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Educazione sessuale: sì, ma solo in seconda serata

febbraio 8, 2016 9:22 am

La RAI ha spostato un documentario di educazione sessuale più tardi, per paura che i contenuti fossero troppo forti. E i ragazzi intanto si fanno una cultura con lo smartphone.

Domenica è il giorno di San Valentino, in tema di amore, impossibile non fare l’associazione con il termine, che, soprattutto nei giovani, vi è più strettamente legato: il sesso. O che, almeno, dovrebbe tornare ad esserlo, in modo che i nostri ragazzi, nel momento del primo approccio sessuale o anche prima, quando sono ancora piccoli, imparino a considerare legati l’amore e il sesso come qualcosa di bello, di positivo, da vivere con serenità. Un aspetto che, evidentemente, non è considerato essenziale dai responsabili programmi della rete di stato.

Sessualità solo in tarda serata
Ne hanno parlato i media e tutti i più importanti giornali che per una volta, da destra a sinistra, hanno condiviso lo stesso punto di vista. Ecco in breve l’accaduto: la trasmissione – Presa Diretta – avrebbe dovuto trasmettere qualche giorno fa, il lunedì in prima serata, una puntata dedicata al sesso, ma anche al cyberbullismo e ai rischi in rete. Un documentario di pregevole fattura, con filmati, dati, testimonianze e immagini importanti, tra lo scientifico e il divulgativo, con un intento evidentemente educazionale. Non tutti i genitori insieme ai figli, però, hanno potuto vederlo: infatti il tema è andato in onda nella seconda parte del programma, vale a dire dopo le 22, quando la grande parte dei destinatati erano già a letto. Certo, per una sera i ragazzini avrebbero potuto stare svegli un po’ più a lungo. Il punto, però, non è quello: è la decisione di inserire il documentario in un orario solo per adulti, come se quel programma, serio, equilibrato, pensato per istruire, fosse una cosa che non riguardava affatto i ragazzini.

Una buona occasione andata perduta
Insomma, parlare per una volta in modo onesto e scientifico di sesso, ma anche di tanti problemi che, oggi, riguardano il mondo dei nostri figli, come il cyberbullismo, le molestie attraverso il web, il sexting, è una cosa che non viene accettata dalla rete di Stato. I dirigenti hanno risposto che la decisione è stata dettata da una forma di rispetto e di tutela per i più piccoli, dato i contenuti: insomma, tutto quello che riguarda il sesso non ha distinzione, come se fosse solo un calderone a luci rosse, dal quale i ragazzini devono essere difesi e resi consapevoli il più tardi possibile. Verrebbe da commentare che, in altri orari accessibili ai bambini, su tutte le reti vengono trasmessi programmi poco educativi, violenti o più banalmente noiosi. Ma tutto va bene, evidentemente, finché non si tratta di sesso. Peccato: sarebbe stata un’occasione, per una volta, per fare davvero educazione sessuale, un tema che nel nostro paese è ignorato e di cui si sobbarcano da soli e a fatica solo alcuni istituti scolastici. Continuiamo così, allora. Mettiamo il paraocchi sperando che i nostri ragazzini siano candidi e innocenti fino alla maggiore età, facendo finta di non accorgersi che la cultura in tema la cercano con lo smartphone in mano. Insomma, è stata una presa di posizione che ha lasciato l’amaro in bocca. Un’occasione persa per i genitori e un’occasione persa per i ragazzini, insieme avrebbero potuto approfittare di una informazione garbata e completa sull’educazione sessuale da impartire nelle scuole elementari e medie.

Giorgia Andretti

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