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Vivere la separazione

aprile 28, 2008 12:00 pm

Il matrimonio finisce: per entrambi i partner è un fallimento, ma le reazioni possono essere diverse Cosa succede ai partner coinvolti in un matrimonio infelice? Cosa avviene cioè quando quell’unione in cui tanto si era creduto vacilla, quando i fiori d’arancio sono realmente prossimi ad appassire senza possibilità di rimedio?È noto che il modo di…

Il matrimonio finisce: per entrambi i partner è un fallimento, ma le reazioni possono essere diverse

Cosa succede ai partner coinvolti in un matrimonio infelice? Cosa avviene cioè quando quell’unione in cui tanto si era creduto vacilla, quando i fiori d’arancio sono realmente prossimi ad appassire senza possibilità di rimedio?
È noto che il modo di reagire di fronte agli stimoli del mondo esterno è unico per ogni essere umano. Tutto questo derivando non solo dall’interpretazione degli eventi propria di ogni persona, ma anche dalle differenze sessuali che sembrano orientare, qualora non ne siano alla base, tanti comportamenti e soprattutto le emozioni connesse ad essi.
Cosa succede quando una coppia, che coppia sarà ancora per poco, si trova di fronte al fallimento del proprio matrimonio?

Lui e lei, reazioni diverse
Innanzitutto sembrerebbe esistere una differenza di fondo nelle risposte alle proprie emozioni collegate al vissuto della vita di coppia. Laddove l’investimento affettivo e personale sia estremamente coinvolgente, atteggiamento più tipico delle donne, è quasi inevitabile che vi siano delle ripercussioni maggiori per quanto riguarda stati d’ansia e tensione psichica.
I soggetti invece che riescono a farsi meno “coinvolgere” dai livelli di eccitazione emotiva elevata nelle situazioni di crisi, lasciando soprattutto spazio ad aree libere dal conflitto, quale il lavoro, mantengono livelli emotivi più stabili. Questo è l’atteggiamento che gli uomini tendono ad assumere, sentendo l’eccitazione emotiva in termini prevalentemente negativi e quindi come sentimento da evitare il più possibile. Non è raro rintracciare in tanti uomini, quando il conflitto coniugale raggiunge elevati livelli, un atteggiamento tipo “muro di pietra”, che in qualche modo interrompe la comunicazione tra i due partner.

Gli effetti a medio termine
Questa è una reazione istintiva, forse geneticamente programmata. Ma cosa succede con il passare del tempo, quando ognuno va per la sua strada? Le cose prendono una via diversa. Laddove sembrava esserci indifferenza subentra una specie di malinconia apatica accompagnata da rabbia e tristezza, rimorsi e rancori. Come se il meccanismo repressivo subentrato nella crisi sia destinato a cadere provocando tante crepe nel “muro di pietra”. Le donne sono lì invece in uno stato d’amino letteralmente diverso. Le emozioni sono state agite in precedenza. Ora si trovano in un altro momento: quello della riflessione, dell’analisi dei come e dei perché, dell’elaborazione della perdita. Non meno doloroso di quello maschile comunque.
Maschi e femmine – di nuovo single per cause di forza maggiore – hanno modi opposti di metabolizzare l’abbandono e ricostruire il puzzle della propria vita ma soprattutto lo fanno in momenti diversi. Un “prima” ed un “dopo” che influisce sul vissuto della separazione e sulla reazione ad essa.

Cosa fare davanti ad una crisi
Prima di giungere quindi a conclusioni errate, che rischiano di rovinare quello che rimane di un rapporto significativo come il legame matrimoniale, bisognerebbe cercare di empatizzare con l’altro, con i suoi stati d’animo, consci delle differenze insite nella struttura caratteriale e psichica dei due sessi. Ci troviamo infatti di fronte a due momenti differenti della mente dell’uomo e della donna. Due fasi realmente differenti. È proprio questo “fuso orario”, che rende difficile la ripresa di un contatto umano e di una comunicazione dignitosa, e che può portare a delle separazioni legali inevitabilmente ancor più dolorose.
La rabbia è inevitabile, perché comunque un qualcosa su cui si era puntato non è andato in porto. Questa rabbia è insita nella fine. Va guardata in faccia e lasciata scorrere nelle vene secondo i propri tempi. Senza che questo implichi un giudizio negativo per i tempi dell’altro. Del resto ogni perdita deve avere i suoi tempi e dopo la fase della protesta rabbiosa per la fine “fallimentare” di un qualcosa di veramente importante nella propria vita seguirà una fase di ripresa. Una ripresa lenta, a volte sofferta, con in mente che “domani è un altro giorno”.

 

Dott.ssa Ilaria Ronchetti
Psicologo

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