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Vittime del mobbing

ottobre 1, 2001 12:00 pm

Aumentano in Italia i casi di dipendenti maltrattati da colleghi e superiori: ecco come difendersi A volte succede. Anzi, comincia ad accadere sempre più spesso. All’inizio il “problema” viene appena percepito, come fosse nient’altro che una sensazione. Poi, sempre più velocemente, ci si comincia a rendere conto. Una frase, una battuta, uno sguardo, un’allusione. Alla…

Aumentano in Italia i casi di dipendenti maltrattati da colleghi e superiori: ecco come difendersi

A volte succede. Anzi, comincia ad accadere sempre più spesso. All’inizio il “problema” viene appena percepito, come fosse nient’altro che una sensazione. Poi, sempre più velocemente, ci si comincia a rendere conto. Una frase, una battuta, uno sguardo, un’allusione. Alla fine si aprono gli occhi e si comprende la realtà: si è caduti vittime del mobbing. Ma che cosa vuol dire questo termine? Che cos’è esattamente il mobbing?

Che cos’è il mobbing?
La parola deriva dal verbo inglese “to mob” che significa “aggredire, assalire in massa”. In origine veniva usato per indicare il comportamento di alcuni animali appartenenti alla stessa specie che si coalizzano contro un determinato membro dello stesso gruppo per escluderlo dalla comunità. Lo stesso può accadere all’interno di un team lavorativo.
Il mobbing si estrinseca in una sequenza di atti che portano all’emarginazione, all’isolamento, persino alla violenza, ai danni di un lavoratore. Il tutto su iniziativa dei suoi stessi colleghi (mobbing orizzontale: 40-45 per cento) o dei superiori (mobbing verticale).
L’attacco viene portato nei modi più diversi. Durante gli anni Ottanta, lo psicologo tedesco Heinz Leyman, pioniere dello studio in materia, ha estrapolato “le cinque condotte del mobbing”, ovvero attacchi alla reputazione; attacchi alla salute attraverso impieghi fisicamente gravosi; “colpi” all’autostima; isolamento; impedimento a esprimersi liberamente.
Sono sufficienti sei mesi di questo “trattamento” perché appaiano le prime conseguenze, inizialmente psicologiche, ma, in seguito, anche fisiche. Inappetenza, insonnia, debolezza alle gambe, dolori alla schiena, depressione, ma anche, ulcera, artrite, asma, enterite, vomito, gastrite, colite e, nelle somatizzazioni più gravi, tumore.

La situazione in Italia
In Italia, stando ai casi ad oggi denunciati, un milione e mezzo di lavoratori sono mobbizzati. Secondo l’ultima indagine condotta dalle associazioni sorte per affrontare il fenomeno, nel 1998 l’11 per cento dei dipendenti italiani ha vissuto in maniera negativa il proprio lavoro portando in famiglia il suo disagio e fomentando in questo modo il fenomeno del cosiddetto “doppio-mobbing”. Le donne sono le principali vittime. La fascia di età va dai 45 ai 55 anni, perché il dipendente “da eliminare” è quasi sempre quello che costa di più all’azienda, l’impiegato con esperienza. Ciò non toglie che anche i neo assunti possano essere mobbizzati, ma questi generalmente preferiscono subire in silenzio per paura di perdere il lavoro. Non c’è differenza, invece, tra aziende pubbliche e private.
Solitamente, dice l’analisi, sono i dipendenti più bravi a essere aggrediti, perché più scomodi. Il mobber vuole così distruggere un avversario. Più spesso, però, vuole solamente cacciare un dipendente che non può licenziare.
Ma le dinamiche del mobbing possono essere estese anche in altri ambienti, in particolare in quello scolastico.

I centri di aiuto
L’unica struttura pubblica del Belpaese specializzata nel mobbing è il Centro per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione del disadattamento lavorativo (Cdl), aperto presso la Clinica del lavoro di Milano (Via San Barnaba, 8 – 20100 Milano – tel . 02/57.99.26.44 – e.mail omscons@mailserver.umini.it). Responsabile del servizio è Renato Gilioli, autore del libro Cattivi capi, cattivi colleghi, un importante vademecum per i mobbizzati. Il Cdl è una struttura polivalente, nata nel 1996, che, avvalendosi di medici del lavoro, neuropsichiatri, psicologi e tecnici si occupa di prevenzione, diagnosi, terapia, riabilitazione, didattica e ricerca. Fino al 2000, i due terzi delle persone che si sono presentate al Centro dietro prescrizione del medico di base sono risultate effettivamente malate e ricoverate in day-hospital. Ma il Cdl agisce anche all’esterno, ad esempio informando del problema del lavoratore sia il medico dell’azienda che l’Asl di competenza.
L’Associazione italiana contro il mobbing e lo stress psicosociale (Via Tomino, 14; 40134 Bologna, tel. 051/61.48.919) è, invece, l’unica realtà privata che opera in modo continuativo contro il mobbing. Oltre alla prevenzione e alla riabilitazione, l’associazione si occupa dell’assistenza legale ai denunciatari mediante un team di esperti. Importantissime le ricerche del ricercatore e direttore Harald Ege.
Il Movimento italiano mobbizzati (Mima – Via Filippo Meda, 169; 00157 Roma; tel. 06/45.10.843), invece, è nato nel 1999 e ha sedi regionali in tutta Italia. Tutti gli iscritti, compreso il presidente Mirco Tosi, sono ex mobbizzati che hanno dato così vita a una struttura formata da professionisti di diversi settori che mettono a disposizione dei perseguitati del mobbing la loro esperienza e la loro qualifica professionale. Il Mima è molto attivo sul piano normativo con molteplici proposte e suggerimenti presentati in questi anni alle Camere.

Le proposte di legge
Tra il 1996 e oggi sono quattro le proposte di legge al vaglio del Parlamento. Il deputato di Forza Italia Salvatore Cicu nel luglio del ’96 ha portato avanti un progetto che riguarda solamente l’aspetto penale, prevedendo tre anni di detenzione per chi pratica il mobbing. Nell’ottobre del ’99 Giancalo Tapparo (Ds) e altri dieci firmatari hanno avanzato un secondo disegno di legge, stavolta di natura civile e rivolto principalmente alla prevenzione. Prevede l’instaurazione dell’obbligo da parte delle aziende di contattare periodicamente i dipendenti per individuare eventuali maltrattamenti. In più, stabilisce che l’azienda, in accordo con i sindacati, accerti i fatti denunciati e cerchi una soluzione. Non dissimili sono le altre due proposte, avanzate una dall’onorevole Giorgio Benvenuto (Ds) e l’altra dal senatore Athos De Luca (Verdi). Per ora, però, i mobbizzati possono solamente intentare causa ai responsabili per danno biologico e alterazione della salute in base all’articolo 32 della Costituzione. L’unica altra concreta opzione legale è quella dell’articolo 2087 del Codice Civile che attribuisce all’imprenditore la tutela dell’integrità fisica e morale del lavoratore all’interno dell’azienda.

In Rete:
Associazione italiana contro il mobbing e lo stress psicosociale

 

Laura Coricelli

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