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Quando la mamma torna al lavoro

agosto 25, 2011 12:50 pm

  Il rientro dalle ferie, per i bambini, è sinonimo del rientro al lavoro anche della mamma. Un piccolo trauma per loro, abituati alla sua presenza costante per tutto il giorno. Il rientro della mamma al lavoro dopo le vacanze estive è sempre un piccolo dramma per i più piccini. Sono molte le donne che…

 

Il rientro dalle ferie, per i bambini, è sinonimo del rientro al lavoro anche della mamma. Un piccolo trauma per loro, abituati alla sua presenza costante per tutto il giorno.

Il rientro della mamma al lavoro dopo le vacanze estive è sempre un piccolo dramma per i più piccini. Sono molte le donne che scelgono questo periodo per riprendere il lavoro dopo l’assenza del dopo parto. Aggiungendo, infatti, ai mesi di maternità il periodo di vacanze estive è un modo per prolungare il tempo per restare un mese in più con il bambino. Ma anche quando, il dopo parto è già passato ed i bambini sono più grandicelli, è comunque un piccolo problema riprendere il ritmo del lavoro e salutare il proprio bambino, ancora in vacanza per tornare al lavoro. Il tempo trascorso a contatto stretto con la mamma, è sicuramente il più bello di tutti per un bambino e quando il lavoro richiama all’ordine, per i bambini è un piccolo trauma .

Cerchiamo noi per prime di essere serene
Anche per noi non è facile uscire di casa e lasciare il piccolo in lacrime tra le braccia della nonna o della baby sitter: si prova rabbia, senso di colpa e ci si chiede per l’ennesima volta se la decisione presa, quella di continuare ad essere una mamma in carriera, non incida sulla crescita serena di nostro figlio. Noi di Guidagenitori.it siamo convinti dell’importanza di mantenere una propria attività lavorativa: il contributo economicamente che apporta al mènage famigliare è importante. Inoltre, mantenere una propria identità professionale e la possibilità di avere dei riconoscimenti per quello che viene apportato al mondo del lavoro, ripaga non nell’immediato ma nel tempo della grande rinuncia di oggi. Certo, il primo pensiero deve essere sicuramente il benessere e la serenità dei bambini, ma la tranquillità di un bimbo inizia dall’avere una mamma serena, rilassata e che vive il proprio lavoro come una espressione del proprio essere. Con molta probabilità, il pianto del nostro bambino è dovuto proprio alla nostra insicurezza e senso di colpa. Iniziamo a gettare noi le basi sicure che trasmetteremo al nostro bimbo evitando di pensare “dopodomani a quest’ora sarò in ufficio, lontana da lui” o “ancora un giorno e poi dovrò lasciare il piccolo” e altri pensieri negativi di questo tipo.

Proviamo a lasciarlo ancora in vacanza
Se ne abbiamo la possibilità, visto che la stagione è ancora bella e il clima è mite, possiamo lasciare il piccolo al mare o in montagna con i nonni, se sono disponibili. Se nostro figlio è abituato a stare con i nonni, si sentirà circondato di affetto e di attenzioni, godrà ancora per qualche giorno di un clima salubre e si divertirà ancora a giocare sulla spiaggia, a passeggiare o a fare un giro in giostra. Il momento più difficile, indubbiamente, sarà quello del distacco, quando saliremo in auto per tornare in città. In questo caso, pensiamo che il piccolo è al sicuro e ben accudito e che, probabilmente, non vedendoci sentirà meno la nostra mancanza. Forse alla sera o al momento del sonnellino piangerà un po’, ma la lettura della sua fiaba preferita, il racconto letto dalla nonna e, soprattutto, la stanchezza dovuta alla giornata intensa lo calmeranno, predisponendolo al buon sonno ristoratore.

Piccoli trucchi per farlo calmare
È più difficile, paradossalmente, se nostro figlio torna in città insieme a noi: in questo modo ogni mattina sarà un distacco nuovo. Ogni giorno, quindi, si possono ripetere le scene di pianto. Che cosa fare? Prima di tutto si può cercare di rendere il distacco meno brusco, alziamoci un po’ prima per avere tempo di giocare venti minuti insieme. Possiamo chiedere al nostro superiore di uscire un’ora prima per qualche giorno per rendere meno lungo il tempo del rientro a casa. Se il luogo di lavoro non è troppo distante da casa, possiamo tornare a casa per pranzo o chiedere alla baby sitter o ai nonni, di portarlo in ufficio nello spazio del caffè. Conoscere alcuni colleghi potrebbe essere non solo divertente per il piccolo ma anche rasserenante . Tutto questo servirà a rassicurarlo, lo indurrà a pensare che la mamma al lavoro si trova in un posto reale, circondata da persone amiche. Quando la sera – o nel fine settimana – torniamo da lui, coccoliamolo a lungo, evitando però di riempirlo di giocattoli o di chiudere ben più di un occhio su eventuali capricci. E, se percepiamo di essere messe alla prova per essere state via, ricordiamo che non c’è proprio nulla di cui dobbiamo farci perdonare.

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Giorgia Andretti

 

Ha collaborato:
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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