prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

La piccola M., due anni, portata via dalla mamma senza motivo reale

aprile 10, 2013 9:30 am

Una telefonata assurda a un call center che dovrebbe tutelare l’infanzia e la polizia porta via una bimba di appena due anni a sua madre, senza verificare prima se le accuse e le motivazioni addotte fossero reali

“Sono sfiduciata. Mia figlia mi è stata portata via senza un perché. Sulla scorta di una telefonata fatta da una persona che in quel momento forse era arrabbiata con me. La macchina della ‘giustizia’ si è messa in moto velocemente e chissà quanto ci vorrà prima che la mia bambina torni da me”. Raccogliamo lo sfogo di Stefania, in questa seconda puntata del nostro viaggio alla ricerca di storie paradossali e che sarebbero assurde, se non fosse che a pagarne lo scotto sono i più deboli: i bambini. Stefania è la mamma affettuosa della piccola M., due anni compiuti da poco. Una bimba amatissima, fortemente voluta, di cui Guidagenitori ha seguito la storia fin dal concepimento e alla quale ha dedicato un libro. Una bimba cresciuta solo dalla mamma che per lei ha rinunciato a tutto, a partire da un lavoro di successo che però la teneva troppo lontana dalla bambina. Una bambina curata, seguita, felice di andare al nido, una bimba alla quale non veniva fatto mancare nulla. E adesso, senza alcun motivo, viene tenuta lontana dalla mamma.

Una madre colpita nell’affetto più caro
Tutto è iniziato durante le feste natalizie. Racconta Stefania: “Non mi ero sentita bene. Oltre a un problema alla tiroide che mi portavo dietro da un po’, ero stata ricoverata in ospedale per una cisti ovarica. Fuori combattimento per quattro giorni, avevo affidato la mia bambina ai nonni, i miei genitori. È allora che è successo. Una persona della mia famiglia, ha deciso di colpirmi in quello che ho di più caro al mondo, mia figlia”. Questa “persona” una sera di dicembre alza il telefono e contatta un celebre numero che si proclama in difesa dei bambini raccontando accuse infamanti su Stefania. Le parole utilizzate sono state: trascuratezza, maltrattamenti e violenze varie. Detto fatto: la polizia è stata avvisata e la bambina viene immediatamente affidata ai nonni nella loro residenza. La mamma non può vederla e stare con lei, fino a quando non si riesce a raggiungere un accordo con i servizi sociali. E’ solo dopo parecchie settimane che mamma e figlia riescono a riabbracciarsi e a stare insieme per qualche ora ogni tanto, visto che l’associazione chiamata in causa dal tribunale ritiene non ci sia alcun valido motivo per cui la piccola non possa stare da sola con la madre. Stefania vive giorni da incubo e attraversa una prova che nessuna madre dovrebbe mai affrontare: l’accusa di aver fatto del male alla bambina. Accuse ovviamente false perché Stefania non ha mai maltrattato quella piccola che è tutta la sua vita. Una assistente sociale si dimostra più sensibile e scrive una relazione nella quale si dice che il fatto non sussiste. Le educatrici del nido frequentato da M. sarebbero pronte a testimoniare, a spiegare che loro, nei mesi che hanno avuto in cura la piccola per molte ore al giorno, hanno conosciuto una bambina sana, serena, che adora la mamma. Una bambina sulla quale non hanno mai visto il più piccolo segno di violenza.

Basta una telefonata per portare via un bambino?
Qual è il problema, allora? Il problema è che, adesso che la mastodontica macchina della giustizia italiana si è messa in moto, per attivare un procedimento sono sufficienti pochi secondo per risolverlo purtroppo…possono essere necessari anche svariati mesi. Infatti, una volta entrato negli androni dei tribunali dei minori, non è più sufficiente essere madre e giurare di amare un figlio per riaverlo con sé. È questo un altro paradosso tutto all’italiana, “un posto dove chi non ha fatto nulla di male non viene tutelato” dice Stefania con amarezza ma senza perdere la dignità di chi ne ha già passate tante. A partire dal comportamento della persona che ha sollevato il telefono per portare avanti quell’accusa infamante. Ma non vogliamo dare in questa sede, giudizi morali su persone che avrebbero bisogno loro, probabilmente, di un aiuto esterno. Vogliamo concentrarci sull’aspetto che più lascia interdetti della vicenda: è sufficiente una telefonata per far intervenire la polizia e sottrarre alla madre un bambino di nemmeno due anni. Non importa se il figlio è sereno, amato e curato. Evidentemente siamo in un paese in cui la tutela dell’infanzia viene portata avanti in questo modo. Allora, attenzione mamme e papà: basta una chiamata da una persona qualsiasi, perché i nostri figli ci vengano sottratti. Siamo davvero a questo punto? Perché questo è successo a Stefania e a sua figlia. Gli operatori che hanno ricevuto la telefonata non si sono premurati di attivare delle verifiche, di controllare la fonte delle accuse, di portare avanti verifiche competenti e discrete per appurare quale fosse la reale situazione. A nessuno è importato che una bambina sia stata portata via dalla mamma, separata da lei e ogni volta che termina il loro “incontro protetto” lei pianga disperatamente quando viene allontanata dalla sua mamma tanto pericolosa. A nessuno importa dei danni procurati alla bimba da questi mesi di lontananza forzata dalla sua prima ed unica figura di riferimento: sua madre. No, interessa solo che il servizio sociale si sia attivato.
Stefania è decisa: con il suo avvocato, chiederà un’udienza e si difenderà, portando i testimoni. Noi le auguriamo di cuore che la vicenda si possa concludere in fretta per il meglio. E speriamo che tu, piccola M., possa dimenticare.

Giorgia Andretti

- -


ARTICOLI CORRELATI