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“Ma perché devi andare al lavoro?”

maggio 21, 2009 12:46 pm

Per i bambini non è facile accettare la nostra assenza e la loro protesta ci mette in difficoltà. Come superare i nostri sensi di colpa e come aiutare i nostri figli ad affrontare il distacco. “Perché non stai a casa con me?” La domanda arriva, magari quando meno ve l’aspettate o proprio quando avevate creduto…

“Ma perché devi andare al lavoro?”

Per i bambini non è facile accettare la nostra assenza e la loro protesta ci mette in difficoltà. Come superare i nostri sensi di colpa e come aiutare i nostri figli ad affrontare il distacco.

“Perché non stai a casa con me?” La domanda arriva, magari quando meno ve l’aspettate o proprio quando avevate creduto che non “ci avesse fatto caso”. Ma prima o poi arriva, potete contarci. Tutti i genitori, ed in particolare le mamme che lavorano, dovranno ad un certo punto fornire qualche spiegazione al loro bambino sul perché debbano andare in un luogo lontano da lui a svolgere un’attività che il piccolo non ritiene “autorizzata” a sottrargli il tempo e le attenzioni dei suoi genitori. Nessuno insomma è esonerato dal dover prima o dopo “giustificare l’assenza” al proprio figlio. Sarà necessario quindi affrontare i propri sensi di colpa, dare le giuste motivazioni ai perché e soprattutto aiutarsi con “adeguate strategie”.

Liberatevi dai sensi di colpa
No, non l’avete “abbandonato”, anche se questo è il primo pensiero che vi passa per la testa dopo essere usciti di casa ed averlo lasciato con il broncio o peggio ancora in lacrime. L’insinuarsi dei sensi di colpa non fa’ che amplificare il problema e, purtroppo, distorce l’ottica in cui il legame con il proprio figlio dovrebbe essere visto per poter essere costruttivo e formativo proprio nel suo interesse. Pensare infatti che rimanere accanto lui sempre sia un modo per aiutarlo è un errore da non commettere. E’ ormai accertato che i figli di genitori che lavorano entrambi, crescono altrettanto beni degli altri . Anzi a volte la loro personalità, sempreché la separazione sia avvenuta nel modo giusto, può uscire fortificata da questa esperienza .

Imparate ad accettare il distacco
La prima cosa da fare, quindi, è quella di accettare il distacco dentro di sé, concedendo magari a qualche estraneo (nonni o baby sitter) la possibilità di “provarci”, raggiungendo in questo modo anche un altro traguardo personale, quello di non volersi sentire indispensabili a tutti i costi. E’ questo infatti un altro fattore di ostacolo al sano distacco dal bambino. Molte madri nascondono dietro i sensi di colpa, un tentativo di sottrarsi esse stesse all’idea della separazione graduale dal figlio con la conseguenza di aumentare la sofferenza di quest’ultimo al momento dell’inevitabile allontanamento. Solo quando si sarà riusciti ad “assolversi” completamente da un lato e ad essere meno ansiosi e possessivi nei confronti del piccolo dall’altro, si avrà la serenità sufficiente per affrontare il dialogo con lui.

Parlategli del vostro lavoro
Possiamo provare innanzitutto mostrando o spiegando al bambino in cosa consiste il nostro lavoro: e’ importante in questo frangente parlare in termini “positivi”ed esprimere soddisfazione per il ruolo ricoperto. Laddove sia possibile è anche opportuno coinvolgere il figlio nel nostro impegno lavorativo: chiedere un’opinione su un qualcosa alla sua portata servirà a gratificarlo e a farlo sentire importante.

Condividete il piacere del lavoro
Motiviamo poi il dovere del lavoro con il fatto che è necessario perché serve a comprare i giocattoli, il cibo, i vestiti; evitiamo invece frasi quali “i bambini vanno a scuola e i grandi al lavoro” lasciando intendere che questa è la regola della vita; piuttosto è importante che il piccolo capisca che il nostro lavoro ci piace, ci gratifica, lo si considera un valore e, quindi lo si fa volentieri. Sarà un grande esempio che gli farà intuire che nella vita è bello avere progetti e realizzarli.

Fategli conoscere il vostro ufficio
Purtroppo le risposte ai perché non sono spesso sufficienti a rasserenare il bambino che, anche quando è arrivato a comprendere il motivo del nostro andar via tutti i giorni, non riesce ad accettare con sufficiente tranquillità il distacco. Per questo alle spiegazioni devono essere necessariamente affiancati degli atteggiamenti “rassicuranti”. Se possibile, ad esempio, sarà opportuno portarlo a visitare il nostro ufficio, fargli vedere che sulla scrivania o dentro l’agenda teniamo una sua fotografia. Questo gli confermerà il legame affettivo che esiste tra lui e la sua mamma (o papà).

Mai uscire senza salutare
È anche efficace caricare di significati affettivi dei semplici oggetti; ad esempio dicendo al bambino che il disegno che ha fatto è molto bello e per questo lo vogliamo portare con noi in ufficio. Non pensiamo poi di cavarcela sgattaiolando via senza salutarlo quando andiamo al lavoro, sperando che non si accorga o piuttosto per evitare di assistere a pianti disperati. L’allontanamento senza spiegazione insinua nel bambino l’angoscia che l’oggetto del suo affetto (la mamma o il papà appunto) possa sparire da un momento all’altro, arrivando in talune situazioni alla perdita della fiducia nei suoi confronti. Il modo migliore di allontanarsi è invece quello di salutare il piccolo con serenità ed in modo gioioso, spiegandogli dell’immediato ritorno e stabilendo magari dei piccoli rituali, quali ad esempio l’affidamento di un oggetto che gli faccia pensare al genitore assente: un fazzoletto, una sciarpina o qualsiasi altra cosa. A questo punto non ci resta che andare via in modo deciso. A tale proposito un “trucco” che alcuni esperti consigliano alle mamme di adottare sin dalla tenera età è il “gioco del cucù” che consiste nel nascondere il viso al bambino e riapparire subito dopo. Il piccolo imparerà in questo modo che la mamma torna sempre e che c’è anche quando lui non la vede.

Rassicuratelo con il vostro amore
L’ultimo consiglio, non certo per importanza, è quello di rassicurare sempre il figlio del fatto che lui rimane più importante di tutto e che il lavoro non sostituisce in alcun caso il bene che gli si vuole. Certo sarà opportuno poi non smentire questa “dichiarazione d’amore” con i fatti. Come? Dando tutta la dovuta attenzione al bambino e al suo piccolo mondo, fatto anche di quelli che per noi adulti appaiono come minuscoli problemi, ma che nel momento in cui si “chiude” la porta dell’ufficio e si torna a casa, devono diventare prioritari anche per noi. Non dimentichiamo che i bambini percepiscono l’ansia che gli trasmettiamo anche involontariamente, per cui fingere non sarà una buona soluzione. Cerchiamo insomma di “essere presenti” anche con la testa; è forse la strategia più difficile da mettere in atto per farci perdonare la nostra assenza perché per funzionare deve essere “vera”, ma è anche quella che più di tutte aiuterà il piccolo ad accettare i nostri impegni lavorativi senza rancore.

 

Marina Giulia Bordoni

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