovanissimi un più corretto comportamento sessuale. Da tempo infatti i medici denunciano la scarsa consapevolezza con la quale gli adolescenti affrontano i rapporti, senza avere una idea chiara dei rischi che corrono, sia dal punto di vista delle gravidanze indesiderate, sia per quanto riguarda il rischio di contrarre una malattia a trasmissione sessuale, un problema in continuo aumento.

Sahalima Giovannini

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