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Tutta casa e… ufficio

novembre 15, 2004 12:00 pm

Sondaggi e dati confermano le difficoltà affrontate dalle donne per riuscire a conciliare lavoro e maternità Conciliare lavoro e maternità, è questa la responsabilità e la fatica maggiore alla quale sono chiamate oggi le donne. Lo confermano i risultati di due indagini rese note di recente: le mamme italiane sono soddisfatte del proprio lavoro ma…

Sondaggi e dati confermano le difficoltà affrontate dalle donne per riuscire a conciliare lavoro e maternità

Conciliare lavoro e maternità, è questa la responsabilità e la fatica maggiore alla quale sono chiamate oggi le donne. Lo confermano i risultati di due indagini rese note di recente: le mamme italiane sono soddisfatte del proprio lavoro ma per i figli ci rinuncerebbero, anzi molto spesso ci rinunciano.

Il lavoro che stress!
Rispondendo ad un sondaggio condotto dalla Swg di Trieste per conto del mensile ”Per Me”, la maggior parte delle intervistate, circa il 37%, ha affermato che il lavoro è sinonimo di soddisfazione e significa poter raggiungere indipendenza economica, poter esprimere le proprie capacità e uscire dall’isolamento che, sovente, la maternità impone. Le intervistate hanno riconosciuto al lavoro persino la capacità di aver dato maggiore valore “al tempo” nel 65% dei casi, a se stesse per il 24% e al denaro nell’11%. Ma dallo studio è emerso anche un altro dato tutt’altro che confortante: per il 61% delle donne oggetto di studio il lavoro è “fonte di stress”, soprattutto a causa della difficoltà che si incontrano nel conciliare lavoro e famiglia. Soltanto l’11% ritrova nella “fatica” stessa del lavoro la motivazione dello stress e soltanto il 10% trova che lavorare sia stressante perché è difficile andare d’accordo con gli altri.

Tra casa e lavoro
Su un campione di 500 donne ben il 73% ammette di essere pronto a rinunciare alla “soddisfazione della carriera” per accudire il proprio figlio. Ed il sondaggio sembra così confermare i dati statistici resi noti in un recente convegno della Confindustria secondo i quali, sotto il peso della difficoltà nel gestire casa e lavoro, una donna italiana su cinque decide di smettere di lavorare dopo la maternità. E quando lo fa, lo fa quasi subito. Ben il 20,1 % delle neomamme, infatti, lascia il posto di lavoro a distanza di appena 18-21 mesi dalla nascita del figlio. Il dato più rilevante è che ad abbandonare la carriera sono, in particolare, le giovani madri, fino a 30 anni, e le donne residenti nel Mezzogiorno e nelle Isole. Anche se occorre tener conto del fatto che, tra le donne che smettono di lavorare dopo il parto, il 7% perde il lavoro e il 24% non vede rinnovato il proprio contratto, rimane pur sempre un restante 69% che abbandona il lavoro di propria volontà.

Molti problemi, poca soddisfazione
E le difficoltà nel gestire vita familiare e lavoro contemporaneamente incidono così tanto sulla psicologia femminile che alla domanda “Quando hai pensato ‘meno male che c’è il lavoro ’” il 38% delle intervistate ha risposto di non averlo mai pensato, il 35% quasi tutti i lunedi’, l’11% durante una crisi sentimentale, il 9% mentre affrontava una malattia e il 7% trovava il lavoro una distrazione quando si stava separando. In pratica ciò che emerge è che le donne, una volta inserite nel proprio contesto familiare, non investono più sul lavoro le proprie aspettative e apprezzano la “carriera” soltanto quando la vita privata è un po’ in “ribasso”. Sono forse consapevoli che la felicità non arriva soltanto dal lavoro, ma è altrettanto vero che se la vita familiare fosse già appagante probabilmente si avrebbero ulteriori stimoli ad esprimere energie e creatività anche al di fuori del contesto privato. Inoltre dai dati raccolti è anche emerso che, se per il 60,8% delle madri intervistate la motivazione più ricorrente per abbandonare il lavoro è quella di voler passare più tempo con i propri figli e l’inconciliabilità del lavoro con l’organizzazione familiare, anche chi mantiene il proprio posto di lavoro deve fare i conti con cambiamenti tra prima e dopo la nascita dei figli. Il 21,8% delle madri, infatti, affronta delle variazioni quando rientra al lavoro, la più evidente (65% dei casi) è il passaggio da un orario a tempo pieno a quello a tempo parziale. Ma anche minori responsabilità, mansioni meno interessanti e diminuzione delle opportunità di carriera.

Il primo passo verso il cambiamento
L’ottimizzazione della gestione delle risorse umane durante la maternità così come il supporto alle
donne nel periodo dell’assenza dal lavoro e nel rientro in azienda potrebbero, forse, rappresentare un segnale per migliorare una situazione sociale che rischia di rendere vani secoli di conquiste per l’emancipazione femminile e per vedere sanciti diritti incontestabili. E’ un primo passo per sviluppare un cambiamento culturale nelle aziende ed è l’obiettivo di “Feed The Mom”, il progetto di consulenza promosso dalla società U2 Coach e presentato nel corso di una tavola rotonda presso la sede di Confindustria a Roma. Il progetto dovrebbe prevedere due moduli: l’approccio “Team”, destinato alle funzioni aziendali che gestiscono il personale per guidare le imprese a una gestione produttiva nel periodo di maternità delle donne, e il secondo modulo, di tipo “individuale”, mira invece ad affiancare le donne in gravidanza prima del congedo fino al reinserimento effettivo nell’impresa per migliorare la gestione del ruolo aziendale delle donne in maternità, i rapporti con i collaboratori e l’equilibrio tra vita lavorativa e personale.

 

Paola Ladogana

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