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Quando la banca è etica

settembre 29, 2002 12:00 pm

Anche in Italia è attiva questa innovativa formula di istituto di credito: risparmio destinato a progetti sociali Attivare un rapporto con una banca sapendo che i propri risparmi saranno reinvestiti in iniziative volte al sociale, secondo un’ottica di solidarietà civile piuttosto che di logica di profitto. Perché no? Ecco, in due parole, cosa fa la…

Anche in Italia è attiva questa innovativa formula di istituto di credito: risparmio destinato a progetti sociali

Attivare un rapporto con una banca sapendo che i propri risparmi saranno reinvestiti in iniziative volte al sociale, secondo un’ottica di solidarietà civile piuttosto che di logica di profitto. Perché no? Ecco, in due parole, cosa fa la Banca Etica, un istituto di credito un po’ particolare, nato in Italia nel 1998. Se, all’apparenza, i suoi sportelli non hanno niente di diverso dagli altri e sono aperti a tutti i cittadini, nella sostanza, svolgono un operato importantissimo per il finanziamento di iniziative che, difficilmente, troverebbero fondi attraverso i canali tradizionali.

Un po’ di storia
Dopo aver ricevuto, nel dicembre 1998, l’autorizzazione ad operare da parte di Banca d’Italia, Banca Etica ha aperto il suo primo sportello l’8 marzo del 1999 e oggi ne conta a Roma, Milano, Brescia, Vicenza e, dal prossimo 21 settembre, a Treviso. Della struttura fanno parte anche operatori finanziari diffusi nel centro-nord e un ufficio di rappresentanza per il sud a Napoli. Punto d’incontro tra risparmiatori che condividevano l’esigenza di una più consapevole e responsabile gestione del proprio denaro e realtà socio-economiche che avevano come finalità la realizzazione del bene comune, Banca Etica ha visto accelerare la sua partenza dopo che alcuni interventi normativi stavano mettendo in crisi le cooperative Mute di autogestione. Considerabili a tutti gli effetti gli ‘antenati’ della Banca Etica, queste mutue di autogestione (MAG, appunto) erano nate – e operano ancora – con l’obiettivo di raccogliere tra i soci il risparmio, da prestare poi a chi si trovi in difficoltà o proponga particolari progetti con finalità sociale. Sulla base di questa esperienza è così nata la BE (Banca Etica) che, grazie alla forma giuridica della banca popolare, può operare a livello nazionale mantenendo fede ai principi fondanti della cooperazione e della solidarietà, in virtù di caratteristiche che favoriscono l’azionariato diffuso e l’esistenza di processi democratici di decisione e di partecipazione, visto che è sancita la supremazia del socio, in quanto persona, rispetto al capitale finanziario.

Come funziona la Banza Etica
Banca Etica, come prevede il suo statuto, ha per oggetto ‘la raccolta del risparmio e l’esercizio del credito’. La raccolta del risparmio avviene attraverso certificati di deposito, obbligazioni, libretti di risparmio e conti correnti. Cosa c’è di diverso, allora, rispetto agli altri istituti di credito? Davvero molto. L’ottica di questa banca è quella della ‘finanza etica’ , vale a dire uno ‘strumento, trasparente, di gestione del risparmio finalizzato allo sviluppo dell’economia civile (sociale e non profit), per il sostegno e lo sviluppo di tutte le organizzazione che si preoccupano dell’impatto ambientale e sociale della loro attività’. Mantenendo alto l’interesse verso il sociale, allora, all’atto dell’attivazione di un rapporto, Banca Etica offre al cliente possibilità come la partecipazione alle scelte degli investimenti su determinati progetti (come vedremo in seguito); la possibilità per il cliente di determinare il tasso di interesse; la nominatività dei titoli. Tanto per chiarire, affidare i propri risparmi a Banca Etica non significa (…ma solo per il momento) poter chiedere un mutuo per la casa, bensì avere la certezza che i propri risparmi saranno ‘investiti’ in attività rivolte al settore del sociale, in quattro grandi ambiti:

  • Cooperazione sociale per soggetti svantaggiati (reinserimento nella società di soggetti deboli o portatori di handicap)
  • Ambiente (l’agricoltura biologica ma anche forme di energia alternativa);
  • Cooperazione internazionale con progetti di microcredito per sostenere attività nei paesi del sud del mondo.
  • Iniziative culturali.

    Quali sono i vantaggi?
    Oltre alla certezza di avere fatto qualcosa di utile, i ‘correntisti’ di Banca Etica possono contare su condizioni bancarie in qualche caso migliori rispetto agli altri istituti e, soprattutto, uguali per tutti nel rispetto della massima trasparenza. Qualche esempio? Una carta di credito ha un costo annuale pari a circa 18 euro (35mila delle vecchie lire), il prelievo bancomat è gratuito da tutti gli sportelli delle banche di credito cooperativo e costa solo 0.92 eurocent (circa 1.800 lire) se i soldi sono richiesti presso altre banche. L’home banking, vista l’ancora scarsa diffusione degli sportelli sul territorio, è, infine, un altro punto di forza.

    In Rete:
    La Banca Etica

     

    Antonella Valentini

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