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Ammalarsi in ferie

settembre 22, 2002 12:00 pm

Che cosa fare se l’indisposizione colpisce in vacanza e costringe a stare a letto per qualche giorno L’estate è arrivata e per molti si avvicinano le tanto sospirate vacanze. Dopo un anno di lavoro è ora di tirare un po’ il fiato. Nei mesi estivi, e specialmente in agosto, gran parte delle persone va in…

Che cosa fare se l’indisposizione colpisce in vacanza e costringe a stare a letto per qualche giorno

L’estate è arrivata e per molti si avvicinano le tanto sospirate vacanze. Dopo un anno di lavoro è ora di tirare un po’ il fiato. Nei mesi estivi, e specialmente in agosto, gran parte delle persone va in ferie e le aziende o chiudono totalmente o rallentano notevolmente la loro attività.

Il diritto alle ferie
Il diritto alle ferie è riconosciuto dalla Costituzione (articolo 36 comma 3): il riposo serve per ripristinare le energie psico-fisiche e per soddisfare esigenze di carattere ricreativo, culturale, familiare e sociale. Insomma nei giorni in cui si è lontani dalla fabbrica o dall’ufficio possono essere svolte più comodamente quelle attività che di solito vengono un po’ dimenticate.
Ma cosa fare se proprio durante le vacanze ci si ammala?
In passato, i poveri sfortunati costretti a letto durante la villeggiatura perdevano i giorni di ferie che per l’azienda continuavano ad essere tali, per cui rientravano al lavoro più stanchi di prima e per giunta, con meno ferie da godere.
Oggi non è più così, perché la Corte Costituzionale permette ai lavoratori di bloccare il corso delle vacanze, visto che queste ultime servono per il recupero delle energie fisiche e psichiche. Cosa certamente non fattibile se ammalati.

In quali casi si interrompono le ferie
La malattia insorta durante le ferie non interrompe “automaticamente” il periodo di riposo concordato con il datore di lavoro, ma, secondo quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con una sentenza emanata nel ’98, l’interruzione viene valutata caso per caso e in generale le ferie vengono interrotte soltanto se la malattia insorta è incompatibile con la funzione di riposo e di recupero delle energie psicofisiche del lavoratore, propria delle vacanze.
Sarà il medico a dichiarare se la malattia pregiudica o meno il periodo di vacanza dell’interessato, ma l’Inps indica, in una recente circolare, alcuni degli ostacoli, cosiddetti certi, al godimento delle ferie, quali gli stati febbrili, i ricoveri in ospedale, le ingessature di grandi articolazioni, le malattie gravi di apparati ed organi, ecc…Al contrario non sono ritenuti validi per l’interruzione del periodo di ferie i casi di cefalea, di stress psicofisico, di sindrome ansioso depressive e di quelle patologiche che invece trovano giovamento proprio dalle attività ricreative.
Quindi se un lavoratore si ammala durante il periodo di ferie, e la malattia rientra nei casi che ne determinano la sospensione, ne sospende il decorso.
In tal caso il periodo di riposo viene recuperato in un momento successivo in quanto diritto
irrinunciabile per tutti, finalizzato a ritemprare le energie psicofisiche usurate dall’attività lavorativa. Circa il recupero delle ferie perse per via della malattia ci deve essere un accordo fra il diretto interessato e il datore di lavoro.
Secondo la legge 53/2000 ripresa dal testo unico sulla maternità e paternità del 2001, anche la malattia di un figlio durante la villeggiatura può pregiudicare le ferie del lavoratore. Tutto ciò solo se il bambino abbia meno di otto anni e sia ricoverato in ospedale, se invece resta a casa o in albergo, la malattia non sospende le ferie.

La documentazione necessaria
Ma vediamo qual’é la certificazione sanitaria che si deve produrre per non perdere l’indennità economica prevista per il periodo di malattia e quali sono i termini entro i quali va presentata all’Inps. Il lavoratore ha soltanto l’onere di comunicare, entro due giorni dall’inizio della malattia, al datore di lavoro e all’Inps lo stato di malattia insorto. La comunicazione determina, dalla data in cui ne viene a conoscenza il datore di lavoro, l’interruzione del periodo di ferie, salvo i controlli che possono essere svolti successivamente per accertare la malattia denunciata.
In caso di contrasti, non è il dipendente a dover provare l’incompatibilità della malattia con le ferie, ma il datore di lavoro, che dovrà dimostrare che la malattia è ininfluente per quanto riguarda il riposo dell’interessato.
In caso di ricovero vale la certificazione rilasciata dalle Amministrazioni ospedaliere e dalle case di cura. Negli altri casi è valida anche la certificazione rilasciata da un medico diverso da quello cosiddetto “di libera scelta”, al quale il lavoratore si è rivolto per motivi di urgenza o comunque per esigenze correlate alla specificità della patologia sofferta. Il certificato deve contenere tutte le indicazioni necessarie: l’intestazione, il nome del lavoratore, la data, la firma, la diagnosi e la prognosi di incapacità al lavoro, nonché l’abituale domicilio del lavoratore ed eventualmente il diverso temporaneo recapito.

Se si è in vacanza all’estero
Per ottenere l’indennità a seguito di malattia insorta all’estero, vanno seguite particolari formalità:
negli stati convenzionati con l’Italia o membri della Ue, il lavoratore ammalato è tenuto a rivolgersi all’apposita istituzione estera, entro tre giorni dall’inizio della malattia, presentando un certificato rilasciato dal medico curante e deve successivamente far pervenire all’Inps, oltre che al datore di lavoro, la certificazione sanitaria rilasciata su appositi formulari.
Se invece la malattia insorge in un paese non convenzionato, le cose si complicano un po’, perché sempre entro il termine di due giorni, andrebbe fatta pervenire all’Inps e al datore di lavoro adeguata documentazione sanitaria legalizzata dall’autorità consolare italiana. E, questo non sempre è facile da ottenere.
I lavoratori che hanno diritto all’indennità giornaliera di malattia possono essere sottoposti a controllo anche all’estero.

 

Domizia Luzzi

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