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Il tarlo della gelosia verso la nonna si impadronisce delle neo mamme

novembre 12, 2014 9:58 am

Essere gelose della nonna, del nonno o perfino della baby sitter è un sentimento comune tra le mamme che lavorano, ma può minare l’autostima e rovinare il rapporto con il bambino. Combattiamola così.

Affidare il proprio bambino a uno dei nonni, oppure a una baby sitter, è una scelta che molte mamme compiono quando riprendono il lavoro, come alternativa al nido. È una scelta che rende molte donne più sicure: lasciare il bebè a una persona di assoluta fiducia, che si occupa solo di lui, nell’ambiente protetto della casa, può rappresentare senz’altro una buona scelta soprattutto nel primo anno di vita. Questo almeno fino a quando tra il bambino e la persona che lo segue non si instaura un rapporto speciale, fatto di consuetudine, quotidianità, giochi e, ovviamente affetto. E se la mamma, da un lato, è rassicurata nel vedere il proprio bambino felice e sereno con un’altra persona, dall’altro non può evitare di provare un po’ di gelosia.

Un passaggio normale verso la crescita
È normale sentire una fitta al cuore, vedendo il proprio bambino che si lancia felice tra le braccia della nonna o della tata. Succede meno per il nonno: ma si sa, è un uomo, quindi riveste un ruolo completamente diverso da quello della madre. Più complesso il rapporto con un’altra figura femminile, che si pone come un alter-ego della persona che, fino a pochi mesi fa, ha avuto un rapporto del tutto esclusivo e speciale con il bambino. Ora la mamma vive la spiacevole sensazione che questa figura si sia frapposta tra madre e figlio, contribuendo alla fine di quel rapporto speciale. È allora inevitabile la domanda: – Mi vorrà ancora bene come prima?. La risposta è ovviamente sì! Una mamma è mamma per sempre, anche se si allontana qualche ora per lavorare. Il distacco del rapporto esclusivo tra madre e figlio è destinato a verificarsi prima o poi, o, più esattamente, è destinato a modificarsi e ad evolversi, con la crescita del bambino e la maturazione della donna come madre. Prima o poi, infatti anche se dovrebbe essere il più tardi possibile l’allattamento al seno cesserà e il piccolo imparerà a nutrirsi di altro. Il bambino imparerà a camminare da solo, a comunicare con gli altri, quindi a vestirsi e a prendersi cura di sé. Il ruolo della mamma è appunto accompagnarlo in questa crescita e non c’è dimostrazione di amore più grande che permettergli di maturare e di aprirsi al mondo, trasformandosi, da neonato, a bambino, a ragazzo e infine ad adulto.

La mamma è sempre la mamma
La presenza della nonna o della baby sitter e, più tardi, delle educatrici del nido, si colloca all’interno di questo percorso. Una donna torna al lavoro per tante ragioni: per necessità e per gratificazione personale, per riappropriarsi di un ruolo sociale, comunque per ragioni sempre più che valide. Tornare al lavoro non significa sottrarre del tempo prezioso al bambino: non saranno poche ore al giorno di assenza a incrinare un rapporto tra madre e figlio che mai nessuna baby sitter e nessuna nonna – nemmeno la più possessiva e agguerrita – potranno rovinare. Ovviamente la qualità del tempo che si dedica al figlio deve essere ottima: una volta arrivata a casa, il bambino deve potersi sentire nuovamente al centro delle attenzioni della madre. La cena può aspettare, la spesa anche e si può fare con comodo on line, quello che non può aspettare sono le coccole, i giochi, il lungo bagnetto rilassante e tanto tempo passato insieme, sfruttando ogni momento, come per esempio apparecchiare il tavolo o preparare gli indumenti per il giorno dopo. L’importante è che il bambino avverta la presenza della mamma come un completamento della propria giornata, come un momento meraviglioso che conclude le ore di attesa. Il rapporto con la mamma ci sarà sempre ed è destinato a crescere, quello con la nonna o la baby sitter è destinato inevitabilmente a ridursi almeno in parte. La presenza di altre figure affettive è comunque importante nella vita di un bambino e non va quindi ostacolata. C’è da chiedersi, piuttosto, se la “gelosia” della mamma non nasconda una scarsa autostima: in questo caso l’aiuto di uno psicologo può essere d’aiuto. Se, invece, maschera una insufficiente fiducia nelle capacità di gestione della nonna o della tata, sarà opportuno valutare l’iscrizione al nido.

Giorgia Andretti

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