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Stop all‘anatocismo bancario

novembre 6, 2000 12:00 pm

La Consulta dichiara illegittimo il decreto di sanatoria del calcolo trimestrale degli interessi passivi Nell’ottobre del 1999 un decreto del Governo aveva stabilito che le banche non potessero più calcolare gli interessi passivi e attivi con due modalità differenti, su base trimestrale i primi e su base annuale i secondi. Ciò aveva permesso alle banche…

La Consulta dichiara illegittimo il decreto di sanatoria del calcolo trimestrale degli interessi passivi

Nell’ottobre del 1999 un decreto del Governo aveva stabilito che le banche non potessero più calcolare gli interessi passivi e attivi con due modalità differenti, su base trimestrale i primi e su base annuale i secondi. Ciò aveva permesso alle banche di cumulare assieme al capitale anche gli interessi passivi a carico del cliente, facendo così decorrere, dal primo giorno del trimestre successivo, ulteriori interessi sull’intera somma: un interesse sull’interesse, pratica che tradotta in termini tecnici si chiama “anatocismo”. Il decreto in questione faceva però salve, in modo retroattivo, le clausole di anatocismo contenute nei contratti stipulati precedentemente ed è proprio questa sanatoria retroattiva che è stata oggi dichiarata incostituzionale dalla Consulta.
L’ABI (l’Associazione Bancaria Italiana) sostiene che non cambierà nulla, in quanto i contratti passati sono stati stipulati dalle banche nel pieno rispetto delle regole riconosciute dalle parti.
Le associazioni dei consumatori al contrario invitano gli utenti a richiedere la restituzione di tutti gli interessi percepiti dalle banche nell’intero arco in cui si è svolto il rapporto bancario (si decade dal diritto alla restituzione solo a partire dal decimo anno successivo alla chiusura del rapporto, sempre che non sia stata inviata una lettera di interruzione del termine prescrizionale).
Ma come procedere per avviare la pratica di ricorso?
Innanzitutto bisogna spedire una raccomandata con ricevuta di ritorno (la lettera tipo è pubblicata sul sito del Adusbef) alla propria banca per richiedere il ricalcolo degli interessi.
Se entro quindici giorni la banca non risponde si potrà ricorrere alle vie legali presentando una citazione in giudizio al Tribunale Civile qualora non si conosca l’ammontare degli interessi chiesti in restituzione, oppure al Giudice di Pace per un ricorso comunque inferiore ai cinque milioni.
Mediamente è stato calcolato che su un prestito ipotetico di dieci milioni di lire ricevuto dalla propria banca ad un tasso del 16% (media dal 1990 ad oggi), si può chiedere una restituzione totale, per il decennio entro il quale è possibile effettuare la rivalsa, di circa un milione e mezzo di lire. A tale cifra andranno aggiunti: la rivalutazione monetaria, le spese varie, le commissioni e tutti gli altri oneri previsti in ogni contratto fra clienti e banche. Il totale così ottenuto si potrebbe aggirare intorno ai due milioni di lire.
La strada che porta al rimborso effettivo degli interessi contabilizzati in eccesso non sarà né breve né facile per gli utenti, vista l’enorme portata degli interessi finanziari in gioco per gli istituti di credito (almeno centomila miliardi in totale), ma crediamo che valga quantomeno la pena di provarci.

In Rete
Il testo della sentenza della Consulta
Notizie utili e modulistica

 

Luciano Chicarella

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