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Dimenticare i figli in macchina: non dovrebbe ma è possibile

giugno 12, 2017 10:00 am

E’ criminale criticare Ilaria perché ha dimenticato la figlia in macchina, dovrà vedersela con se stessa per la vita. Può capitare a tutti di dimenticare i figli muti nel sonno sul seggiolino dietro

Tamara, la bambina di 16 mesi di  Castelfranco di Sopra va ad aggiungersi a Elena la bimba dimenticata dal padre a Teramo, a Jacopo dimenticato dal padre a Passignano sul Trasimeno, ad Andrea dimenticato dal padre a Catania, a Maria dimenticata a Merate dalla mamma, al piccolo di Piacenza dimenticato dal padre, nella triste lista dei bambini dimenticati in macchina.  Sono azioni che non dovrebbero mai capitare, purtroppo, nessuno di noi è scevro da comportamenti simili. A tutti questi genitori è capitata la stessa cosa, tutti avrebbero dovuto lasciare i loro figli al nido prima di recarsi al lavoro. Una volta a bordo della macchina, il vortice dei pensieri che occupano lo spazio angusto della mente e  la complicità del movimento ondulatorio della macchina che fa cadere il silenzio assoluto provocato dall’addormentamento  dei bambini, altera l’intero itinerario quotidiano della giornata. Ed è così che i bambini non sono, come da programma, lasciati al nido perché nello schema mentale quotidiano risultano già consegnati.. Cosa accade alla mente di ognuno di noi in simili condizioni  stressanti?

Perché la mente dimentica o altera il ricordo

Troppo spesso la nostra mente  attiva il pilota automatico che è in ognuno di noi, questo capita tutte le volte che ci accingiamo a compiere i normali atti quotidiani. Il meccanismo automatico si attiva per  consentirci di velocizzare e risparmiare il nostro prezioso tempo. Per fare un esempio esplicativo:  con i computer, è come se  nel nostro cervello ci fossero delle aree predisposte a immagazzinare i cuckie, le strategie tecnologiche che consentono alle informazioni di viaggiare più velocemente nella nostra rete neuronale. Quante volte ci mettiamo in macchina e compiano lo stesso percorso senza chiederci che strada faremo per raggiungere il luogo prefissato. Tutto ciò accade perché la mappa stradale percorsa quotidianamente diventa un automatismo ed è proprio quel meccanismo che fa by-passare la novità intromettendosi nella quotidianità. Se non abbiamo un motivo per essere distratti, come il vociare di un bimbo, l’automatismo si attiva come da cliché senza fare sconti.

Un incidente può capitare a ognuno di noi

Questo non vuol dire che il genitore cui capita l’incidente è da giustificare, dobbiamo però comprendere che questo può capitare ad ognuno di noi, soprattutto quando siamo troppo presi  da problemi economici, da problemi di rapporto sul lavoro, da problemi temporanei con il partner, insomma  scagli la prima pietra chi è senza peccato. Ogni mamma sa quanto si può essere  stanchi il mattino alle 8,30 con una bimba piccola. Può essere capitato che la notte appena trascorsa  la bimba, a causa dei molari che spuntano in questa epoca, non abbia dormito, può darsi che la mamma si sia alzata alle 6, per preparare se stessa, la colazione della bimba, accudire la piccola, rassettare velocemente le cucina, sistemare ogni cosa nella macchina ed ecco che alle 8,30 si è già accumulato un carico di deprivazione di sonno, stress e stanchezza.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica

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