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In ferie quando volete

febbraio 12, 2001 12:00 pm

Secondo una sentenza della Cassazione l’azienda non può obbligare il lavoratore ad andare in vacanza Le vacanze sono un diritto costituzionalmente garantito, cui non si deve rinunciare in quanto consentono a chi lavora il necessario reintegro delle energie psicofisiche spese lavorando.Sempre più spesso capita, soprattutto nel settore privato, che i giorni di ferie non siano…

Secondo una sentenza della Cassazione l’azienda non può obbligare il lavoratore ad andare in vacanza

Le vacanze sono un diritto costituzionalmente garantito, cui non si deve rinunciare in quanto consentono a chi lavora il necessario reintegro delle energie psicofisiche spese lavorando.
Sempre più spesso capita, soprattutto nel settore privato, che i giorni di ferie non siano goduti, accumulandosi alla fine dell’anno.
Poiché le vacanze maturate e non utilizzate costituirebbero un pesante passivo per il bilancio aziendale, rimanendo comunque il dovere di monetizzarle prima o poi, spesso, i datori di lavoro finiscono per “imporle” al dipendente, in periodi da loro fissati.
Ma spesso il dipendente non ci sta, rivendicando la possibilità di scegliere il periodo migliore, tenendo presenti ovviamente le “esigenze organizzative” della società.

Proprio traendo spunto da una disputa legale in merito fra l’Ansaldo di Genova ed un suo impiegato, si è giunti ad un’innovazione in proposito. La Suprema Corte di Cassazione, infatti, con una recente pronuncia (n. 13980/2000), ha introdotto un nuovo principio: il datore di lavoro non può più costringere il lavoratore ad andare in vacanza, una volta passato l’anno cui le ferie maturate, e non godute, si riferiscono.
Da notare che con tale sentenza si sono affermati o meglio riconfermati due principi importantissimi: il datore di lavoro non può più imporre al lavoratore di godere delle ferie e tanto meno può stabilire il periodo, in quanto le ferie sono un diritto, appunto, non un dovere, quindi l’assenza dall’ufficio per vacanza, nei limiti delle esigenze produttive, deve sempre essere concordato insieme; decorso l’anno di competenza, il datore di lavoro è tenuto al risarcimento in denaro dei giorni di ferie non usufruiti.

A proposito dell’entità del risarcimento, il “danno” dovuto al mancato godimento delle ferie, sarà normalmente liquidato con un importo pari alla retribuzione maturata, ma che in teoria – come già alcuni esperti osservano – potrebbe essere anche superiore, ove il lavoratore provi che dal mancato godimento delle ferie è derivato un danno ancor più grave.
Infine, sono tutte da valutare (ci sono degli studi in corso) le conseguenze derivanti dal carattere risarcitorio e non retributivo di questo importo, sia sul piano delle trattenute fiscali (che dovrebbero comunque essere effettuate) sia, soprattutto, su quello delle trattenute previdenziali, essendo già stata messa in dubbio la possibilità di effettuarle su un importo versato a titolo non già di retribuzione, ma di risarcimento danno.

 

Luciano Chicarella

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