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L’età ideale per diventare mamma?

aprile 30, 2009 12:43 pm

Da un punto di vista medico essere giovani è di aiuto; psicologicamente, però, la donna è pronta solo quando avverte la forza di affrontare un’esperienza tanto significativa. A quale età è più giusto fare un figlio? La domanda ha certamente più di una risposta. Da un punto di vista fisico è incontestabile che la giovane…

L’età ideale per diventare mamma?

Da un punto di vista medico essere giovani è di aiuto; psicologicamente, però, la donna è pronta solo quando avverte la forza di affrontare un’esperienza tanto significativa.

A quale età è più giusto fare un figlio? La domanda ha certamente più di una risposta. Da un punto di vista fisico è incontestabile che la giovane età favorisce i processi della gravidanza. Ma da un punto di vista psicologico non può esistere una oggettiva età ideale. Ogni donna è nell’età giusta quando sente dentro di sé il desiderio e la forza di affrontare una esperienza tanto significativa. Attualmente la fascia di età in cui la maggior parte delle donne italiane decide di diventare mamma è dai 25 ai 29 anni (43%). Da alcuni anni a questa parte però si diffondono e si consolidano tendenze diverse. Per esempio, sono già parecchie e continuano ad aumentare le quarantenni alla prima gravidanza (6%). E prende piede anche il fenomeno opposto, cioè quello delle madri giovanissime, tra i 20 e i 24 anni d’età (26%).
Fortunatamente oggi la gravidanza e il parto possono essere sereni e sicuri a 20 come a 40 anni.
Ma i modi di vivere l’attesa dal punto di vista fisico e psicologico e la nascita del bambino cambiano a seconda dell’età. Vediamo come.

A 20 anni
Bisogna dire che le ragazze che scelgono responsabilmente di assumersi l’impegno di un figlio a questa età, sono piuttosto rare. Il più delle volte un bambino fatto a vent’anni è un “incidente di percorso”, è un bambino di un’adolescente non cresciuta, che fa ancora molto affidamento sulla famiglia d’origine. Le giovanissime, infatti, hanno grosse resistenze rispetto alla contraccezione e a quell’età è comune la convinzione che “l’amore può tutto”, anche proteggerle da malattie e gravidanze indesiderate. Affrontare una gravidanza a 20 anni ha, tuttavia, diversi lati positivi. La mamma ventenne infatti ha meno ansie e timori della donna più avanti con gli anni, vive di più le situazioni reali e presenti piuttosto che proiettarsi nel futuro e nelle sue incognite. Inoltre affronta l’esperienza gravidanza con entusiasmo e bada soprattutto alle trasformazioni fisiche del suo corpo che l’evento comporta. Dal punto di vista fisico, a vent’anni l’apparato genitale femminile ha raggiunto uno sviluppo completo e le capacità di procreare sono ottimali anche dal punto di vista ormonale. La probabilità di concepire in un anno, se si hanno rapporti non protetti nei giorni fertili, è del 90%, mentre il rischio di aborti nel primo trimestre è pari al 10%. Il sovraccarico di lavoro, dovuto alla gravidanza, del cuore, fegato, circolazione e apparato respiratorio viene compensato senza particolare affaticamento. I tessuti del corpo sono molto elastici e in grado di reagire bene alle sollecitazioni del parto, che avviene senza complicazioni nella stragrande maggioranza dei casi.

A 30 anni
La mamma trentenne è, in genere, una donna che ha punti saldi nella sua vita: lavoro, compagno, casa, amici. E’ una donna realizzata che desidera avere un figlio e sa ciò che vuole. Programma la gravidanza, legge libri e giornali che trattano l’argomento, decide il tipo di parto, partecipa ai corsi, organizza la sua vita anche per il “dopo” in base alle sue esigenze e priorità. E’ una donna che pensa molto, che riflette e che per questo ha anche momenti di insicurezza e angoscia: le scelte consapevoli e razionali impongono un percorso mentale di riflessione, che ripercorre tutta la vita, con tutte le emozioni che ne possono scaturire. Inoltre la donna ha molti dubbi e timori dettati dal pensiero che il piccolo possa non essere sano.
Dal punto di vista fisico però la situazione è più o meno quella dei vent’anni. Si abbassa un po’ (80%) la percentuale di probabilità di concepire in un anno con rapporti non protetti nei giorni fertili e altrettanto si alza (15%) il rischio di abortività precoce. Ma dieci anni di più non portano differenze nella capacità riproduttiva, nella condizione dei tessuti di utero e vagina, nella capacità degli organi di adattarsi al superlavoro imposto dalla gravidanza. I controlli da fare sono gli stessi, ecografie e visite periodiche dal ginecologo ogni 4-6 settimane se non ci sono particolari problemi. Spetta alla donna decidere se sottoporsi o meno ad analisi prenatali (Triplo-test, translucenza nucale, amniocentesi, villocentesi e altri test di “screening”).

A 40 anni
La donna che fino a questo momento non ha avuto figli e prende questa decisione solo adesso, affronta una situazione molto significativa per lei. E’ una donna che vuole rimettersi in gioco, riconquistare una parte della giovinezza e “dimostrare” che il suo corpo ha ancora molto da offrire. La mamma quarantenne vive la maternità come un regalo inaspettato, proprio quando il “tempo biologico” sta per scadere.
La probabilità di concepire in un anno, avendo rapporti non protetti nei giorni fertili, si abbassa in questo caso al 65%, mentre il rischio di aborto nel primo trimestre raggiunge il 30%. Ma una volta in corso, la gravidanza di una donna di quarant’anni non deve essere una gravidanza blindata. A quest’età la gravidanza deve essere controllata regolarmente, ma senza inutili assilli, anche perché le quarantenni di oggi non sono più come una volta: prestano attenzione al loro aspetto fisico, si mantengono in forma, sono piene di interessi e riescono ad affrontare benissimo i nove mesi della gravidanza. In tutte le regioni poi sono garantiti, per le donne con più di 35 anni, gli accertamenti prenatali, quali amniocentesi e villocentesi, che consentono di favorire una diagnosi certa di anomalia genetica del feto.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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