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La spesa sanitaria per le famiglie è eccessiva, proviamo a risparmiare

dicembre 26, 2012 5:30 pm

Ricorriamo sempre di più al settore pubblico per effettuare analisi cliniche e visite specialistiche, purtroppo, al costo di lunghi tempi di attesa. Proviamo a vedere come far valere i propri diritti, pur cercando di risparmiare.

Oltre alla crisi, che aumenta di fatto il costo dei beni d’acquisto, ci si mettono anche le spese indirette, ossia quello che le famiglie italiane spendono per i servizi sanitari, anche quelli non fruibili direttamente. Lo scorso anno, infatti, gli italiani hanno pagato 28 miliardi di euro, pari all’1,76% del Pil, per spese e servizi sanitari per tutti. È quanto riferisce il 46° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. La spesa è necessaria soprattutto per far fronte alla carenza di cure domiciliari e per provvedere all’integrazione socio-sanitaria, per sostenere l’aumento dei malati gravi e cronici.

Si spende per il pubblico, si cerca di risparmiare per sé
Secondo l’Ocse, la spesa italiana nel 2010 e’ stata pari al 17,8% della spesa sanitaria complessiva, al di sotto della media Ocse del 20,1%, gli italiani spendono molto di più di altri Paesi europei come Francia 7,3%, Regno Unito 8,9% e Germania 13,2%. La stima dei costi sociali diretti a carico delle famiglie, fatta dal Censis, vede una spesa di 6.403 euro per l’ictus, di 6.884 euro per il tumore e 10.547 per l’Alzheimer. Secondo il Censis, questi dati evidenziano come il modello assistenziale socio-sanitario sia capace di coprire solo una parte dei bisogni, lasciando scoperti proprio i soggetti che più ne avrebbero bisogno, soprattutto nel lungo periodo. Se non possono evitare di pagare per costi sanitari utili a tutti, d’altra parte, le famiglie italiane cercano di attuare altre forme di risparmio, per esempio sui costi di salute propri. Altri dati del Censis e Forum per la Ricerca Biomedica, raccolti attraverso un’indagine svolta a interviste, hanno messo in luce gli effetti della crisi economica sul rapporto degli italiani con la spesa per la salute. È risultato che nel nostro paese si è verificata, più che nel passato, la tendenza a ricorrere alla sanità pubblica, accettando maggiori disagi e tempi più lunghi per contenere la spesa privata. E si è accentuato anche il ricorso a una strategia del rinvio delle prestazioni sanitarie meno urgenti.

Si cerca di risparmiare sui farmaci
Un altro modo per risparmiare è ridurre l’acquisto dei farmaci non rimborsabili dal Sistema Sanitario Nazionale, cioè quelli pagati di tasca propria. Ha operato questa scelta quasi il 21% degli intervistati, più del 23% dei 45-64enni, il 23,4% dei residenti al sud. Anche in questo caso gli abitanti delle grandi città hanno fatto questa scelta in buona parte: circa il 28%. Oltre alle prestazioni sanitarie, quasi il 7% degli italiani ha dovuto fare a meno dell’assistente domiciliare privata, per sé o per un familiare, a causa della crisi. La percentuale sale al 7,7% al Sud e al 17,3% nelle città con almeno 100-250 mila abitanti. Secondo l’indagine, da parte degli italiani c’è una relativa sfiducia verso la sanità. Quasi il 37% degli intervistati, oltre il 41% nelle regioni del mezzogiorno, ritiene che sia aumentato negli ultimi tempi il ricorso alle conoscenze per ottenere raccomandazioni e accelerare l’accesso alle strutture sanitarie pubbliche. Più del 25%, inoltre, pensa che sia aumentato il malcostume di ottenere l’accesso a corsie preferenziali di ricovero o cura grazie a regali.

Come fruire al meglio della sanità pubblica
È bene sapere che per alcune prestazioni vi sono dei tempi massimi stabiliti. Questi variano da regione in regione, ma generalmente si può andare incontro a un’attesa non superiore ai 30 giorni per le visite specialistiche e a 60 giorni per le prestazioni di diagnostica come TAC, Risonanze, Ecografie e così via. È sempre bene far riferimento ai centri di prenotazione, i cosiddetti CUP regionali o provinciali e non solo, quindi, al CUP della propria ASL. I CUP della regione o della provincia infatti sono collegati con più ASL e ospedali, quindi riescono a fornire il primo posto utile anche in una ASL diversa da quella di appartenenza del cittadino. A volte è possibile trovare anche centri relativamente vicini al proprio domicilio. Un altro aspetto da considerare è che, generalmente, nei grandi ospedali le liste d’attesa sono più lunghe rispetto, per esempio, ai distretti di alcune ASL, proprio perché i centri di grandi dimensioni raccolgono il bacino degli utenti che sono operati o ricoverati lì. Inoltre offrono prestazioni di alta specializzazione per chi è affetto da particolari malattie.

Dove conoscere norme e diritti
La normativa sulle liste d’attesa stabilisce che le ASL e le Regioni forniscano esaurienti informazioni ai cittadini sui tempi di attesa, in modo che questi possano organizzarsi. Ci sono diverse ASL e regioni, come la Lombardia o il Lazio, che inseriscono nei loro siti, per diverse prestazioni, i tempi di attesa di alcuni dipartimenti e strutture sanitarie a esse collegate. Un consiglio che posso fornire è informarsi sulla media dei tempi di attesa con il proprio medico di famiglia, presso i siti o gli Uffici Relazioni con il Pubblico delle ASL in modo tale da prepararsi per tempo. Gli URP son presenti negli ospedali e nelle ASL, oppure sui relativi siti e sono piuttosto efficienti. Per esempio, se una persona deve richiedere una prestazione di controllo che può essere programmata per tempo, è bene chiedere con anticipo la prescrizione dal proprio medico di famiglia o allo specialista pubblico e iniziare, quindi, a effettuare la prenotazione. Alcune prestazioni come le visite o le ecografie per la gravidanza, le visite ortopediche e cardiologiche hanno una lunga lista d’attesa, quindi è bene non aspettare proprio gli ultimi giorni.

Giorgia Andretti

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